rimarchevole…

un blog di provincia…

– IL GIUDIZIO UNIVERSALE: note di Lirica

-Dalla lirica una lezione di tolleranza.
Dopo aver assistito alla bellissima esecuzione dell’opera di Donizetti, Le convenienze e inconvenienze teatrali al Teatro della Fortuna di Fano il 19 febbraio 2009 con un cast eccezionale (Paolo Bordogna, Donata D’annunzio Lombardi, Enrico Marabelli, Stefania Donzelli, Anna Caterina Cornacchini, Danilo Formaggia, Domenico Colaianni, Antonio Marani, Daniele Girometti, Ferruccio Finetti) e una regia geniale piena di citazioni teatrali e operistiche (Roberto Recchia), mi chiedo perché guardare Sanremo con quella marea di p-ovvietà e soprattutto con l’insieme di pruderie e ipocrisie su stupri, immigrazione, aborto e gay che guariscono …. che fanno della kermesse di febbraio la lugubre immagine di un paese allo sfascio (morale, politico, culturale soprattutto) tale da giustificare l’apertura di una delle serate con la messa da requiem di Mozart? Non so dare risposta alla domanda ma posso consigliare una cura alla privazione di gioia e di divertimento intelligente che attanaglia il nostro paese, e la cura è il grande melodramma. Cosa c’è di più divertente di una serata in cui si assiste ad un’opera che riflette, con trovate divertentissime, su se stessa, sul teatro in genere, accompagnata dalla meravigliosa musica di Donizetti, da un libretto esilarante e da interpreti di grandissimo valore???? Una serata in cui si ride a crepapelle e si impara un po’ di musica e di belcanto e anche un po’ di tolleranza, tutto dal vivo e con un cast di giovani bravissimi?????? Non so cosa si può chiedere di più … ma il fatto eccezionale è che quest’opera poco conosciuta è un portento in termini di tolleranza in quanto ci aiuta a capire – oggi – alcuni stereotipi della nostra cultura italica patriarcale e stantia di naftalina. Il personaggio principale è un mamma singolare, la madre di una cantante d’opera, che entra in scena per promuovere la figlia e finisce per diventare la primadonna … questa Mamm’Agata, fiera, napoletana, accattivante e sconveniente (nei panni di uno splendido Paolo Bordogna) è un ruolo en travesti eccezionale per tanti motivi. Innanzitutto per un motivo storico, nell’ottocento i ruoli en travesti diventano rari e poi soprattutto non si trova mai una mamma en travesti nel grande repertorio …, inoltre questa mamma ha la voce di un baritono e il suo personaggio è così complesso e sfaccettato da dare uno schiaffo morale al mammismo diffuso (ah! Se Povia fosse stato suo figlio!!!) La Mamm’Agata è il personaggio principale dell’opera e riassume in sé, diciamo che precede (siamo nel 1827 quando debutta l’opera) lo stereotipo della mamma desiderosa di successo per la figlia (un po’ la mamma di Bellissima, ricorda Roberto Recchia), un po’ le mamme delle aspiranti veline, modelle, di quelle che fanno i provini per il grande fratello, con la differenza – non da poco – che la figlia Luigia è una cantante d’opera e non una bambola ritoccata che fa salire l’ormone del maschio italico e straniero, “croce e delizia” di Berlusconi e di tutti coloro che sfruttano l’immagine della donna per fini politici o di mercato … Ma la cosa ancora più esilarante e intelligente di Mamm’Agata è che presto si stancherà di questo ruolo di mamma virago, la figlia stessa le farà capire, attraverso l’espediente scenico della lettera del “sensale dei teatri di Livorno”, piena di improperi per la “mammaccia” che sparge discordia nelle compagnie di teatro, di dover assumere finalmente il ruolo che desidera per sé, senza ipocrisia, diventando lei la primadonna, cantando lei le arie principali. Emblematica è allora la parodia della Canzone del Salice di Desdemona dall’ Otello di Rossini dove la Mamm’Agata si trasforma dal ruolo di mamma – baritono in prima donna baritono, sublimando e svelando allo stesso tempo il vero ed unico desiderio maschile eterosessuale e patriarcale, quello di diventare comunque una primadonna, di rubare alla fine lo spazio che è stato pensato e costruito sullo stereotipo dell’eterno femminino. E allora si inscena un duello operistico, da un lato con le performance di drag queen della mamma che canta la Casta Diva, la cadenza di Lucia dalla Lucia di Lammermoor, che canta Rossini, che balla ovviamente in abiti femminili la danza dalla Favorita di Donizetti, che si traveste da Vestale di Spontini.. mentre dall’altro lato c’è la primadonna che si cimenta con la stupenda aria della Semiramide di Rossini (bellissima interpretazione di Donata D’Annunzio Lombardi) “Bel raggio lusinghier “ … Ma alla fine, quando la compagnia si scioglie per mancanza di soldi, la messinscena delle inconvenienze teatrali, delle baruffe tra prime donne vere e false, dei mariti materni e delle figlie stanche del protagonismo delle madri, termina con una gioiosa decisione di fuga collettiva e le due donne, quella baritono e quella soprano, si baciano salutandosi amichevolmente … La morale??? Andare all’opera per capire qualcosa in più di come siamo e soprattutto di come potremmo essere più felici e tolleranti!

