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– Il Natale è…patriarcale ;)

Beh, siamo in zona rossa, cosa c’è di meglio che fare un pò di zapping ed affacciarsi alla finestra del vario mondo delle tv in chiaro? Oddio! Non solo abbiamo Babbi Natale asfissiati dalle loro barbe bianche, seriamente proposti come simbolo, da far rimpiangere il realismo di ‘L’appartamento’ (Wilder) o de “Una poltrona per due ” (Landis) nei quali il Babbo Natale è un mestiere che poi la notte finisce al bar notturno. No, gli spot vanno ben oltre col Natale:
il classico spot Nutella ripropone il bambino del capitalismo creativo che regala barattoli vuoti con etichette che descrivono i “momenti” che ha catturato, risolvendo così il problema del portare il vetro nel riciclo e mantenendo intatta la paghetta. Il profilo finale del saccente futuro art director ha qualcosa di nazi che inquieta.
la pubblicità Expert propone una letterina a Babbo Natale scritta da un piccolo Pillon che impone alla madre, per virtù del desiderio natalizio, di sfornagli ‘un fratellino’!!!
San Crispino vini ci offre una panoramica di uomo-cuoco che qualsiasi schifezza propini riceve sorrisi ammiccanti dalla ricciolona di turno… . Il “nostro vino” è sempre quello che vede generazioni di uomini (nono, nipote, padre) che mirano gli orizzonti vitivinicoli mentre le donne strascinate su una sediolina sull’aia danno da mangiare alle galline o al massimo colgono l’uva…solo di recente introducento una giovane agronoma-nipote nella compagine.
-tra catene di Supermercati sicuramente preminente Esselunga, che si situa nella scia dei bambini che cucinano (con spesso papà pasticcioni, mentre i babbi patriarcali vanno al bar o sfornano capolavori stile masterchef), i tradizionalisti Conad invece fanno portar sù la spesa dalla mamma, con bambina già femminilmente altruista sin da piccola…che depreda l’unico pandoro di casa per distribuirlo ai vicini. Sottofondo di tristezza a mille…tutta questa bontà fa impazzire la maionese e anche la chantilly. Non parliamo poi di MD con il “cavaliere” anziano proprietario che fissato su una sedia dialoga assertivo con la sua testimonial in tv. Ma che tristezza e devastante normalità nell’elegante spot Unicredit firmato Ozpetek che “celebra gli affetti domestici” (tra i quali ovviamente la coppia gay decretata ammissibile) con sottofondi musicali verdiani abbastanza tragici (La Traviata, la trasgressione sottotraccia).
Insomma, pubblicitari italiani che tirano a campare, consapevoli che ogni piccola concessione a autoironia e originalità potrebbe compromettere il senso della tradizione nella già squilibrata psiche della popolazione ormai inghiottita da videogiochi ammazzatutti, porno a colazione e serie tv zombiche a raffica.
Per non far mancare niente al patriarcato in crisi da perfomance medico-governative, abbiamo quest’anno anche lo spot dei King delle barbe, con la nuova linea della Gilette.
Per fortuna la avidità e la mania orale del Natale, oltre che quella sesso-olfattiva, non riescono a censurarsi con gli spot dei profumi, ottenendo risultati buffi e ridicoli…molti dei quali riciclati dal 2019 come il Covid. Ma sempre troppo classici: si va dal solito uomo King strafottente di D&G, all’ormai classico Depp sovrappeso ma Sauvage, per finire nell’uomo-tartaruga di Armani, che quest’anno per il profumo fallico presenta invece una inedita burlona Cate Blanchett inpacchettata.
A prescindere dal fatto che è riprorevole come in Italia manchi una tesi di laurea sui tappi dei profumi…buone feste laiche!
DK

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Questa voce è stata pubblicata il dicembre 24, 2020 da in acidofile, articoli a firma, cultura gaya, femminismi, pubblicità con tag , , .
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