rimarchevole…

un blog di provincia…

-Ceriscioli e la Peste, il “Covid Hospital” come retaggio del passato

E’ stato lanciato come progetto per (letteralmente) “100 posti letto di terapia intensiva“, con dal 23 marzo una raccolta fondi sponsorizzata dal Governatore Ceriscioli, di carattare esorbitante (12 milioni di euro) su un  conto corrente bancario dell’Ordine di Malta.
Nessuna delibera regionale in merito…se non a conti fatti:
basta  il sopralluogo del 23 marzo del “consulente” (mai nominato) G. Bertolaso,  positivo al Covid, poi tornato nelle Marche il 17 aprile, senza quindi aver rispettato la quarantena post-tamponi, ed era già tutto deciso.
La delibera regionale arriva a posteriori, il 3 aprile (DGR 415), e cita una relazione del GORES regionale (Gruppo Operativo Regionale emergenza Sanitaria), non pubblicata, che giustificherebbe la necessità di ‘deportazione’ a Civitanova Marche dei futuri “100” cittadini necessitanti di terapia intensiva, ma le carte in tavola cambiano… e si scrive “o di cure post acuzie“…?
La relazione del Gores  parla  di  “90 posti letto di terapia intensiva e sub intensiva” “in relazione all’attuale (a quale data?) scenario epidemiologico”.  Ora le carte in tavola cambiano ancora, e si annuncia che il capannone ricovererà “i positivi“.
Ora a tutti voi saranno tornati in mente gli scenari della peste o della lebbra..quelle malattie per le quali sin dai primi secoli d.C. si veniva “banditi dalla società e confinati con la forza”…eppure non siamo più nel V secolo dopo Cristo, e nemmeno nel 1600 e 1700 delle pestilenze, quando ancora non esistevano strumenti sanitari e scientifici adeguati alla sfida delle epidemie. Siamo nel 2020!
Eppure i tentennamenti di Ceriscioli e Bertolaso nel scegliere un posto ad Ancona per “gli appestati” si rivolgevano da subito ad una “nave Covid” subito ribattezzata dai romantici cronisti come “ospedale galleggiante”!
Come se ancora fossimo ai tempi delle Quarantene nei Porti, col confinamento degli appestati in isole circondate da acqua.
Ridicoli, comunque decisi a non investire sugli ospedali esistenti ma in una struttura ALIENA, differente, che segnasse il confinamento dei pazienti in modo simbolico…strano però che la scelta poi sia ricaduta su di un capannone industriale al centro della vita commerciale e stradale di Civitanova Marche.
Strano anche che il “baricentro” del luogo rispetto all’epidemia, volendo rispettare i criteri di una società del Seicento, Ceriscioli avrebbe dovuto usare il Lazzaretto di Ancona, che dal 1700 servì proprio ad isolare i sospetti dopo arrivo portuale, oppure confinare gli “appestati” al confine con la Provincia di Pesaro e Urbino, la più colpita.
Sa un po’ di deportazione invece questa scelta che dovrebbe vedere trasportate le persone positive al Covid e bisognose di cure ospedaliere da Pesaro a Civitanova! Una deportazione iniziata forse con la iper specializzazione del polo unico di Torrette, e la chiusura degli ospedali di altre province.
Il dott. Chiarello, anestesista (AAROI Marche),  tra gli altri che contestano questa scelta, rimarca  che i posti letto per pazienti Covid vanno creati negli ospedali, perché è lì che si curano le persone, con le specialità necessarie,  basterebbe prevedere anche per il futuro il 35% di posti di intensiva in più in caso di necessità e con gli opportuni semplici accorgimenti di isolamento. E’ sulla prevenzione e sulla medicina territoriale che si giocherà la vera partita contro il Covid. E siamo nel XXI secolo.
In molti denunciano il sistema di  lobby , simile a quello messo in scena a Milano Fiera, comitati di cittadini  chiedono screening organizzati citando il modello tedesco,  una petizione ha da tempo ragiunto le mille firme. Persino l’ex governatore D’Ambrosio scrive due volte a  Ceriscioli, il 29 marzo ed il 14 aprile,  stigmatizzando: “non si capisce in base a quali criteri si sia affidata la raccolta di fondi ad un soggetto, il sovrano Militare Ordine di Malta”.
Il Manifesto del 22 aprile titola “L’inutile grande opera” dando conto del pasticci ‘da galera’. Il presidente PD della comissione regionale Sanità, Volpini, avanza dubbi “di natura tecnica”. Tante voci fuori dal coro ma la gestione sanitaria del Covid-19 resta datata Medioevo.
Scendono in campo le organizzazioni sindacali del personale sanitario, che denunciano ” problemi di salute e sicurezza” nella richiesta fatta da Asur Marche al personale sanitario già in forza agli ospedali, di allungare i propri turni per far funzionare la giostra del “Covid Hospital”.
Sul sito, moderno e trasparente (coi retini delle planimetrie), del Covid Hospital, troverete i ringraziamenti ai donatori, ma nessuna risposta al quesito che si pongono i cittadini:
perché non è stato seguito il consiglio dei medici, che chiedevano semplicemente di rafforzare le strutture di isolamento e cura esistenti negli ospedali, nei quali sono presenti tutte le specialità necessarie, ed un paziente cerca di restare CITTADINO e non APPESTATO?
Già è pesante la ferita dei lutti in isolamento. Tante persone e famiglie non hanno potuto vedere e accompagnare i propri cari. Molti non sono stati seguiti adeguatamente a casa (nemmeno nella gestione dell’isolamento) per mancanza di personale e mezzi sul territorio.
Perché i soldi raccolti non sono stati destinati ad una strategia di screening e cura sul territorio? Da qui la campagna #iorestocittadino/a.
Dobbiamo ricordare al presidente, o governatore, Luca Ceriscioli, che non siamo più ai tempi del “Nazaretum” veneziano del 1400.
Se si esclude la scrittura del Decamerone, in cui si narra dell’isolamento di quarantena con grazia ed arguzia (e certo meno retorica di oggi), vorremmo anche che la nostra società dimostrasse altra cultura, e di non essere più schiava di biopolitiche applicate prima di Pasteur e di Sabin!!!

FPA

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