rimarchevole…

un blog di provincia…

– Donna-Houdini

Tutte le donne hanno delle qualità circensi e un pubblico distratto che
nel frattempo ci da dentro coi popcorn, senza capire il sacrificio.
Non scriverò di lanciatori di coltelli che le vedono vittime ogni giorno, ma del
lato accettabile della faccenda. Io sono una clownesse, fin da piccola
traevo piacere dal far ridere il prossimo, fino a spingermi in situazioni
che potrei definire grottesche. Ma esiste pure il lato drammatico nel
circo: le trapeziste, ad esempio, saltano da un lavoretto nero all’altro,
senza rete. Se, e quando, arriva quel minimo di rete, continuano a
saltare, da una posizione all’altra, casa lavoro, lavoro casa.
Le funambole si avventurano in punta di piedi nelle vite altrui, portando
conforto, guanti, varechina, disinfettante per le iniezioni, cartelline con
le pratiche sempre pronte, camicie ben stirate, lezioni perfette.
Esistono anche le donne dentro le valigie tanto si fanno piccole e
invisibili pur di oltrepassare ogni limite imposto da stati e dogane, e le
donne che sollevano pesi talmente grandi che potrebbero davvero
sollevare il mondo.
Quando abitavo a Firenze, non riuscendo a vivere solo di pittura ho
fatto anche la dog sitter, per lavoro sostavo nel parco dove erano solite
fermarsi delle badanti dell’est Europa, tutte sul metro e sessanta,
quando un giorno una di loro mi chiese se ero russa, Liudmila si
chiamava, e per la verità fui colpita dalla somiglianza con me. Ci
mettemmo a parlare, sedute su una panchina, perché lei amava la
pittura, i bei paesaggi, le rose, la bellezza, per contrasto assoluto, la sua
storia era una storia durissima. Violenze familiari, privazioni, e infine la
perdita del lavoro stabile come operaia in una fabbrica di conservazione
alimentare. Era arrivata in Italia viaggiando presumibilmente
rannicchiata, non volli sapere altro, nascosta dentro il cofano di una
grossa automobile
, con il terrore di venire scoperta. Tutto ciò che la
sosteneva era l’amore per i suoi figli. Oggi è una nonna felice, ha una
casa (con un mio quadro) e presto si ricongiungerà coi suoi familiari.
Quanto a me, stagionata al punto giusto, non completamente sfiorita
ma provata assai, povera quanto basta per non avere mai nessuna
comodità in niente, ma molto gettonata come capro espiatorio di
matrice ebraico-romagnola “tanto sei forte e ce la farai” mi dice
qualcuno del pubblico gettandomi una nocciolina.
Mi sono guadagnata un posto in questo circo femminile, come sollevatrice
di oggetti assurdi, abnormi
, e quindi decisamente sul versante comico.
Per il mio ultimo (si spera) trasloco, ho organizzato e vissuto da sola due eventi,
il primo con un rotolone di pluriball di 250 mt. praticamente un Gabibbo di pluriball
smollato dal corriere sul portone, che ho dovuto issare su per due
rampe di scale, da sola, bestemmiando tutti gli dei anche e soprattutto
quelli reconditi o inesistenti, mentre il mio compagno faceva il tifo per
me al telefono “brava Tesorix, ce la farai”. Non contenta di farmi del
male con le mie stesse mani, ho ordinato on line un materasso
matrimoniale ortopedico con le molle insacchettate, sperando che mi
arrivasse nella nuova casa (al terzo piano ovviamente senza ascensore),
per lo meno arrotolato, sottovuoto. Invece no. Arriva il corriere
maghrebino incazzato e sbuffando tira fuori dal camion un materasso
intero, enorme, tamugno, arrogante, pesante 20 kg. E mi guarda come
se l’avessi fabbricato io. Onde prevenire discussioni, che andrebbero
chiaramente a mio sfavore, gli garantisco che non ce l’ho con lui. Lui sì,
però.
Come il piccolo scarabeo stercorario con la gigantesca palla di
merda, mi organizzo da sola per tirare su il materasso per le scale.
Ma nonostante i miei tentativi, il materasso, a parte il peso, è grande e in
più il rivestimento di aloe vera nel sacco di plastica lo rende
ingovernabile, dopo un po’ mi arrendo e chiamo un uomo, uno dei
pochi che sia mai corso ad aiutarmi per la verità di tutte le aloe vere
dell’universo. Poi, mentre gli servo un bicchier d’acqua in cucina, lo
guardo meglio e dalla usa montatura degli occhiali mi accorgo che era
quell’attore che faceva… superman.

Patrizia Diamante “Pralina”

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