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Vaccini per poveri?

“…Al 26 febbraio 2021 sono state inserite 40 segnalazioni con esito “decesso”. Le valutazioni dei casi indicano l’assenza di responsabilità del vaccino perché si tratta di persone che presentavano patologie pregresse e che assumevano più farmaci contestualmente. L’età media dei casi ad esito fatale è di 86 anni. Sono segnalati alcuni casi di decessi legati a trombosi e cause cardiovascolari in pazienti che avevano patologie cardiovascolari pregresse.” – rapporto della Commissione di vigilanza, da Il Riformista, 11-03-2021 …quindi il problema non è che non vi sia correlazione, la correlazione c’è, il problema è di chi non sa di avere patologie e lo scopre malauguratamente, perché comunque i vaccini anticovid causano una reazione impegnativa.
Una notizia rimbalzata in tutta Europa, lo “spoiler” della sottosegretaria belga al bilancio De Bleeker che a dicembre pubblicò un Twitt, subito ritirato, svelando i costi unitari delle dosi di vaccino concordati con le case farmaceutiche. Un dato che poteva subito aiutare a capire quale sarebbe stato il rapporto tra investimento e resa, visto che nel frattempo erano stati pubblicati i risultati dei test sull’efficacia delle varie proposte vaccinali. Epicentro- ISS, pubblicava a gennaio di quest’anno il risultato dei test confermando, rispetto al vaccino Astra Zeneca che “Tra i partecipanti che hanno ricevuto e due dosi raccomandate con un intervallo compreso tra 3 e 23 settimane, l’efficacia è stata del 62,6. “. Nel frattempo il dato rispetto al vaccino Pfizer veniva confermato, sempre su Epicentro- ISS: “Il vaccino Comirnaty (BNT162b2) si è dimostrato capace di prevenire con un’efficacia del 95% il numero di casi sintomatici di COVID-19 confermata in laboratorio, nelle persone dai 16 anni di età in su. ” La stessa Agenzia Italiana per il Farmaco, AIFA, emanava un comunicato il 30 gennaio, affermando che “In particolare, i dati degli studi registrativi del vaccino AstraZeneca mostrano un livello di incertezza nella stima di efficacia nei soggetti sopra i 55 anni, in quanto tale popolazione (nella quale tuttavia si è osservata una buona risposta anticorpale) era scarsamente rappresentata.” Raccomandava inoltre: “Un utilizzo preferenziale dei vaccini a RNA messaggero nei soggetti più anziani e/o più fragili.” Cosa è cambiato in poco più di un mese per rilanciare invece la scelta di usare il vaccino Astra Zeneca anche per i soggetti over 60, aumentando il rischio di minor resa e rivalutandone i rischi rispetto alla anzianità dei soggetti? Il dirigente del dipartimento Prevenzione del Ministero della salute esprime proprio oggi una Circolare in cui autorizza: “Si fa seguito alla nota circolare protocollo n° 6830-22/02/2021-DGPRE e al parere del Consiglio Superiore di Sanità trasmesso con nota protocollo n° 00523-06/03/2021 in merito ad un possibile utilizzo del vaccino COVID-19 VACCINE ASTRAZENECA nei soggetti di età superiore ai 65 anni. Ulteriori evidenze scientifiche resesi disponibili non solo confermano il profilo di sicurezza favorevole relativo al vaccino in oggetto (per alcuni lotti contestato, con lotti ritirati a causa di morti sospette), ma indicano che, anche nei soggetti di età superiore ai 65 anni, la somministrazione del vaccino di AstraZeneca è in grado d’indurre significativa protezione sia dallo sviluppo di patologia indotta da SARS-CoV-2, sia dalle forme gravi o addirittura fatali di COVID-19.”
Ma AGGIUNGE CHE: Sulle basi di tali considerazioni, anche in una prospettiva di sanità pubblica connotata da limitata disponibilità di dosi vaccinali e alla luce della necessità di conferire protezione a fasce di soggetti più esposti al rischio di sviluppare patologia grave o addirittura forme fatali di COVID-19, il gruppo di lavoro su SARS-CoV-2 del Consiglio Superiore di Sanità ha espresso parere favorevole a che il vaccino AstraZeneca possa essere somministrato anche ai soggetti di età superiore ai 65 anni. Tale indicazione non è da intendersi applicabile ai soggetti identificati come estremamente vulnerabili in ragione di condizioni di immunodeficienza, primitiva o secondaria a trattamenti farmacologici o per patologia concomitante che aumenti considerevolmente il rischio di sviluppare forme fatali di COVID-19 (cfr. allegato 3 della nota protocollo 0005079-09/02/2021-DGPRE). In questi soggetti, si conferma l’indicazione a un uso preferenziale dei vaccini a RNA messaggero.” Quali sono le ulteriori evidenze scientifiche di cui sopra? Forse il dato sulla vaccinazione in Scozia, che indica un miglior risultato, anche sugli over 55?
E’ possibile che i costi, anche quelli di conservazione, stiano suggerendo al Governo italiano una strategia puntata più al numero delle vaccinazioni, ed al risparmio sui costi, che alla loro effettiva resa?

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