 Monia Andreani

– Sconvenienti si nasce, nota critica.
Le convenienze ed inconvenienze teatrali è un’opera che parla di travestimenti, certo, ma anche di feroce e manco malcelata ironia che ridicolizza quello che già intorno al 1830 doveva apparire come lo stereotipato e polveroso mondo del melodramma. In essa, dunque, ritroviamo i personaggi che ci vengono in mente pensando all’opera lirica: una prima donna antipatica e rissosa, una rivale, la “maschia” e caricaturale madre della rivale, l’impresario, eccetera.

Donizetti la fece debuttare al Teatro Nuovo di Napoli il 21 novembre 1827, ma nel corso del tempo è stata riproposta spesso col titolo di “Viva la mamma”. Infatti, il personaggio principale è proprio quello di Mamma Agata, che viene interpretata da un cantante che recita un ruolo en travesti. La musica è bellissima, (è Donizetti, che dire?), ma soprattutto “Le convenienze” sono grande teatro, esilarante e irriverente.
L’allestimento di Fano nasce dalle menti infaticabili, furiose e creative di Roberto Recchia, regista, e di Paolo Bordogna, Mamma Agata e già acclamato interprete di Don Gregorio, e quello che hanno pensato questi due geni benefici è così fuori dal comune da aver attirato l’attenzione di tanti loro illustri colleghi:il cast dell’opera diretto da Vito Clemente è così diventato davvero straordinario tanto che il sovrintendente del teatro, con tono un po’ enfatico e vanesio, dice di aver partorito un cartellone da Covent Garden. Che sia uscito anche lui dal libretto dell’opera? Bah…Peraltro non si capisce perché in molti passino e dicano:“Meno male che abbiamo avuto la Carmen con la Malavasi”.Sì, vabbene, anche il più fesso della compagnia sa che tutti conoscono Carmen, o meglio, tutti credono di conoscerla a menadito, un po’ come si dice di conoscere Traviata, salvo poi confondere le zingarelle e i matador del salotto di Flora con le sigaraie e gli amici di Escamillo.
Ma “Le convenienze”, più de LaTraviata o de La BohèmE (mi raccomando di sonorizzare l’e muet come faceva la mia buona nonna:suona più cool…) ci fa conoscere qualcosa di più di una tradizione che noi, (manica di pazzi scialacquatori) stiamo dimenticando al punto che tra qualche anno, forse, visto che già mezzo mondo crede che gli spaghetti siano cinesi o la pizza americana, anche l’opera diventerà made in Korea. 
E state tranquilli, non serve nemmeno conoscere troppo la trama (ma ne esiste una? O, Numi, come precorre la Post-modernità…).Le convenienze è grande teatro e, insieme, è una riflessione profonda sul teatro d’opera.E se per riflettere a volte si ride, ditemi voi: dove sta il male?
A tutti voi tanti auguri di buon carnevale.
Decio Trodichetti
Suggeritore Occulto della Venerabile Loggia di San Rocco.

 nb: dell’opera e di Gender studies si è parlato gioved’ 19 febbraio alle ore 17 nel foyer del Teatro della Fortuna con Simone Brunetti e Monia Andreani.

– Finalmente Carmen a Fano
Bella, giovane e frizzante edizione di Carmen ieri sera (29 gennaio)al Teatro della Fortuna di Fano. La rassegna Lirica Torelliana ha segnato un successo incontrastato con questo primo titolo in cartellone per il 2009. Per l’occasione il palcoscenico è stato spostato al centro della platea che si è trasformata nel cuore della scena. L’orchestra Rossini diretta da Davide Crescenzi ha dato una ottima prova di maturità suonando le magnifiche pagine di Bizet con vivacità e colore. Il coro dei bambini e soprattutto quello del Teatro della Fortuna – Mezio Agostini diretti da Biancamano, hanno mostrato una grande abilità e duttilità entrando perfettamente nell’atmosfera dell’opera. Tra i cantanti è da segnalare il grandissimo successo personale della protagonista, Anna Malavasi che è una mezzosoprano di vero talento, con un timbro vocale e una tessitura di grande bellezza e la capacità di cogliere con sicurezza le sfumature musicali di un personaggio di grandissimo fascino e di altrettanta complessità. Altra prova molto positiva è stata quella di Micaela, l’alter ego di Carmen, la donna angelicata,interpretata dalla soprano Alessandra Capici. Qualche piccola delusione dai principali ruoli maschili, i “cosiddetti” comprimari erano infatti tutti molto bravi e calati perfettamente nei relativi personaggi … Don Josè interpretato da Fulvio Oberto ha mostrato qualche segno di imprecisione vocale e difficoltà nelle parti più liriche e nei duetti. Il basso Paolo Pecchioli, nei panni del torero Escamillo, l’uomo bello e forte che abbaglia tutti e tutte nella scena, alter ego del debole Don José, seppure con una sicurezza vocale di grande pregio, seppure molto bravo non ha fornito una prova esaltante. Belle e perfettamente in linea con la storia, le coreografie del Balletto del Sud. Qualche perplessità invece sulle scelte della regia: di sicuro interesse la decisione di ambientare l’opera nell’epoca della guerra civile spagnola, con Carmen dalla parte della resistenza e don José da quella del fascismo franchista … Anche se si è vista una linea meno precisa nella demarcazione dei ruoli e della particolare alchimia, fatta di amore, erotismo e militanza politica, che passa tra i personaggi. Il teatro era tutto esaurito, segnale del fatto che il pubblico ama la lirica e segue con affetto e stima la professionalità délla équipe della Rassegna Lirica guidata da Simone Brunetti.

