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-Il simbolismo della Corona. Antichi archetipi e umanità globalizzata.

In ogni momento della storia umana, le crisi hanno messo in luce resistenza ed opportunità nuove. Ma sarebbe profondamente sbagliato, anche ora, progettare ed ideare il futuro sulla base degli strumenti dell’emergenza. C’è infatti un tessuto di continuità sotto le tragedie umane, e non è una pandemia che deve sottolineare, come fosse una punizione e, con spirito antropocentrico, le “colpe” dell’umanità: il consumismo, l’inquinamento, la distruzione degli habitat naturali … e proporre rimedi superficiali e frettolosi.
Un virus non colpisce su basi politiche. Se la crisi climatica, il sovrappopolamento, lo sfruttamento degli animali possono essere causa scatenante, non per questo ne sono l’origine. Tutti sappiamo che i virus convivono da sempre con noi umani e con gli animali. Possiamo comunque considerare il virus, nella sua micrometrica taglia, un essere unico, al massimo divisibile in “ceppi”, agente per convenienza in modo più o meno virulento. Noi stessi, animali, facciamo collettivamente parte del virus in quanto suoi ospiti e spesso il nostro organismo viene a patti con il presuntuoso colonizzatore.
Colonizzatore, capitalista, e più pericoloso quanto più nasconde (la Città proibita) le sue informazioni: il virus pare agire con la stessa dinamica degli esseri umani verso l’acquisizione di spazio e di materie prime, di profitto e di potere. Ed il “fermarsi”, il dichiararsi sazio, è un processo lungo e composto di battaglie e trattative come nella migliore diplomazia.  Il virus quindi (come il linguaggio, cit. Burroughs) è umano: noi ne siamo i vettori, o le Daenerys Targaryen coi nostri draghi, o i Dottor Jeckyll ed il nostro alter ego.
Il virus ci spinge a isolarci ed a diffidare portando al culmine sia egoismo che altruismo, facendoci giocare tutte le carte della nostra umanità, costringendoci ad attingere ad energie impensate: come nel caso del prèmier Conte, che ha subito una vera e propria trasfigurazione civile, per quanto è possibile. Il virus è, come per il corpo umano  anche per il corpo politico di una società, una prova di resistenza  e mette in luce ogni altra patologia, ciò che potrebbe inficiare la guarigione e la trattativa per essa.
Nel corpo umano, condizioni avverse (la temperatura, le difese immunitarie valide, persino l’eccessiva mortalità) possono convincere il drago a rintanarsi di nuovo nel suo cunicolo. E si tratta, in questo caso, di un drago “coronato”, nel rispetto dei più importanti simbolismi.
Se infatti la maggiore espansione dell’epidemia di coronavirus è iniziata nell’anno del Topo in Cina (primo segno dello zodiaco cinese), nel mondo occidentale potrebbe situarsi comunque nei segni del Sagittario e del Capricorno. L’inverno, in tutte le tradizioni è legato alla misura delle proprie capacità di resistenza, all’uso degli strumenti acquisiti e alla sopravvivenza, inoltre nel mondo occidentale si lega a Saturno, il re “doppio” del regno iperboreo ma anche di quello dei morti.
Una sfida importante, quindi, quella implicita in questo nome di “coronavirus” dato per il suo aspetto bidimensionale al microscopio alla Sars 2019: un nome che da subito suggerisce la difficoltà del combattimento.
Scrive Guénon, ricca fonte antologica e critica rispetto a miti ed archetipi: “la corona era originariamente un cerchio ornato di punte a forma di raggi: e le corna sono similmente considerate raffigurazioni dei raggi luminosi” (1962), la stessa radice KRN, lega corona e corna all’interno del simbolismo dei raggi luminosi, che possano essere luce benefica ( a proposito del sole, sempre più spesso visto come pericoloso a causa del cambiamento climatico), e possono essere fulmini ed armi.
