rimarchevole…

un blog di provincia…

-Il mare in mezzo: tra retorica e ideologie sul “fenomeno” immigrazione

Situazione Sprar ad oggi

Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. E purtroppo in questi anni molte persone ne hanno fatto le spese, trovandosi in balìa di gente senza scrupoli e delle onde del nostro Mediterraneo. Il “fenomeno” immigrazione pilotato a singhiozzo secondo il trend del bisogno di mano d’opera sia in nero che a contratto: badanti, muratori, cantonieri, facchini. In questo scenario è importante cercare di riconoscere la realtà, senza cadere nei pozzi della retorica.
Iniziamo dalle cantonate sul contesto storico ed economico: chi paragona l’immigrazione italiana nelle Americhe a quella attuale dal Medio Oriente e dall’Africa, solo per ricordarci che siamo stati emigranti, tace la fondamentale differenza tra quel contesto e quello attuale.
Parliamo poi di integrazione sociale e culturale: chi magnifica le grandi capacità adattative della nostra società, paragonandola a quella multiculturale statunitense o inglese, scorda che quelle sono state elaborate in secoli, e che ancora comunque esprimono grandi contraddizioni a causa di ancora molto radicate enclave sessiste e mafiose (come del resto anche in Italia). Essere cittadini non è facile, né per noi né per chi arriva, pieno di speranze ma anche carico di culture globalizzate nella quali il concetto di diritto e democrazia è sempre più pallido. In tutto questo la massa di retorica espressa da noi “buonisti” è inaccettabile:
abbiamo il sistema Sprar a pezzi, gli uffici immigrazione comunali tutti spariti, il decreto detto “Salvini” che impedisce ogni tentativo di integrazione (problemi incredibili per chi già è nello Sprar e cerca di tenersi un lavoro e un alloggio), però invece di esigere che questi problemi vengano risolti, in Parlamento ed all’UE, canzonettiamo su Facebook e preghiamo sui sagrati il nostro “Aprite i porti”. I funzionari di partito si fanno fotografare sulle navi di soccorso come novelli partigiani, alcuni/e fanno viaggi e reportage sulle rotte, gli scatti fotografici si sprecano, articoli, buone parole, ma i fatti?… la massa di giovani, in maggioranza maschi, molti dei quali adolescenti, in fuga dall’Africa pare possa ospitarla solo la Chiesa. Alcune cooperative che avevano in concessione strutture ora chiuse vedono volontari ospitare persone senza più tetto…ma come sempre sono le strutture confessionali ad avere spazio e fondi per salvare il salvabile.
E ciò non è una buona cosa, per il nostro Paese né per il concetto di laicità già molto in difficoltà.
Consideriamo anche che i progetti Caritas stessi, portati avanti negli scorsi anni, ora fanno fatica, perché non vi sono abbastanza soldi e volontari (alla faccia della pubblicità dell’Ottopermille) . Mancano anche strutture socio-culturali per l’integrazione. Del resto quelle mancano anche per chi è già cittadino/a italiano/a, perché gli spazi sociali vengono chiusi in una trasformazione in atto da decenni della cultura da libera a kultura semplificata e commercializzata, diretta dagli “opinion maker” politici di ogni città e regione.
Tutto è fagocitato dall’apparire, si scattano più fotografie e si fanno più video e post che fatti reali, che pesino e cambino la realtà.
Per questo vi prego: basta col replicare all’infinito gli insulti sessisti alla capitana Rackete, basta con le narrazioni di viaggio e le foto ricordo, basta con le frasi ad effetto.
In un anno circa, la sezione locale di Refugees Welcome ha attivato tre ospitalità, per tre ragazzi africani con lo status di rifugiati, affrontando problemi burocratici increbili. Nonostante ci siano offerte di lavoro e progetti per tirocini in provincia, aiuto per l’integrazione e l’ alloggio, da parte delle istituzioni, non ce ne è. Il problema della casa e della socialità è enorme. Molti giovani che arrivano ora hanno poi grossi problemi di alfabetizzazione, e anche psicologici, difficili da affrontare soprattutto nella povertà. Il degrado umano e culturale, oltre che di vita, è servito.
Altri esempi di ospitalità in luoghi non confessionali, a parte alcuni educatori e operatori di cooperative che ospitano di loro iniziativa persone altrimenti ormai senza tetto (grazie a Salvini e soci) non ce ne è.
Non vi sembra un po’ poco rispetto alle migliaia di post di persone di questa provincia che contestano Salvini e la sua politica sovranista?
Dobbiamo veramente pregare la Madonna, dormire sui sagrati delle chiese e telefonare ogni giorno a Padre x o y sperando che gli si sia liberata una brandina in canonica, per non vedere persone dormire per strada o ammassate da qualche caporale?
Cosa abbiamo veramente da dare, e cosa da chiedere,  a chi arriva nella penisola, sorta di passerella per l’Europa, oltre ai flash dei telefonini, una montagna di scartoffie, e venti euro che ci sono rimaste in tasca?

Una attivista per l’accoglienza, Pesaro Urbino.

Riportiamo In calce il commento di Gaia Giuliani trasmesso su FB:
“Free Carola: sure. But where are the persons she has rescued? Are they going back to be mere numbers, as in the mainstream anti-immigration narratives? Aren’t we able to conteract the oblivion they are usually sinking in after the rescuing? Why are they absent in our counter-pictures while all those white bodies are instead filling them? Shouldn’t our counter-narrative be different? Are we dangerously juggling with the icon of the white savior (so popular in some colonial narratives against someone else’s allegedly “worse” colonial managment) and its reproduction of the silent, desubjectified and dehistoricized (postcolonial) victim?”

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il giugno 30, 2019 da in acidofile, diritti umani, io vorrei... con tag , , , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: