rimarchevole…

un blog di provincia…

-Questo vi voglio dire, volevamo strafarci.

Una parodia poco quaresimale di “9 marzo” di Mariangela Gualtieri.

Questo vi voglio dire
volevamo strafarci.
Lo sapevamo, lo sentivamo tutt*
ch’era proprio da idioti
sprecare il tempo ad inveir Salvini
col mondo comunque governato da cretini.
Doparci di stò Facebook sino a noia
ed intanto da decenni mai una gioia.
Noia.
Noi, che se per caso ascoltiamo
i Devo ci sembran forze d’un universo alternativo.
Noi abituati ormai a Bugo e Morgan
con Woodstock che ci pare come un varco
che son rimasti due strafattoni al parco.
Noi che aspettiamo il pacco dal corriere
e ci vestiamo come Pinocchio a mille fiere,
in quelle piazze dove stavam contenti
mentre ora spritzino e documenti.

Dovevamo sbrigarci
e non perdere quel poco di energia, di fantasia
il santo tempo l’ozio da sprecare
dal quale esce il gusto di creare…
e invece giù, solo a chiacchierare.
Apericene, serie televisive, pornizzazione
ok google e orologioni
e intanto siamo fint* come automi.
Da questi solamente differiamo
perché insieme al baretto brindavamo.
Ora nemmeno al bar possiam sfoggiare
è’ la fine della nostra umanitàh!
e non diteci che è per rallentà.

Ma che gli frega alla peste della Borsa,
o all’aviaria del ghiaccio al Polo sud,
di noi formiche se ne frega assai, Madre Natura
che matrigna è sempre stata,
come la Giorgia, che se pur cristiana
t’affogherebbe per una parmigiana.
Quel che a noi impressiona e fa star male
per Lei è solo un incidente di percorso
un orso magro diventa in breve un altro orso
petalo cade e già un altro fiore è in boccio.
Lo scarrafone muore a faccia in sù
sereno e senza invocar Gesù.

Sì, mentre siam digitali sempre più.
Non c’era sforzo per poterci metter giù
stò cellulare e stà birretta in mano.
Ora che siamo ai domiciliari
facciamo solo qualche ora in più
di tutto stò casino di tv.

Non c’è nulla che ci può bloccare
questa tendenza a pontificare.
Badate bene, l’eros non c’è più
i consigli sono: stare sul divano, guardare la tv,
metter a posto gli armadi invernali,
seguire corsi, fare i compiti ai bambini,
l’epidemia è innanzitutto colpa
mancanza di piacere e godimento
male di vivere e intanto
sul piumino dopo il Dovere
si parla di Destino.

Sembra che un Dio abbia slacciato le cerniere
di patuelle di tutti stì mortacci
ch’ora ci voglion buttare tutto a stracci.
Le mille colpe della civiltà globale
pare che tutt* noi dobbiam pagare.
Sì, come sempre non sono i grandi stronzi
che si tormentano in tutte queste pene,
tra noi siamo legati da catene,
che siano pure di dienneà.
Sarà un po’ come il cracche delle banche,
pare che il virus sia assicurato
lo pagheranno i nostri debiti al Mercato.

Ecco, mentre noi ci domandiamo
se la Quaresima fu inventata in Cina,
se un pipistrello è stato, o una manona
che spesso acconcia la sua aranciata chioma.
Com’è che ora tutto giulivo
Conte è diventato operativo,
saranno bravi, tutte persone serie
nel far pagare il conto delle ferie.

Come si fa poi quando riparte
la popolare schiava manifattura
che sostiene questa global jattura?
Il senso del dovere, che fu pre-alessandrino
ha già asfissiato ogni rimasta libertà.
Se c’è dell’oro, in questo tempo strano
c’è sempre quando non sei una servitù
c’è quando vai oltre il tututù.

Per serietà: quello che non si vede ci dà le quarantene,
quello che non si vende è quello a cui si tiene.

(DK)

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il marzo 10, 2020 da in acidofile, ambaradan o sarabanda?, catastrofismo, no globalism, poesia con tag , , .
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