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– Il diritto è solo mio (e il delitto pure). Sulla campagna calunniante la Proposta di legge Zan-Scalfarotto.

In questi giorni è giunto al culmine un grave attacco, farcito di disinformazione, contro la Proposta di legge che propone “ Modifiche agli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale e misure di prevenzione e contrasto della violenza e della discriminazione per motivi legati al genere, all’orientamento sessuale e all’identità di genere”, detta Zan-Scalfarotto.
Essendo questo un periodo preparatorio alle prossime tornate elettorali (sempre più frequenti), anche in questo caso c’è il rischio che il dibattito sul tema, sia dal punto di vista culturale che giuridico, sia farcito da discese in campo frettolose e demagogiche.
Del resto è proprio quello cui tiene la ‘compagine politica omofoba’, un coacervo di sigle appartenenti all’estrema destra ed al fondamentalismo “religioso”. Questi, attualmente nell’occhio del ciclone per i loro spot televisivi, lautamente finanziati, affermano che questo disegno di legge, se approvato, gli negherebbe la libertà di parola, forse cioè la possibilità di affermare che le persone Lgbt vanno discriminate in vari settori (matrimonio, adozione, anche lavoro), come cittadini/e di serie B.
Le parole di questi personaggi costituiscono già di per sé un grave attacco alla correttezza dell’informazione, basata sui fatti, che qualsiasi giornalista, in base all’unico codice deontologico del suo Ordine professionale, dovrebbe proporre. Anche una emittente di ispirazione cattolica come FANO TV, ad esempio, diretta si presume da un giornalista iscritto all’Albo, emittente locale oltretutto sconfessata dalla Curia, dovrebbe fare attenzione a proporre materiali televisivi che riportano affermazioni solo demagogiche.
Per capire bene su quale base si fonda nei fatti il Disegno di legge occorre leggere il testo ed i rimandi.  Questo può farlo ognuno/a di noi, anche se purtroppo, il modo di scrivere i testi di legge ha la brutta abitudine di non linkare i rimandi.
Andiamo quindi ad analizzare l’oggetto dello …scandalo.
Leggendo il titolo della proposta di legge vediamo che innanzitutto è sbagliato descriverla come “contro l’omotransbifobia” o simili.
Se leggiamo bene il disegno si riferisce sin dal titolo a “discriminazione per motivi legati al genere, all’orientamento sessuale e all’identità di genere”.
Possiamo quindi capire come il testo proponga di focalizzarsi sulla tutela di persone attaccate per il loro essere uomini o donne (genere), per il loro essere lesbiche, gay, bisex …od ovviamente etero (orientamento sessuale), per il loro essere trans (identità di genere differente da quella del sesso biologico), tanto per riassumere.
Si tratterebbe qui di andare ad aggiornare innanzitutto il Codice penale vigente nei suoi articoli fondamentali di tutela contro i “delitti contro la persona” (libro secondo, titolo XII), in particolare dei delitti contro la libertà individuale, nella categoria dei delitti contro l’eguaglianza.
Qui appare evidente perché alcuni si scagliano contro il disegno di legge: non certo perché, come affermano, poi qualcuno impedirà loro di dire le solite fregnacce e banalità contro le persone omosessuali…ma perché non ammettono che l’ordinamento giuridico riconosca la fondamentale eguaglianza di fronte alla legge delle persone LGBT con le persone eterosessuali, non ammettono inoltre la definizione di “genere” come sociologicamente definito, cioè l’identità psicologica, sociale e culturale col sesso biologico o no.
L’art.604 bis c.p. che la proposta di legge va a modificare tutela da discriminazioni ed aggressioni, per ora, solo chi è colpito per “per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”.
Prescindiamo dall’uso del termine “razza”, obsoleto ma necessario, perché il Codice, modificato nell’art.604 nel  2018, ha così recepito L. 654/1975 della  convenzione  internazionale  sull’eliminazione  di  tutte  le  forme  di discriminazione razziale (New York, 1966).
Proponendo di aggiungere le categorie “di genere” si è semplicemente aggiornata la Legge a quanto richiesto a gran voce, dando riconoscimento a soggetti potenzialmente vulnerabili da propaganda, discorsi, d’odio, discriminazione sociale, in primis le donne, e le persone LGBT. Quello che si fa ora con la proposta Zan-Scalfarotto è semplicemente aggiungere alle suddette categorie quelle del “genere” e dell’”orientamento” sessuale, dando quindi riconoscimento e visibilità a cittadini e cittadine che da tempo subiscono discriminazioni e soprusi nella società. Il disegni di legge infatti non si limita all’art 604 bis ma propone anche di considerare le condizioni di vulnerabilità delle categorie in oggetto, socialmente evidenti (aggressioni, discriminazioni, accadono purtroppo ogni giorno) nell’articolo 90-quater del codice di procedura penale in cui si riconoscono le “Condizioni di particolare vulnerabilità “.
