rimarchevole…

un blog di provincia…

– FRUSAGLIA: omaggio a FabioTombari


E Fabio vola via.

Frusaglia racconta del nostro passato ma si può cercare in Tombari la sua modernità, rovesciare i cassetti e scoprirlo attuale.

 

Da quando Fabio Tombari scrisse Frusaglia, l’immagine di Fano è rimasta saldamente ancorata a quella lunga lettera dalla provincia scritta al resto del mondo, a tutti gli eterni provinciali, come direbbe il Leopardi, che vivono tra gli orizzonti svettanti dei quartieri metropolitani.

Dagli anni ’30, Frusaglia è diventato un classico, letto da chi ormai non conosceva più cosa fossero le “veglie” sulla paglia, anche adesso che spot televisivi propongono minestroni e zuppe servite tra strofinacci a quadri e stoppie, piatti fumanti, surgelati, scodellati a giovani grunge.

Frusaglia, questo testo diviso in “cronache” racconta di un mondo paesano assolutamente Doc, visto con gli occhi stralunati e sornioni di un giovane tradizionalista. Stralunato perché vede il buffo, il diverso, l’inusuale. Tradizionalista perché feroce sedentario tra colline e mare.

Nel microcosmo paesano Tombari fa recitare personaggi che tutto hanno a che vedere con il Rossini di prima ed il Fellini di poi: maschere che recitano da eterne comparse. Facce che sfuggono alla normalità borghese della città, dei grandi teatri, dei luoghi ove tutto è più veloce, più mediato, complesso e raffinato. Mentre il resto del mondo se ne va, i personaggi di Tombari restando rifugiati nei cassetti di cian-Frusaglia come luogo d’eterno ritorno.

“E la nostra stalla è il vero circolo cittadino di Frusaglia, il salotto letterario”, racconta nella cronaca XXV. Ci verrebbe da rimpiangere il tempo in cui i suoi giovani amici si riunivano per tirare fuori dalla polvere qualche vecchio libro, e farlo leggere ad alta voce al carpentiere, “che ha una bella voce”. .Se Frusaglia inizia come Frugale, quanto sarebbe economico e istruttivo se gli attuali “cives” fanesi ascoltassero da Andrea, il flebotomo, la lettura del polveroso “I Reali di Francia”, mentre il toro rumina!  E mentre Tombari, con Gertrude addormentata sulle ginocchia, ascolta e fa qualche commento.

Cronaca XXV mi è parsa la più fantastica tra le altre. Qui Tombari parla di sé ed ha visioni che lo spingono così lontano da sembrarci presente.

In questa cronaca c’è la fatica della modernità: improvvisamente i personaggi vengono raccontati alla luce di emozioni personali, e lo sberleffo assume una piega tragica. Frusaglia sembra un posto finito, un luogo da cui partire; lo scrittore potrebbe volarsene via all’improvviso. Si fermerà invece, in un finale magistrale, tra particolari mura domestiche.

Seguendo la luna con lo sguardo, tentando di seguirla, Tombari incontra con gli occhi quelli di Gertrude, ormai sposata da un anno. “Pareva la pupa di una bella fontana” (e molti sanno che i fanesi hanno una ” pupa “sulla fontana della loro piazza principale). Una ragazza giovane che porta l’acqua dalla fonte a casa, con un marito sempre in mare. Lei che ricorda le belle sere passate ad ascoltare i racconti con Fabio e gli amici.

Ottenuto un appuntamento con lei, l’indomani Fabio si aggira per la città scendendo a sera verso il mare, “l’aria rossastra ed agitata” come lui stesso. “Ogni tanto dal vicino albergo giungeva il suono d’una sviolinata: c’erano le brasiliane, lassù, sulla terrazza”. Proprio come adesso! E tra gli echi dell’esotico, Tombari scende verso il porto ed incontra proprio il marito di Gertrude, pronto a ripartire per il mare.

“La fatica l’aveva torto come un ulivo. -Buona sera. – Buona sera…”.

Adesso lo scrittore deve dire di sé, del proprio imbarazzo, del suo vagare randagio per la città rifuggendo da quell’appuntamento che lo farebbe impostore, che lo farebbe sputare sulla fatica e la stanchezza dell’uomo che ha veduto.

“C’era la chiesa: entrai nella chiesa”. Ecco un rifugio, un luogo dove stare, dove quell’aria rossastra e quel vento di tramontana non entrano. E’ qui che all’improvviso si apre un sogno: “Come tutto era mutato lì dentro, sotto le grandi ombre e le fiammelle d’oro: non un viso gaio, non una faccia allegra. Gli stessi ortolani e i marinai che nelle osterie fanno a chi più si sganascia cianciando, s’erano messi giù taciturni, severi, sapienti. Ogni fronte s’era cinta d’una corona di pensieri, d’un serto d’ombra…”

Nella luce fluttuante di quelle fiammelle, mentre il parroco celebrante si volta tra l’incenso e guarda nel Sacramento “come l’aquila nel Sole”, lo scrittore rivede mutate in un lucido delirio le facce di coloro che aveva raccontato nei loro luoghi: l’osteria, il mercato, i campi, le vie cittadine. Ma ora tutte sono in un Altro Luogo: si è aperto lo spazio dei sentimenti, e tra questi è un’impressione di rammarico, fatica ed ignoranza che lo colpisce profondamente. “Strane nuvole di bronzo passavano sui capi stanchi, per le campate, su quella povera plebe abbattuta in ginocchio.”

Una fanciulla “dal viso tenero di un uovo” che parla agli angeli, un mercante che conta i grani del rosario “quasi non gli tornassero i conti”, un soldataccio che prega e pare che bestemmi, una vecchietta che, ad un salmo di Davide, sembra dica parolacce, un bambino, seduto per terra, batte le mani sul pavimento seguendo una sua musichetta…all’improvviso la realtà limitata e faticosa si svela dai suoi tradizionali costumi, proprio lì, nel rito. Un vecchio dal volto scombuiato, “nel pugno stringeva un grosso bastone di spino”. Nella chiesa prende vita un quadro dipinto da Bruegel. Il tormento di Tombari sublima nella percezione dell’intimità degli altri, nella fine della commedia, in una comunione spirituale nella quale lo sguardo poetico è impietoso e pietoso, irriverente e doloroso.

Uscito dalla chiesa, lo scrittore decide che mai sarebbe andato da Gertrude, e sale per la collina. Nelle villetta priorile illuminata, trova il brigadiere, il comandante dell’aerodromo ed il priore, immersi a fumare sigarette di contrabbando nel tinello-circolo del sor Terenzio. Sembra un film di Totò:

“Reverendo, io non sono stato invitato e però vi chiedo permesso. So che voi tutti mi ritenete il peggior scavezzacollo dei dintorni; ma io stasera ho compiuto un’opera buona…”

“Prego, prego, s’accomodi. In questo momento il capitano Bomba ci parlava della famiglia, della santità della famiglia: un argomento che a lei non interessa”.

Ah, il capitano “Bomba”! Se nella realtà i personaggi di oggi si chiamassero così, con nomi da manuale! Invece abbiamo solo dei senatori Agnelli, un ragionier Monocchio, un cavaliere Berlusconi, un onorevole Schifani. Come sono cambiati i tempi!

🙂
Francesca Palazzi Arduini

Un commento su “– FRUSAGLIA: omaggio a FabioTombari

  1. Giovanni
    marzo 13, 2012

    Mitico Fabio Tombari! Grandissimo scrittore e poeta.

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