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– Il frate è mio e lo gestisco io, ovvero come risparmiare sulle esequie


“E’ stata una sorpresa – hanno detto lo stesso Fanesi insieme agli assessori Caterina Del Bianco e Sara Cucchiarini e al dirigente dell’Urbanistica Adriano Giangolini – che va ad arricchire ulteriormente la storia della città di Fano e che documenteremo passo passo per renderla nota alla cittadinanza”.
Che la Giunta comunale fanese si rallegri del fatto che alcuni frati abbiamo murato una bara nella loro chiesa (Santa Maria Nuova, Fano), ora ritrovata su loro segnalazione durante la demolizione dello stabile per lavori,  è espressione quanto mai chiara della capacità dei religiosi di fare qualsiasi cosa, in barba alle regole del buon senso ed alle leggi civili, e di farla passare come niente fosse.
Perché questo frate, tale “Beato Antonio da Fano”, di cui si dice non sia stato effettivamente beatificato, è stato celato in un muro dagli anni ’50 ad oggi?
Pare un ben strano modo di conservare una reliquia. Ma sappiamo bene che alla Chiesa cattolica (e non ad altre religioni, ci è dato sapere) sono concesse molte eccezioni alla regola in materia di “biopolitica” riguardo alla conservazione di resti di defunti.
Quello che per noi civili è spesso un incubo, basti pensare alle regole stringenti e spesso impeditive cui dobbiamo sottoporci per disperdere le ceneri dei nostri cari o per conservarle presso casa nostra:
a volte pare che si tratti di materiale più pericoloso dell’uranio ed anzi, l’atteggiamento dei pubblici ufficiali anche rispetto al trattamento del corpo dei nostri cari, una volta preso da loro in custodia, è spesso arrogante e punitivo.
Pensiamo anche alle richieste burocratiche per il trasporto di una salma, o al modo di “requisire” e restituire un corpo quando questo è concesso per la donazione degli organi.
Lo Stato, spesso in maniera fin troppo arrogante, fa capire ai familiari che oltre la soglia della morte (o quando la coscienza individuale non c’è più) il corpo del cittadino è di sua proprietà, e lo tratta come cosa sua, imponendo regole estremamente articolate e precise, imposte, esami autoptici ed atti notori.
Invece per la Chiesa cattolica… un corpo può esser tolto dalla giurisdizione civile. Chissà  se ora, eseguiti gli accertamenti di rito …la “beatitudine” del povero frate servirà a far diventare il fatto un mero incidente di percorso, magari infiorettato dal fatto che gli ingenui frati (descritti come buontemponi anche nelle pubbblicità televisive) non sapevano di incorrere in un reato. In fondo sempre di mura Vaticane si tratta.
A noi, invece della “fama” per la città, vengono alla mente i tristi episodi di tanti scheletri nascosti in chiese e cimiteri di monasteri e conventi.
Ed anche ci chiediamo come mai l’attaccamento morboso per i corpi non venga descritto dalla stampa, nel caso dei religiosi, con gli stessi toni d’indignazione che userebbero per i civili.
A questo proposito, su reliquie e mummie, segnaliamo un interessante articolo, “Quando il santo fa brodo, Superstizione e necrofilia nelle celebrazioni giubilari”, apparso su A rivista nel 2016. Scrive l’autrice: “…Le pratiche religiose sono costellate puntualmente dai feticci organici. La religione cattolica non fa eccezione, ed anzi paga pegno alla sua peculiare convinzione che dio provvederà a far risorgere i corpi dei defunti in una forma incorruttibile, nell’aldilà. Dal Catechismo: “La «risurrezione della carne» significa che, dopo la morte, non ci sarà soltanto la vita dell’anima immortale, ma che anche i nostri «corpi mortali» riprenderanno vita.”
Speriamo che questo “souvenir” da Fano resti un esempio isolato!
Sta di fatto che la notizia della conservazione della “mummia” era già stata descritta nel 2009 dal frate Silvano Bracci nel suo saggio, pubblicato anche online a cura della cattolicissima congrega, pardon, fondazione Carifano: “Di questo venerato frate non abbiamo altre indicazioni biografiche, poiché Vincenzo Nolfi nel ricordare santi francescani osservanti fanesi si limita a queste parole: «F. Antonio, che l’anno 1430 fu Confessore di Alfonso Rè di Aragona, e di lui Ambasciatore a Papa Martino V»3 e così pure il Wadding all’anno 1430: «Erano attivi in questo tempo frate Antonio da Fano Confessore del Re di Aragona Alfonso e Oratore presso papa Martino per trattare della concordia […]»4, ma l’Amiani allo stesso anno parla di un beato Antonio agostiniano fanese “detto il Juniore”, rispetto ad un omonimo agostiniano seniore, nato circa il 1393 che poi fu confessore del re Alfonso d’Aragona, morto verso il 14325. Sta di fatto, come dice il Pellegrini, che dalla chiesa di Santa Maria Nuova in San Lazzaro era stato trasferito a Santa Maria Nuova in San Salvatore il corpo mummificato del ‘beato’ Antonio da Fano francescano osservante conservato appunto nell’altare di Sant’Antonio. Ma durante gli interventi di restauro del 1958-59 si pensò di trasferirlo dato che non ne esisteva venerazione, così in una elenca-zione di “lavori eseguiti in economia” relativi al mese di dicembre 1959 si legge tra l’altro: «Per apertura e chiusura di porte nella Chiesa, chiusura della nicchia del Beato Antonio, […]” e a suo tempo dalla viva voce di P. Francesco Talamonti, il Guardiano che promosse e seguì i lavori, abbiamo saputo che quel corpo “tutto intero” fu tolto e murato verticalmente all’inizio della parete destra della chiesa nel vano tamponato di un passaggio che immetteva nell’attuale convento. Di questo santo frate fanese, pur denominato “beato”, non è stato mai promosso un processo per il riconoscimento del culto da parte dell’autorità ecclesiastica.”

Niente beatitudine ufficiale quindi (e nemmeno sepoltura civile) per questo frate murato. Occorrerà quindi frenare la corsa alla costruzione di luoghi di culto ed altarini:
a meno che non sia la giunta municipale ad offrirli …i frati pare fossero già andati al risparmio, dando per scontata la giurisdizione vaticana sul corpo e, sembra, senza la necessità di denunciarne la tumulazione alla autorità civile.

 

La redazione.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il settembre 18, 2019 da in acidofile, anticlericalismo.
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