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– Paolo Finzi ed il nostro orizzonte


Paolo Finzi (1951-2020) Un uomo, un anarchico. Questo il necrologio apparso poche ore fa sulla pagina social di A rivista: “Ieri, lunedì 20 luglio, se n’è andato Paolo Finzi, tra i fondatori di “A-Rivista Anarchica“, redattore e direttore responsabile.

Se ne va un pezzo della nostra storia e dei nostri cuori.

Maestro di anarchia e di etica, di dialogo e confronto. Uomo brillante, intelligente, sensibile e gentile. Ci ha insegnato il dubbio e la riflessione, l’ascolto e il rispetto profondo e sincero.

Continueremo a navigare in direzione ostinata e contraria, portando avanti un progetto che era la sua casa e la sua vita, nel solco del suo impegno e dei suoi ideali di libertà e giustizia.

Faremo tesoro dei suoi insegnamenti.

Sarà con noi per sempre.”*

Scriveva lo scorso aprile lo stesso Finzi su “A rivista anarchica”, per dare notizia della forzata sospensione a causa Covid-19 del Tour di conferenze sul volume edito da “A” dedicato allo storico sostenitore di “A”, Fabrizio De Andrè, dal titolo “Che non ci sono poteri buoni
Sono slittati incontri e mostre editoriali cui contavamo di essere presenti…noi siamo pronti a ripartire, appena sarà possibile” (103 conferenze in giro per l’Italia in 15 mesi).
Paolo Finzi è stato il coordinatore di quel grande progetto di comunicazione libertaria che è stato A rivista anarchica dagli anni ’70, un progetto centrale per il movimento perché l’anarchismo si nutre proprio di relazioni. La rete di relazioni storicamente costruita con il viaggio, l’incontro di persone nuove, la lingua parlata ed “esperata”, la corrispondenza, la posta, l’esilio, l’ospitalità…un insieme cangiante di rapporti umani, informazione, condivisione di idee e pratiche. La necessità di “comunicarci” Paolo la aveva curata con la propria presenza ed il proprio lavoro, ricorrendo ad ogni mezzo intelligente (a volte astuto!) per consentire allo strumento della rivista di non fallire, di resistere, di continuare ad esserci. “Ci siamo”, scriveva nel dicembre 2010 per l’anniversario dei 40 anni di A rivista (“2616 volte grazie!”)
Ed il passaggio alle tecnologie digitali non aveva fermato il suo lavoro di brillante sessantenne, anzi, A rivista era stata implementata di nuovi strumenti, ricordiamo che “A” è stata comunque tra le prime realtà editoriali a mettere a disposizione un archivio elettronico dei contenuti, e che ha posseduto anche una nutrita serie di abstract in lingua inglese. Da un po’ di tempo la solidità organizzativa cercata aveva portato in redazione una compagna stabilmente impegnata, Carlotta Pedrazzini.
Il lavoro ininterrotto di Paolo Finzi per la rivista, continuato in questi anni anche dopo grandi delusioni personali e problemi di salute, significa quindi solo non la custodia di una memoria per gli anarchici e le anarchiche di ogni paese ed età: è stato anche il lavoro sommerso che si riconosce solo quando viene a mancare, il peso di un lavoro che si dà per scontato. Noi femministe sappiamo bene come questo lavoro si chiama, si tratta di lavoro di cura.
Questo lavoro Paolo Finzi, uomo capace di mostrare la sua “anima”, empatico, pacifista, franco ed aperto nella “parresìa”, non chiuso nello stereotipo ideologico e “virile” di tanti, lo ha chiuso in un momento storicamente portatore di crisi profonda.
Ora si porrà la necessità di sostenere il lascito di Paolo, perché certo non è un caso che ci abbia lasciat* solo dopo l’uscita del numero estivo di “A rivista”, il 445, numero che notoriamente copre tutta l’estate.
Ora che Paolo non è qui, i compagni e le compagne anarchici dovremo di capire come continuare questa strada, andando non tanto in direzione “ostinata e contraria” (il principio non è l’antagonismo all’esistente) ma inannzitutto verso i nostri orizzonti (l’alternativa all’esistente), ereditando la franchezza e chiarezza, che lo contraddistinguevano, la sua particolare luminosità, ed interrogandoci sui suoi dubbi.
Cari compagni e compagne, io che, per la mia generazione, vedo ancora l’incontro internazionale anarchico del 1984 come un miraggio di ragazzina, e A rivista come una fonte infinita di esempi e di idee, tra discorso sugli “anarchismi” ( condividevo con Paolo ade sempio la scelta etica non violenta) e ricerca di confronto, vorrei dirvi che il velo opaco che adesso ci separa dal vedere di fronte a noi un orizzonte, ed un futuro, in un momento di grande disgregazione, alienazione umana e protagonismi, si rompe sostenendo i progetti concreti per il futuro, portando con noi l’esempio di Paolo e facendo anche per lui ciò che serve per migliorare metodi e pratiche.

Francesca.

* La notizia era circolata già ieri sera ed alcuni militanti storici del movimento anarchico italiano commentavano: “Una notizia terribile. Oggi pomeriggio Paolo Finzi ha deciso di lasciarci! Siamo senza parole. Un abbraccio forte a Aurora, Alba, Elio.” (Giorgio Sacchetti).
“Paolo Finzi è stato redattore della rivista anarchica “A” fin dalla sua fondazione (1971). In verità ne è stato anche l’emerito Diretur, solo che non lo diceva un po’ perché – da autentico anarchico – non amava ‘dirigere’ e un po’ perché, oltre a numerosissime virtù, possedeva anche quella assai rara della modestia.(…)Amico di De André, ha partecipato ad oltre duecento iniziative pubbliche in memoria di Fabrizio. Paolo Finzi, figlio di partigiana socialista combattente, ha avuto una formazione culturale ebraica, ha bazzicato gli anarchici da prima del maggio ’68; il suo “maestro anarchico” è stato Giuseppe Pinelli.E’ stato il più giovane fermato dalla polizia per piazza Fontana (dicembre 1969).Ha tenuto centinaia di conferenze in Italia e all’estero, ed è autore di diversi libri su Resistenza, anarchia, zingari, De André e molto altro ancora. (Cosimo Scarinzi).

 

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il luglio 21, 2020 da in a rivista anarchica con tag , , , , , .
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