Perché è falsa l’affermazione, fatta nello spot tv proiettato dalle emittenti locali del circuito “Corallo” ed altre, nella quale si presenta il disegno di legge come lesivo della libertà di espressione? Semplicemente perché il disegno tutela dalle discriminazioni e dalla propaganda ideologica violenta, non dalla libera espressione di una opinione, tutelando le suddette categorie da chi “propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione”. Si tratta avanti, di un passo di civiltà, non di un articolo che applica censura, non prevista (se non per errate interpretazioni) da alcun codice penale nel habitat democratico che si basa proprio sulla libertà di espressione, come sancito nell’Art.21 della Costituzione, e che questi nuovi paladini della “libertà” non hanno certo mai difeso se non per sé.
Per capire quanto il delicato equilibrio della libera espressione tuteli, ad esempio, chi professa una religione, basta notare quante volte i/le cittadini/e religiosi siano citati nello stesso articolo 604 bis. Oltre ad essere tutelati in questo articolo, i religiosi lo sono anche nella Legge Mancino (1993) che tutela dalla “Discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”, e nella quale in disegno Zan-Scalfarotto aggiunge semplicemente, come nell’art.604 bis c.p., le categorie da tutelare del suo oggetto: “Discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o fondati sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere” .
Le persone religiose, inoltre, vedono tutelati i loro culti anche fondamentalmente dagli artt.402-405 del codice penale, e sono queste, semmai, che hanno usato l’art.402 (Vilipendio alla religione) per tentare di censurare infinite volte la libera espressione di chi non è credente.
Perché quindi, ci chiediamo, dovremo essere tutelati da discorsi d’odio sulla appartenenza ad una religione ma NON da discorsi d’odio sul nostro essere donne, uomini, lgbt, trans, fattori che oltretutto possono definirsi (come nel caso del colore della pelle ) meno soggetti alla libera scelta di una proclamata appartenenza ad una confessione religiosa?
Non è solo una questione di sessuofobia, ma anche di difesa di privilegi. Scrive infatti la CEI nella sua nota in merito, che esistono già tutele per tutti. E’ falso. Forse per loro, religiosi, sì è vero. Perché i religiosi sono solo tutelati nel nostro ordinamento da una miriade di leggi e commi istituiti appositamente per permettergli sussistenza, privilegi economici, eccezioni legali (basti vedere la reazione invelenita proprio della CEI alle restrizioni necessarie e generali contro il Covid-19)… ma tutelati dai reati di vilipendio anche dopo il Concordato (1984) dalla apposita Legge 85/2006.
Si capisce quindi perché persone, già omofobe, strillino tanto per una Proposta di legge che istituisce la Giornata contro l’omofobia (17 maggio), riconoscendo nei fatti l’esistenza di una celebrazione già esistente anche se sempre sostenuta dalle sole energie del volontariato Lgbt, e perché molti gridino contro una Proposta di legge che prevede due spiccioli (a paragone dei fondi destinati a celebrazioni religiose o a scuole private religiose) per le case di accoglienza per persone maltrattate o corsi per l’orientamento di genere (il disegno prevede un incremento di 4 milioni di euro del Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità).
La domanda resta: a chi appartiene il diritto? A pochi avvocati privilegiati, che conducono spesso le loro battaglie a colpi di denunce per diffamazione, alle multinazionali ed ai politici che chiudono la bocca al prossimo con richieste risarcitorie miliardarie, o alla collettività? Se la risposta è la seconda, le donne, gli uomini, la comunità Lgbt, hanno il diritto di essere presenti, e non più invisibili, anche nel Codice penale del nostro Paese, uno strumento che dovrebbe essere usato il meno possibile, nell’augurio di una società che risolve i suoi conflitti con il dialogo, il rispetto della libertà altrui, e salvaguardando l’ironia.

FPA

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Questa voce è stata pubblicata il giugno 21, 2020 da in diritti civili, femminismi, lgbt, omofobia con tag .

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