rimarchevole…

un blog di provincia…

Essere positivi non è una colpa. Sulla aggressione alle due operatrici USCA.

L’episodio di aggressione da parte di due individui a due lavoratrici della Unità USCA di Fano (fraz. Carrara), avvenuta il 29 dicembre, chiama alla riflessione sulla comunicazione del contagio da Covid.
E’ riportato dalla stampa, infatti, che gli aggressori, avessero la pretesa di “sapere” chi fosse la persona che era stata sottoposta a tampone. col pretesto di “proteggere” in questo modo i propri familiari da contatti. Non osiamo immaginare cosa avrebbero messo in atto due personaggi del genere se avessero saputo chi era stato sottoposto a screening dalla Usca. Ma quello che ci chiediamo è: come mai in un ambiente non metropolitano, nel quale è più facile conoscere i vicini, parlarci, scambiare opinioni e, sperando, anche aiutarsi a vicenda, i due idioti sono ricorsi alle minacce per mettere in scena in loro ridicolo teatrino? Il punto verte sulla gestione la lotta al contagio: non si è pensato che innanzitutto andava data ai cittadini la capacità di gestire in maniera razionale col problema. E’ per questo che ancora non abbiamo uno screening periodico locale in scuole, luoghi di lavoro e quartieri, e mancano le persone capaci di somministrare il vaccino. La gestione centralizzata è lenta, inefficace e ovviamente emergenziale (leggi: antidemocratica) perché non coinvolge e responsabilizza le persone….:  si tratta di una incapacità della nostra cultura.
Il Covid è un rischio invisibile, e può trasformarsi in colpa, ed in marchio, non appena appare su qualcuno, questo è il problema su cui occorre investire. Ma in una società capitalista la tutela dei dati sanitari investe anche la tutela del/della lavoratore/trice, che con il precariato e la ‘flessibilità‘ assume aspetti sanzionatori e ricattatori ancora più evidenti.
I cittadini non hanno per questi motivi le informazioni necessarie a capire come sta evolvendo la situazione locale e su come relazionarsi con chi è in quarantena, questo aumenta la paura dell’invisibile e la superstizione. I dati sull’evoluzione del contagio li si apprende dalla stampa locale, cercando di capire numeri spesso forniti con percentuali prive di raffronto e quindi incomprensibili, e la domanda che si pone è: quanti contagi ci sono qui dove vivo? L’Asur controlla tutte le quarantene? Come faccio a tutelarmi da persone che non mettono in atto tutte le precauzioni necessarie a non contagiare altri?
La applicazione “Immuni” non serve a migliorare le relazioni, proprio perché è anonima.
C’è quindi una mancanza di responsabilità sociale, costruita sulla disinformazione, sul ricatto lavorativo e sulla alienazione dagli altri. Siamo pedine di un pericoloso videogioco e non vicini/e di casa: questo è un problema che va al di là dell’aggressione, evidentemente maschilista, alle due lavoratrici Asur. Perché quanto accaduto sottolinea come le carenze culturali e gestionali debbono scontarle le persone che materialmente si impegnano con le cure sul territorio.
Ed è evidente oltretutto che in questi anni chi lavora in campo medico ed infermieristico è sempre più spesso direttamente vittima di gente con pretese di immortalità, eterna salute, dispotismo…piccoli reucci cresciuti pensando che chi fa un lavoro di cura sia un loro servitore, questo è un problema di mancanza di cultura sulla differenza di genere…che molti non vogliono ancora che si insegni a scuola.
Ma resta anche il problema della sanità come industria ed istituzione totale: nella quale i cittadini sono numeri da gestire, posti letto cui spesso si sottopone un consenso ben poco informato.
Non è quindi solo un problema di privacy dei dati sanitari, perché questi dati in caso di Covid riguardano le relazioni sociali. E transitano verso l’alto per arrivare ad un vertice gestionale troppo distante e complesso e quindi inefficace. Perciò incrementare gli screening periodici, invitare le persone a relazionarsi ed informare a fondo sui vaccini (innanzitutto su come il vaccino funziona sul contagio), dovrebbe essere centrale.
Sarà così nei prossimi mesi anche per la campagna vaccinale, per il quale si pensa di risolvere con una spilletta? Ma invece di relazionarci con una app su un cellulare o con una spilletta non potremmo imparare a comunicare apertamente? Essere positivi non è una colpa, essere negativi non è una virtù.

FPA

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il gennaio 4, 2021 da in articoli a firma, controllo sociale, covid-19, femminismo, salute con tag , , , , , .

Navigazione

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: