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-Qualunquismo VS Responsabilità: l’epocale scontro politico


Grillo è l’uomo incazzato qualunque, è quindi un uomo, ed è eternamente incazzato. Una specie di priapismo del pensiero lo agita e gli fa catalizzare la frustrazione della massa.
Come maschio qualunque può attaccare con lo spregio ed offendere chiunque e qualsiasi cosa: la mosca che vola davanti al suo naso, i politici “psicopatici” ed “autistici”, gli europeisti o i “banchieri”, Mattarella nelle sue funzioni di garante. Eppure lui stesso si è fatto “garante” del M5S.
La politica qualunquista non sa distinguere i ruoli e le responsabilità perché è fatta ed acclamata da persone senza arte e senza parte: gente che non sa più a quale classe sociale appartiene veramente, quale è la storia concreta ( e non riassunta) del proprio Paese.
Riflessioni importanti contro la supremazia del capitalismo finanziario, divengono in mano a questi leader, comici o ministri, di destra, carta straccia… perché sono solo invettive, fatte a beneficio di elettori che come loro non hanno più un progetto politico da condividere ma trovate da “far provare”.
Soprattutto il modo di lavorare del M5S, attraverso la piattaforma online Rousseau, bypassata in continuazione dai veri macchinisti del progetto con interventi sulla linea politica e sulle candidature, priva di significato e di attendibilità l’idea stessa di partecipazione dal basso attraverso la tecnologia.
E questo non solo depotenziando il discorso della democrazia virtuale ma anche confermando la privazione delle identità personali. Si parla tanto di identità (e di Nazione) ma notiamo la grande povertà di esse proprio nel discorso dei leader Di Maio e Salvini: “italiani” e “poveri” sono le identità che propongono, in un delirio di riscatto che imita male i Malavoglia e finisce col “pacco per il povero”..
Chiunque osi contraddire il loro qualunquismo, ponendo sul piatto identità concrete e problemi e richieste concrete (per i lavoratori e le lavoratrici, l’ambiente,  i pregi ed i fall out della globalizzazione…) è fastidioso per loro.
La complessità li spaventa e lo si capisce dal loro atteggiamento schizoide, per cui scelgono un ‘damerino’ come Conte come prèmier di facciata, mentre se la prendono con gli “intellettuali”.
La vecchia classe politica non può dare risposte a questi nuovi omo-megafoni se non cedendo il passo ai movimenti ed alle associazioni, non trasformandoli in nuovi partiti, ma definendo un nuovo modo di fare politica:
praticando il meccanismo di rappresentanza e de delega col metodo libertario, trovando al contempo soluzioni originali per consentire a questo metodo, ovviamente (e notoriamente) lento e funzionale solo alla condivisione, non adatta quindi ad affrontare urgenze e sistemi complessi, un modo di agire sufficiente ed efficace.
Il filosofo Davide Graeber e l’archeologo David Wengrow scrivono su Eurozine (trad. Internazionale 18 ottobre 2018): “La disuguaglianza è considerata una conseguenza inevitabile della civiltà. Ma molti studi smentiscono questa tesi e suggeriscono che un’alternativa è possibile“, citando testimonianze di antiche civiltà costituite in grandi organizzazioni federali, cercando di smentire il fatto che “la disuguaglianza sarebbe la conseguenza ineludibile del vivere in qualunque società grande, complessa, urbana e tecnologicamente sofisticata”.
Per questo il più grande esperimento della nostra epoca è capire come organizzare realmente in forma orizzontale, partecipata, inclusiva, condivisa, la politica, smontando la retorica populista che, agganciata ai mass media ed ai social network, permette a tutti di avere alibi ai propri sensi di colpa, indossare maschere e nascondere la propria realtà, addossare al “Passato” tutti i mali, promettere soluzioni indolori e fuggire dalla responsabilità.
Dovremmo innanzitutto fare attenzione a non trasformare noi stessi/e in semplici antagonisti, diventando anche noi uomini e donne “ad una dimensione”, con la funzione di Sentinelle, equipaggiati di modelli organizzativi, gruppi FB, badges e striscioni, eroi ed eroine, ma sempre più poveri (scusate il termine) della ricchezza di prassi ed esperienza che serve alle scelte politiche reali…in una società sempre più militarizzata e burocratizzata che agisce il controllo sociale su ogni minimo angolo di dissenso, quelle Zone rubate al degrado o quell’ underground che ci ha pian piano buttato giù anche dai margini.

FPA

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Questa voce è stata pubblicata il ottobre 23, 2018 da in acidofile, ambaradan o sarabanda?.
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