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– Zone rosse e…zone sacre. L’emergenza non giustifica la diseguaglianza.

    

Il nuovo decreto legge impone ai cittadini la zona rossa anti Covid, una serie di misure per fermare la pandemia ma che presentano, sia nello strumento (il decreto legge da approvare in parlamento entro 60 giorni) che nelle scelte restrittive dei limiti discrezionali inaccettabili. Questoperché perché lesivi dell’uguaglianza tra cittadin* (art.3 della Costituzione) che perché proposti da un Decreto trasformabile in legge , come già accaduto marzo e maggio 2020 e a gennaio 2021, che presupporrebbe che in Parlamento vi sia una opposizione che però ora non c’è più, in una situazione di emergenza che, speriamo, sarà invece non più attuale tra qualche settimana.

La zona rossa imposta ora, come lo scorso anno, impone la chiusura di tutti i luoghi ove si fa politica, arte, cultura, questo anche se con distanziamento massimo e norme di igiene stringenti. Permette invece ai fedeli di ogni religione di potersi recare nei luoghi di culto ogni volta lo desiderino. A noi laici e laiche, invece, solo lavoro (magari in ambienti a rischio), librerie, passeggiate solitarie e acquisto di pane e cicoria.
Salta gli occhi di tutt* la inaccettabile disparità di trattamento tra credenti e non credenti. Non è accettabile che, in nome di una emergenza sanitaria, si divida ancora una volta il Paese tra credenti e non, presentando il pregare assieme come una necessità primaria, e relegando invece riunioni politiche, mostre d’arte, concerti e teatrp al rango di superfluo edonismo!

Dobbiamo contestare norme poco razionali, dettate solo dalla facilitazione del controllo sociale, come la norma del coprifuoco, inutile dal punto di vista del contagio, oppure quella dell’uscita dai piccoli Comuni, consentita in maniera disparitaria relegando molte persone che vivono in territori spopolati al rischio multe e ad un maggiore isolamento.
E questo non perché non capiamo l’importanza di eseguire un ‘lockdown’ per fermare la pandemia ma perché non c’è nessuna emergenza che giustifichi uno stato di polizia, soprattutto in una situazione politica come quella attuale, nella quale il parlamento è ridotto ad un mezzo emiciclo per interessi economico a spartire soldi prestati dalla UE.
Chiediamo quindi rispetto del principio di uguaglianza tra cittadin*.
Chi vuole essere presente a riunioni publiche il 25 aprile ed il Primo maggio, chi fa musica e teatro, chi abita in zone spopolate, chi deve tornare a casa alle 23, ha gli stessi diritti di chi crede in un Dio, di qualsiasi tipo esso sia, dispensatore di Covid o di grazia.

Art. 3. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

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