Monia Andreani

– Carmen a Fano: dove casca l’asino del pregiudizio.

Ci sono state alcune polemiche che hanno preceduto la messinscena di Carmen a Fano, primo titolo della Rassegna Lirica Torelliana. A questo proposito e dopo aver visto lo spettacolo, mi sono chiesta francamente il perché della stigmatizzazione del nudo in scena, piatto forte della polemica. Intanto occorre dire, quale premessa, che il nudo ormai nel 2009 non scandalizza più nessuno, e ci mancherebbe altro … Ma mi stupisco davvero di come questo argomento possa essere stato utilizzato per uno spettacolo dove di nudo non si vede di più di quanto si possa vedere nelle spiagge fanesi in estate … una donna che si cambia il costume in spiaggia, con il telo che la copre a malapena è infatti molto più “scandalizzante” della Carmen con la schiena nuda che tenta di sedurre don Josè. Del resto Carmen, nell’allestimento fanese, è una zingara operaia che non cede alla tentazione dell’omologazione del regime che avanza e non esita ad usare le armi della seduzione per portare dalla parte della resistenza ribelle, giovane ma anche scanzonata, il timido e insicuro José. Questo personaggio invece è il prototipo del giovane fascista che segue la massa e che, quando trova una donna forte, si lascia scegliere passivamente da lei, la segue nella sua ribellione fatta di contrabbando e di vita gitana per poi avere un ripensamento da bravo ragazzo, e nella migliore tradizione patriarcale dei bravi mariti o fidanzati, che poverini sono lasciati dalle loro compagne, prima la spia e la supplica, poi cerca di usarle violenza e infine la uccide. Forse quello che ai benpensanti è spiaciuto di Carmen, non è il fatto che sia una donna che usa il suo erotismo di donna oggetto del desiderio maschile, ma proprio il fatto che lei gioca, si muove dentro lo stereotipo della bella donna e della femme fatale ma in realtà non è una donna oggetto, non è un simbolo passivo della femminilità, ma è una donna che vuole una vita libera e che vuole essere lei la padrona della sua vita. Questo di certo non piace agli uomini che vivono nel mito della famiglia patriarcale (il luogo privilegiato della violenza sessuale e psicologica nei confronti delle donne), e di tutti quei benpensanti che vorrebbero in cuor loro vedere Carmen convertita in donna angelo e moglie di Josè con marmocchi al seguito, o di coloro che vorrebbero vederla pentita morire magari di tisi …. Beh, mi dispiace per loro ma quella che vogliono vedere è un’altra donna … Carmen invece gioca e seduce tutti e tutte, e con la sua azione scenica, con le sue parole di donna svela i due più grandi limiti del maschio patriarcale: la debolezza vendicativa del bravo figlio di mammà – Josè – di quello che uccide e poi piange incredulo di quello che ha fatto (“gesto di follia della gelosia”  direbbero nei telegiornali candidandolo per la semi infermità mentale e uno sconto della pena), e l’egocentrismo da prima donna dell’uomo eroico ma del tutto innamorato di sé stesso – Escamillo, della star che gode nel vedersi al centro dell’attenzione …. Nell’allestimento fanese l’altro castissimo nudo di schiena era infatti quello del torero che si veste, servito dai suoi attendenti, come farebbe una regina, per andare nell’arena …. Ma forse è su questa scena che è caduto l’asino dei benpensanti, è difficile accettare il fondoschiena nudo di un uomo, chissà perché … forse perché le donne nude sono quello che è normale nell’immaginario comune, ma gli uomini no, devono spogliare le donne e magari rimanere vestiti, ebbene Carmen rovescia anche questo stantio e ridicolo stereotipo. Anche se alcuni a Fano temono come il fuoco sia lei che…Boccadirosa.

Monia Andreani

 

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