rimarchevole…

un blog di provincia…

– Salvini, che fare? Considerazioni sulla morte della Polis.


Perché non possiamo più avere una “zona desalvinizzata”.

1) Che la Polis fosse morte lo sapevamo da un pezzo, da quando nei talk show, ormai mezzo d’informazione politica privilegiato, si è iniziato a gridarsi addosso senza darsi la parola, e da quando Grillo ha iniziato coi suoi vaffanculo, propugnando il governo assoluto della maggioranza assoluta.
Non approfondisco sul tema del dialogo e del compromesso, noi libertari/e abbiamo sempre propugnato i metodo della condivisione ma ai politici è sempre più convenuto quello del patteggiamento e della socialdemocrazia, versione mitteleuropea e weberiana “alta” di tangentopoli, è una questione di Dominio.
Vediamo appunto la Polis come Città, intesa come spazio anche mentale di vita e di dialogo, di inclusione e di confronto. Ora si preannuncia Salvini in città, a metà settembre. Forse verrà, forse no, dipende dai suoi impegni tra incontri con capoclan e grigliate, ma se verrà, lo farà in uno spazio collaterale alla città, il Campo di aviazione, spazio ampio destinato a grandi affollamenti.

2) Già questo è il segnale antropologico di un cambiamento: il potere mediatico e commerciale non è più della città tradizionale ma dei meccanismi che dalla periferia gestiscono gli assembramenti: il “Fanocenter”, impero multinazionale del commercio, e il Campo di aviazione, stadio pratico che si sostituisce a spazi ormai troppo piccoli e complessi da gestire come quelli cittadini. Solo il PD pesarese, nel suo strapotere, ha ambito in passato organizzare una festa di partito in spazi urbani cittadini, con la pretesa addirittura di chiamare la sua festa, al pari dei proprietari di Fanocenter, “FestaPesaro”. Il punto è infatti la battaglia per parlare “a nome di”, per essere interpreti, per dirigere, amabilmente o no, l’opinione pubblica e quindi le politiche culturali.
Peccato che in questo gioco alla supremazia, ed al massacro, i nostri “compagni di strada” (strade asfaltate) del PD e Sinistra Unita locali non si siano resi conto che c’era chi rischiava di avere mezzi più spregiudicati e nuovi dei loro: sia nel “dare la parola” per poi riprendersela (Grillo e le sue piattaforme gestite, innovazione vera), e Salvini e il ritorno al sentimento popolare del panico, che vince sempre.

3) Vorrei essere più precisa: Fano è una città morta sotto il punto di vista della libertà di parola e degli spazi pubblici. E questo progressivo inaridimento se lo ha causato in parte la politica di centro destra della amministrazione precedente, con le sue politiche del controllo (ricordo la pretesa di un amministratore di concedere qualsiasi tipo di suolo pubblico alle associazioni…prendendosi un mese di tempo). La politica di chiusura degli spazi, di gestione del potere sugli spazi, l’ha perfezionata il PD con la complicità totale di Sinistra Unita. Gli spazi monumentali della città, unici nei quali si potesse organizzare qualcosa da semplici cittadini senza avere mezzi per le strutture coperte, sono stati poco a poco risucchiati in una gestione per appalto, ed ora sono due giganteschi parco-giochi culturali, nei quali al massimo potete andare ad ascoltare De Andrè a pagamento od usufruire di bellissime scene musical-teatrali. Ma la politica e l’associazionismo libero da controlli “ministeriali” non ci entrano. L’area Pincio ed ogni altra area scoperta importante sono, lo ha affermato lo stesso assessore Marchegiani in un consiglio comunale tematico, “sotto il loro controllo”.
La Mediateca, detta “Montanari” in omaggio ai provvidi erogatori liberali, è il sancta sanctorum dell’intellighenzia cittadina ed ha un suo triumvirato che decide chi entra e chi sta fuori.

4) Dove sono quindi gli spazi pubblici per la libera iniziativa dei cittadini e delle cittadine? Questa amministrazione si esprime chiaramente: ha organizzato molteplici “Stati generali” dimenticando che nella storia non gli amministratori che li organizzano, ma i cittadini comuni. Ed i nostri ‘Quaderni di doglianza’ non li può decifrare il Sindaco con l’aiuto di diapositive. Perciò, se mano a mano nel tempo gli artisti e gli intellettuali se ne vanno, e restano i burocrati dell’intrattenimento, magari hipster, se la Fiera della sostenibilità, unico appuntamento trasversale e autogestito, finisce per sfinimento tra trattative con l’amministrazione e tasse da pagare, il motivo c’è. Sta nel solito atteggiamento della sinistra ruspante, per il quale tutto deve essere incluso nel suo grande seno, tutto programmato e gestito. Siamo entrati di nuovo in una epoca di fine della Polis, che lascia spazio ai regimi.

5) Ora che arriva la Lega a fare la sua grande festa, sui social c’è chi dice che occorrerebbe contestare anche il “Ministro alla Mala Vita”, ed ognuno lo farà per suo conto, c’è chi ha già detto che con la sua bandiera metterà in atto un “segreto” flash mob, chi leggerà pagine della Costituzione… . E’ per questo che Salvini ha già vinto. In primis perché il suo partito ha la forza di organizzare incontri in spazi aperti nei quali la contestazione è difficile, ma adesso ha anche la protezione della carica istituzionale. Dall’altro perché chi contestava le politiche di Minniti sulla segregazione in Libia, non è disposto ora ad allearsi col PD per contestare l’ancor peggio. Ed ancora, perché la fine della Polis, quel concetto basilare di spazio pubblico e di iniziativa sociale, che la sinistra italiana non ha capito e non vuole, ha sancito la fine del dibattito politico vero in cambio di una socialità predigerita. Predigerita in spazi confezionati come fabbrica, o in eremi dai quali partono tentativi di intellighenzia e di Pietas, comunque sempre finta e priva di quel caos vitale che solamente sarebbe in grado di dare un segno alle città, e che invece adesso semmai si esprime con la rabbia (così come successo durante la sfilata del 25 aprile), di certo funzionale al panico.

6) Il controllo del territorio, sia nella politica di pace che in quella di guerra, è comunque una accezione maschile, lo è sia nei Patrocini e nelle programmazioni culturali, che nella sfida alle Zone rosse. La gestione della socialità come Programma nella Polis si rinnova con modalità falsamente innovative ed inclusive, per gente abituata ad essere spettatrice o al massimo “volontaria”, modalità nelle quali è troppo difficile avere spazi spontanei e non indirizzati alla campagna elettorale ma semplicemente alla libera espressione. E nel gigantesco paese dei balocchi c’è un Mangiafuoco che rischia di prendersi molto spazio.
Nell’ultimo tentativo cittadino di dissenso dalle politiche governative, quell’#apriteiporti che si è svolto all’anfiteatro Rastatt, erano presenti persone di vario orientamento politico e c’era un tentativo di trasversalità, ma una cosa era chiara: l’iniziativa iniziava e chiudeva con l’intervento degli amministratori e non si è fondato alcun coordinamento cittadino che consentisse di sviluppare una riflessione e una azione nel tempo. Su questo invito a riflettere soprattutto adesso, quando il signor #chiudeteiporti ci ri-porta alla realtà della nostra Polis.

FPA

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