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– Salute mentale e territorio: cambiare strada, verso un percorso di prevenzione ed inclusione.

Il dibattito fra familiari, operatori e amici di persone con disagio psichico, durante l’iniziativa “ABC della salute mentale” il 15 settembre, ha evidenziato, a fronte dei dati presentati di recente dal Ministero della salute e di quanto riportato da chi vive direttamente la situazione, una grave mancanza del rispetto del diritto alla salute verso questi/e cittadini/e particolarmente fragili.
In alcune realtà i principi progressisti della legge 180/78 sono resi inefficaci dalle norme applicative e dalla riduzione delle risorse messe a disposizione. Sicuramente investire solo metà dei fondi concordati (5% del bilancio FSR) nella salute mentale, causa problemi: aggravamento e ghettizzazione delle persone con disagio mentale, ricorso incongruo ai farmaci, azzeramento di altre forme terapeutiche, ma questo avviene per scelte su cui i cittadini devono chiedere conto. Dove sono state impiegate le risorse sottratte alla salute mentale?
Su un’ area di riferimento del nostro CSM (centro di salute mentale) di 136.000 abitanti per 22 comuni, gli utenti con disagio dell’intero bacino sono circa 2.200. La spesa pubblica per questo tipo di cure è di 31 euro\abitante , meno della metà di quella che viene prevista dalla legge. Il numero totale degli operatori per la salute mentale sul territorio è di 47, la norma ne prevede il DOPPIO!
Gli appartamenti con educatori specializzati professionali, che consentano di recuperare alla vita sociale le persone pronte per una vita indipendente, sono solo UNO! Ne occorrerebbero almeno CINQUE.
L’SPDC locale, il reparto di psichiatria dell’ospedale Santa Croce, è un reparto a porte chiuse (in tutto il Paese contiamo invece circa trenta reparti ‘open’), nel quale per mancanza di personale si attua a volte la contenzione della persona fragile con esigenze in fase di crisi. Ciò comporta un micidiale impatto per le altre persone momentaneamente ricoverate in quel reparto.
La salute mentale regionale nelle Marche si trova al terzultimo posto nella graduatoria nazionale, ciò comporta una sofferenza sugli operatori addetti, il cui numero è in difetto del 32% sul totale previsto.
Il CSM di Fano a sua volta è all’ultimo posto per prestazioni tra tutti i 15 CSM esistenti nella nostra regione, ciò comporta un dannoso sovraccarico di persone utenti per ogni medico psichiatra, causando prestazioni inadeguate, con grosse ripercussioni sulle persone con fragilità che hanno invece bisogno di continuità relazionale. E per questo la responsabilità della cura pesa quindi spesso solo sui familiari, con la trasformazione delle convivenze (dalle quali spesso ha origine il problema) in micro manicomi di fatto. La pianificazione del percorso di inclusione sociale (l’abitare, il fare un mestiere, il socializzare) è impossibile in queste condizioni, con grave rischio per i pazienti. E spesso infatti l’ingresso nel reparto SPDC dell’ospedale diviene una ripetuta porta girevole, entri, esci e rientri poco dopo.
Da segnalare inoltre il turn over continuo dei medici psichiatri (che sono 7, la META’ del necessario) che produce appunto disorientamento nelle persone utenti, le quali spesso sono costrette a ricominciare tutto da capo, con sofferenza collegata alla discontinuità nella relazione persona\terapeuta.
Si è altresì sottolineato il grande ricorso in regione ai ricoveri di lunga durata, o brevi ma ripetuti, presso cliniche convenzionate che non offrono i servizi di socializzazione necessari al recupero della persona, e anzi spesso si strutturano per accogliere assieme tipologie troppo differenti di pazienti, creando una specie di lazzaretto sanitario di pazienti invisibili.
Nel dibattito è stato evidenziato anche il diritto ad esprimere la propria volontà e il consenso informato alle cure che deve essere assicurato al paziente con disagio mentale; può essere anche usato lo strumento della Disposizione Anticipata di Trattamento sanitario (DAT), dedicando tempo all’informazione e all’ascolto, raccogliendo la volontà della persona quando è possibile (prima che accadano eventi di crisi). Questo diritto va ribadito all’attenzione pubblica per un doveroso rispetto nelle strutture di assistenza pubbliche e private e va portato all’attenzione dei responsabili dell’azienda sanitaria Asur A.V.1 della provincia di PU. Intendiamo continuare una sinergia di ascolto e confronto verso obiettivi concreti.

Lia Didero, Ass. Alternativa libertaria –  Vito Inserra, Ass. Liberamente- Francesca Palazzi Arduini, Femminismi- Adelina Zanella e Dario Marini, Ass. Fuoritema-
Fano, 20 settembre 2018.

Il documento completo sui dati marchigiani qui.

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Questa voce è stata pubblicata il settembre 21, 2018 da in alternativa libertaria fano, centro salomone fano, diritti civili, salute con tag , , , .
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