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-Il Carnevale fanese tra riso e smorfia: dal Ventennio al Nuovo Millennio.

Tutte le volte che ci vado rivedo le stesse facce, gli stessi occhi spalancati di persone di ogni età visti già in fotografia nelle sfilate di cartapesta di quasi cento anni fa, ogni volta rivedo l’immancabile ometto vestito da frate, e gli stessi banchetti del torrone. Tutte le volte i temi dei carri, il getto di dolciumi e la gestione degli ingressi sono un termometro degli umori collettivi.
Il Carnevale è popolare e cambia coi tempi, chi disse allora “ventimila forestieri al corso mascherato!” non ha le stesse priorità di chi ora fa entrare sui viali “un massimo di ventimila persone”, perché siamo in periodo d’allerta, e basta una bottiglia o un petardo a piegare quel canneto al vento che è una folla.
Tutti stiamo sempre a testa in sù, a guardare gli alti carri sfilare, le loro teste colorate più alte dei vecchi platani che assistono lungo il viale, “i titani della smorfia” come scriveva Fabio Tombari.
Tutti camminiamo piano nella calca, poggiandoci ai lampioni o cercando un gradino, salutiamo le maschere che animano il getto dei cioccolatini, indichiamo ai bambini qualche particolare delle enormi macchine dello stupore, coi loro meccanismi lenti, le giravolte, gli inchini meccanici o animati dai carristi nascosti tra le quinte e, verso sera, le luci che illuminano come fari tutto intorno.
Ma il Carnevale fanese è cambiato nel tempo, adattandosi alle circostanze, scambiando i frizzi e i lazzi goliardici con l’arte, le genialate con le innovazioni artigianali, l’improvvisazione col mestiere. E fiutando gli umori come un segugio (allora) o una Doxa (ora).
Guardo la foto pubblicata sul libro “Carnevale di Fano negli anni ’20 e ‘30”, che ritrae una dozzina di auto e oltre cento persone di ritorno da una scorribanda “punitiva” a Pesaro, per vendicare una critica al Carnevale fanese: è il 1926, la punizione per fortuna consiste solo nel piazzare un cetriolo di cartapesta in Piazza del Popolo ma la cultura fallica del fascismo è presente nell’aria. Così, dall’innocente carro dal titolo “Cesto di ortaggi”, il cetriolo (El cmarel) passa da incappucciare “per scherzo” la Dea Fortuna in piazza XX Settembre, a divenire simbolo territoriale nell’invasione di Piazza del Popolo a Pesaro. Così il carro del 1929 intitolato “Lo stoccafisso”, non pare così gastronomico e innocente se ricordiamo che allora un noto gerarca fascista lo usò al posto del manganello che gli era stato proibito di portare alla cintola.
Nel caso della foto della “spedizione punitiva” si nota la preminenza delle automobili e dei piccolo borghesi, eppure anche in quegli anni il Carnevale significa molteplicità: il riunirsi di nobili, notabili, borghesi, artigiani, artisti, proletari e contadini, tutti nella stessa piazza.
In che ruoli? Se il gesto dello spargere dolciumi dai carri, e anche in passato confetti e fiori, era gesto da benestanti verso la folla contadina e artigiana venuta anche da fuori città, il trainare i carri era affare da proprietari di bestie, sostituito poi nel tempo dai trattori.
Allora i buoi e i cavalli venivano ornati di pennacchi e bouquet fioriti, ed ora invece i trattori sfilano nei loro colori e senza ornamenti. Il riso suscitato da chi si lanciava ai piedi dei carri per acchiappare i dolci, anche quelli caduti ai piedi delle bestie (e a volte nel letame), si è evoluto in furbe azioni con allargamento di plaid e apertura di ombrelli…sino all’invenzione del “cono prendigetto” che ha chiuso la diatriba dei rischi da ombrellate e sgomitate portandoci tutti in un Carnevale più misurato, meno scalmanato, in cui il pudore la fa da padrone. Quelli di prima? I tempi in cui si rideva per un ragazzino che cadeva a faccia in giù per un Bacio Perugina, o di una signora che andava gonne all’aria per una scatola di Rossana? Cose di altri tempi come le comiche, perché adesso una pignatta che esplode non richiama più il riso di una faccia affumicata ma il terrore in metropolitana.
Per non parlare dei petardi, passatempo dei Pierini quando il Carnevale aveva ben più seri problemi, nel Ventennio, e l’ associazione che lo organizza veniva fagocitata dall’ Organizzazione Nazionale del Dopolavoro fascista:
