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– Perché il Covid ci frega?

C’è un dato di fatto che molti/e vogliono ignorare: ancora non si sa con precisione quale sia la strategia di diffusione del Covid-19.
Per questo, di fronte alla rimonta della pandemia e col rischio del nuovo collasso del sistema sanitario, ha senso chiedere aiuti (non prestiti) per le categorie più colpite dalle restrizioni d’emergenza…ma non fare retorica su ciò che non sappiamo: che sia ingiusto chiudere questo …o meglio aprire quello. Lo spiega con chiarezza, e modestia, la sociologa Zeynep Tufekci sul numero 1382 di Internazionale.
E’ molto probabile che esista un fenomeno di “sovradispersione” del virus e che i nuovi cluster avvengano a causa non dei tanti positivi asintomatici ma solo per alcuni di loro, nei quali il virus riesce ad agire in modo da infettare il maggior numero di persone in circostanze casuali.
Per questo la strategia per bloccare i “cluster” potrebbe essere quella di andare a ritroso nel tracciare i contagi, e non in avanti.
E per questo è importante non solo usare gli accorgimenti necessari per evitare il passaggio del virus (lavaggio mani, mascherina, disinfezione superfici ecc.) ma soprattutto evitare l’uso di luoghi comuni, soprattutto quelli nei quali si avvicendano molte persone in pochi metri quadri (sale, cinema, mezzi pubblici, teatri, chiese), anche se messi “in sicurezza”, in modo da abbassare la probabilità dei casi di sovradispersione.
Ovviamente non basta chiuderne alcuni luoghi (quelli “facili”, ed alcuni -i mezzi pubblici- sono ovviamente difficili da gestire in emergenza)… in ogni caso proprio perché si tratta di una situazione nuova, con fattori sconosciuti, occorre integrare il discorso scientifico reale (un sistema di analisi dei dati che riesce a legittimarsi coi fatti, ed è quindi “performativo”, ed in questo caso ci vuole tempo per validarlo) col discorso prescrittivo (i decreti ministeriali di urgenza) che può basarsi su politiche non accettate da alcune categorie e non sempre legittimamente (l’interesse proprio prevale sul bene pubblico), contestato perché non tiene conto del risarcimento del pubblico alle categorie penalizzate o perché queste categorie vogliono contrattare, contestato semplicemente perché mette in difficoltà la classe operaia ed i lavoratori svantaggiati, ed il problema è il capitalismo che oggi ormai sorpassa il suo tandem con gli stati nazionali.
La prescrizione dei “coprifuoco” rappresenta invece il timore dello Stato per le attività “s-regolate” nottturne (il bosco di notte?), è quindi l’ ammissione di non potere mettere in sicurezza dal Covid le attività diurne insopprimibili (mezzi pubblici) a meno di non imporre un lockdown totale. Una sorta di comportamento genitoriale nei confronti di un popolazione minorenne… che chiamare “dittatura” è non solo ridicolo, ma impedisce la possibilità di discutere seriamente le poste in gioco: sanità pubblica, controllo sociale, responsabilità sociale, crisi della rappresentanza . -FPA

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Questa voce è stata pubblicata il novembre 1, 2020 da in ambaradan o sarabanda?, bioetica laica, covid-19 con tag , , , .
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