Sempre legato a Saturno (KRN) è il simbolismo dell’anzianità, come momento del massimo potere (il re dalla barba bianca), e quindi estremamente simbolico per una Sars che sta purtroppo mietendo vittime nella popolazione anziana, ed in società nelle quali il confronto con l’anzianità è divenuto centrale.
Un altro simbolismo lo raffigura l’immaginario moderno, e la scienza stessa, quando spiega come le “punte” del coronavirus si colleghino ai recettori cellulari…una sorta di connessione virale che ricorda i virus del mondo digitale.
Nel mondo vegetale sono invece le spine (nel nostro immaginario la corona di spine come oltraggio finale al dio morente) che rappresentano le “corna” o le “armi”  naturali. Di certo la simbologia della corona umana,  come cerchio, rappresenta la volontà imperiale che nessun angolo tralascia per il proprio dominio (anche con la visione del Panoptikon).
Un virus pandemico, quindi, nominato alla perfezione in quanto molto pericoloso, e globalizzante.
Quei fulmini, o raggi, o corna, che ruota attorno a sé sono in fondo simbolicamente anche un rispecchiamento dell’ordine sociale che l’umanità si è data:
rivolta verso l’esterno per conquista e a proprio vantaggio, aggressiva se conviene, invece che rivolta in un cerchio sì, ma verso un centro comune, e verso gli altri (la Tavola rotonda od ogni simbolismo di unione, fratellanza, sorellanza).
Anche il vivere nel mondo virtuale, come stiamo facendo ora, è un vivere rivolti all’esterno, e ci nega il “reale” (a proposito di corona) controllo su strumenti e informazioni, nel momento stesso in cui si presenta come strumento benefico di comunicazione.
Rovesciare i tiranni coronati resta da sempre il fine di una umanità compiuta, perché ognun* sia re di se stess*, faccia pace col sole, con gli animali, e rinverdisca le sue foreste.
Ma anche evitare generalizzazioni che, ormai frutto di una filosofia che vive solo in funzione dell’analisi del negativo, denuncia al complotto per il “controllo sociale” anche quando è evidente che l’ apparato statale, perlomeno in Italia, non sta aumentando di una virgola quelle che sono le sue risapute ottusità, anzi, ha applicato norme sanitarie restrittive della socialità anche in estremo ritardo.
Cosa per la quale si potrà parlare di stretto legame tra Capitale e Stato ma non certo gridare al complotto per la dittatura, come praticamente fa il filosofo Agamben, il 26 febbraio, nel suo incredibile articolo intitolato L’invenzione di una epidemia: “La sproporzione di fronte a quella che secondo il CNR è una normale influenza, non molto dissimile da quelle ogni anno ricorrenti, salta agli occhi. Si direbbe che esaurito il terrorismo come causa di provvedimenti d’eccezione, l’invenzione di un’epidemia possa offrire il pretesto ideale per ampliarli oltre ogni limite.”
O come, volti a minimizzare senza alcuna coscienza del rischio sanitario già evidente, hanno fatto purtroppo molti altri, contestando l’indice di mortalità del coronavirus e continuando a paragonarlo a quello dei ceppi influenzali già conosciuti, per teorizzare un qualche tipo di strategia esasperatrice.
Nel pullulare di “sentinelle” e “buontemponi”, che ci dicono cosa già sapute, svetta per fortuna l’uso del buonsenso, della precauzione in nome della salute altrui e propria, delle aggregazioni sociali concrete e operanti in grado di giudicare, e se necessario contestare, scelte dirigiste e di apparato, nel merito della salute pubblica: ancora una volta la parola  “Costituente” a fine pandemia, speriamo presto, sarà quella dei cittadini e cittadine attivi/e, sia nella sanità che nel mondo del lavoro, nelle strutture assistenziali e nelle associazioni, e non degli opinionisti, da qualunque palco essi predichino, come hobby o mestiere.

D.KNR

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il marzo 23, 2020 da in catastrofismo, comunicazione, controllo sociale, ecologismo, salute con tag , , , .
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