“Nell’adunanza generale dei soci della Carnevalesca di Fano, su proposta del Commissario straordinario del Fascio Borgogelli Ottaviani Conte Marco, si è decisa la trasformazione della Società stessa in Società “Fanum Fortuna – Risveglio cittadino” mentre già dall’anno precedente le cronache giornalistiche davano ampio spazio alla presenza del Podestà che, in compagnia del Vice Prefetto e del vice Questore dalle finestre “bersagliava i suoi amministrati” con proiettili “al glucosio”.
Insomma se allora diventava difficile ridere e scherzare (e il Carnevale scomparì tra le onde della guerra quasi del tutto dal 1939 al 1949, cronache di quegli anni sono consultabili sul documentato sito La Valle del Metauro), oggi la grande macchina del Carnevale pare così rodata e scientificamente organizzata da far sparire la burla della maschera irriverente e spaccona (ora col rischio che sia “politicamente scorretta”).
Di episodi “fuori dalle righe” ricordo l’entrata nella sfilata del carrello della spesa femminista nel 2005, anno della campagna sulla Legge 40, allora il post-democristiano Mazzanti, presidente della Carnevalesca, venne messo di fronte al fatto che in teoria chiunque può presentarsi al Carnevale, in quanto festa popolare e “semel in anno…” aperta a tutte le espressioni della satira.
Poco da ridere lo trovarono invece nel 2012 sempre le donne di Femminismi, quando sfilò un carro di 1° categoria dal titolo “La vedova nera” sul quale, per la gioia di donne, bambini e non berlusconiani, lo scandalo delle Olgettine veniva presentato con una donna ragno che manipolava a suo piacimento i politici (figuriamoci!).
Quest’anno, al secondo anno di nuova gestione della Carnevalesca, le sadiche ragne sono sparite, come anche le “corse dei Cesari” a torso nudo.
Un grosso paio di prosperosi seni nella “regina” a cavallo di uno sardone e un Trump che strizza in pugno una donnina sembrano invece i lontani eredi di una satira antica, nella quale i tratti sessuali vengono esagerati. Siamo per fortuna lontani anche dallo stereotipo della donna vista coi soli occhi maschili, quella degli artisti della cartapesta tra i quali per ora le Maestre cui è stato attribuito un carro di una certa rilevanza si contano sul dito di una mano.
Resta nel “Pupo” o “Vulòn” la voglia di ritrarre il presidente degli Stati Uniti, come nel 1981 con Reagan sul seggiolone munito di vasino, testimoniata quest’anno solo nel carro “Sciuscià” (Mauro Chiappa – Fantagruel) nel quale Renzi e Berlusconi lucidano le scarpe a Trump.
Il carro celebrante Rossini di quest’anno porta invece il Carnevale a divenire un enorme fumetto pedagogico a tre dimensioni, una tendenza alla “descrizione”, più che alla satira, è già da tempo la nuova anima della sfilata.
Il Carnevale finisce ancora col rogo del Pupo col quale, scrive Tombari  “tra cascate di torrenti al magnesio e scoppi di mortaretti e bengala…Fano manda in cielo col fumo il proprio ridicolo”.
Nel gesto del bruciare in piazza questo feticcio della spacconeria finisce il Carnevale, col pentimento per le troppe pretese e il gozzovigliare. Subito dopo inizia il rito religioso delle Ceneri, l’inverno batte la sua ultima sferzata e il ricordo del getto di dolciumi dai carri resta come un sogno utopico di gratuità, come quella vincita al lotto, quella mano a carte fortunata, quel regalo inatteso e addirittura non meritato di cui si favoleggia nella Smorfia che unisce nuovi e vecchi poveri, nuovi e vecchi ricchi, una cornucopia della quale, racconta Fabio Tombari: “Ogni carro è dotato di un rigurgito sopra i dieci quintali”.

FPA

Fonti:

Il Carnevale di Fano, fotolibro, edito Centro studi Carlo Cattaneo, Fano, 1982.
Carnevale di Fano negli anni ’20 e ’30, a cura di A. Berardi e P. Piccinetti, edito BCC Fano, 2004.
La Valle del Metauro, sito di informazione naturalistica e storica, www.lavalledelmetauro.it

 

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Questa voce è stata pubblicata il marzo 21, 2018 da in antifascismo, carnevale di fano 2018, fano old movie con tag , , , .
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