rimarchevole…

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– Il contributo di Monia Andreani su quanto accaduto al “paziente” Stefano Cucchi.


Abituati a scordarci dei percorsi, forse è il momento, con l’uscita del film , di ricordare il lavoro fatto sul caso Cucchi all’università di Urbino nel marzo 2015,
con la giornata seminariale dalla quale è nato il libro che porta lo stesso nome dell’incontro, “Lo Stato irresponsabile[1].
“Alle 12.10 un carabiniere si presenta a casa Cucchi trovando solo la madre del ragazzo, e chiede a questa di seguirlo in caserma per comunicazioni. La signora non può, trovandosi sola con la nipotina, e così il carabiniere dichiara che sarebbe tornato più tardi. Alle ore 12.30 alla madre di Stefano viene notificato il decreto del PM con cui si autorizza la nomina di un consulente di parte per l’autopsia. Ed è così che la famiglia Cucchi apprende della morte del figlio Stefano”.
Col nuovo processo la famiglia ha chiesto ed ottenuto di stabilire la responsabilità del pestaggio in camera di sicurezza ma anche quella della reclusione in un ospedale penitenziario non in grado di seguire le patologie del detenuto, un iter-calvario che torna alla ribalta dopo che la Cassazione ha rigettato nell’aprile 2017 la chiusura del processo d’appello bis ai medici dell’Ospedale.
Il libro ci porta su un piano dal quale è possibile ottenere una visuale ben più ampia che dalla lettura dei resoconti processuali, una visione che individua la responsabilità di un sistema oltre che dei singoli. L’intervento dell’avvocato Alessandro Gamberini (parte civile Cucchi) ci spiega nel dettaglio i “paradigmi” del mondo giudiziario che fanno parte di quel ben recitato copione che mette il tossicodipendente arrestato per spaccio in una condizione differente da altri, una condizione di minorità. Esemplare la descrizione dell’udienza nella quale il pubblico ministero e il giudice non guardano mai l’imputato in viso e quindi non si accorgono minimamente del fatto ch’egli abbia subito un pestaggio.
L’intervento di Monia Andreani (“Quale consenso? Sanità penitenziaria tra biopolitica e bioetica nel Caso Cucchi”) descrive il rapporto tra sanità penitenziaria e carcere e analizza la mancata firma da parte di Cucchi del consenso informato durante il ricovero presso il reparto di medicina penitenziaria “Pertini” di Roma; l’ipotesi di Monia, che ha analizzato le circostanze della mancata firma del Consenso informato, è che “Cucchi è apparso ai sanitari che lo hanno incontrato non come un paziente particolarmente difficile …ma come un detenuto e in particolare un detenuto tossicodipendente”. Situazione di conflittualità e mancanza di relazione, tanto più se si è stati pestati, quella tra detenuto e medico, quest’ultimo visto come un operatore del sistema di detenzione e non come qualcuno che potrebbe fornire un aiuto medico.
Monia ha di nuovo la forza di analizzare la situazione a partire da una “relazione”, voluta o no, tra persone, in questo caso tra paziente e medico, in questa relazione Cucchi è la vittima di una serie di incapacità e non volontà di comunicare, di un “dispositivo” che non prevede uscita. Questa analisi va ben oltre il problema del pestaggio subito in precedenza da Cucchi, che rientra invece nel problema tutto italiano delle punizioni inflitte dalle forze di polizia, le quali possono essere considerate a tutti gli effetti Tortura. Tortura è infatti, per definzione, sia la violenza inflitta come punizione che quella usate per estorcere, su questo segnalo ancora l’articolo sul dibattito in commissione parlamentare sull’introduzione recente del reato nel Codice Penale: Nel reato non c’è lo Stato.
Oltre ad alcuni interessanti interventi di studenti facenti parte del Gruppo di ricerca, ed altri, da segnalare nel libro il contributo di Giuseppe Giliberti (anche formatore sui diritti umani per Amnesty International Italia) “Irresponsabilità e controllo emergenziale”, e di Domenico Scalzo, che in “Una sorella va lontano” ripercorre il discorso sul principio dell’inviolabilità personale e della definizione di “nuda vita” con un excursus tra testi filosofici e politici contemporanei essenziali.[2]

[1] Lo Stato irresponsabile. Il caso Cucchi. A cura del Gruppo di ricerca su potere, istituzioni e forme di controllo sociale, Università degli studi di Urbino. Aracne editrice, Canterano (RM), 2017.

[2] Tra i testi politici occorre citare Manconi, Calderoni, Quando hanno aperto la cella, Il Saggiatore, Milano 2013.

 

Lo Stato Irresponsabile locandina

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