rimarchevole…

un blog di provincia…

– Lo strabismo di Marte: come cavarsela tra global-authoritarianism e neo-fascism?


Per Stato autoritario si intende una entità statale e/o una forma di governo in cui la sovranità è esercitata da un partito egemone o da un dittatore. È una rivisitazione in chiave moderna dell’assolutismo monarchico“, questa WikiD mi è venuta in mente leggendo il titolo del nuovo libro di Bruno Vespa, “Soli al comando”, che sottotitola: “Da Stalin a Renzi, da Mussolini a Berlusconi, da Hitler a Grillo. Storia, amori, errori”.
Il titolo è già un capolavoro: Vespa riesce a paragonare i politici italiani a personaggi del passato senza rischiare la denuncia. Perché? E’ evidente che per il senso comune essere paragonati a un dittatore che ha mandato a morire milioni di persone è normale: come nel caso di Mussolini, o di Stalin, la negatività viene stemperata nella  personalità catartica con abile gioco di sospensione del giudizio. Hitler però, verso il quale l’astio popolare può essere bipartisan, viene riservato a Grillo… .
La comicità della parola “amori” nel titolo, mi ha fatto pensare a come ormai il FATTO (parafrasando, anzi no, il nome di una recente testata giornalistica) stia ormai tutto in quello che Alessandra Daniele chiamerebbe ‘Dejà Vu’ o ‘Il ritorno del cazzaro’, come se la storia sapesse ripetere solo esperimenti tragici di assolutismo, ed è normale. La storia del Monarca viene costeggiata però di fatti ed aneddoti personali, per renderlo più umano e “trasparente”.
Il Fatto è che non vediamo più la lunga seppur tormentata e spesso tragica strada verso la condivisione ma solo il dibattito per la scelta dei leader, e il libro di Vespa è il prodotto ideale che ammicca e censura.
Non si può giudicare se stessi, il proprio passato, al limite si va dal confessore… e se “Loro” siamo stati “Noi” (e qui il riferimento a Zamjatin è d’obbligo), la storia diviene esempio ambiguo, che è meglio archiviare. Quanti esempi contiamo in Italia di tentativi neri di riabilitazione, ed anche rossi, e bianchi, tra squadristi divenuti cooperativisti , a inquisitori diventati difensori dei diritti dei fanciulli, a leninisti diventati progettisti della felicità municipale?
Si parla tanto di empatia, di condivisione, di comunità globale, ma quasi sempre solo per celebrare Momenti passeggeri di una mediaticità fatta di zapping: esercizi spinti di retorica, dichiarazioni alla Zuckerberg che celano enormi interessi personali e poco altro, sono iceberg che si costeggiano senza potervisi avvicinare più di tanto, panorami sorvolati a bordo di un drone apparentemente senza pilota.
Per questo, invece di diventare strabici guardando da un lato alle notizie sul capitalismo autoritario globale, e dall’altro i fatti del Backlash del neofascismo autarchico glocale, dobbiamo cercare di proteggere ed anzi sviluppare la nostra creatività, quella che ci rende capaci sia di tessere legami tra classi sociali per sviluppare un discorso politico ampio sui diritti, e quella creatività che ci rende capaci di sviluppare progetti di solidarietà umana e scambio culturale.
Quella creatività che è fatta di vita quotidiana che resiste. Resistere nell’epoca della distrazione di massa dovrebbe innanzitutto significare sviluppare dai propri piedi e da casa propria una forma di vita dignitosa e solidale coi propri vicini, sino a intervenire e partecipare sulle questioni locali. Significa poi partecipare a reti internazionali di sostegno a progetti e movimenti anti-autoritari di condivisione del sapere e delle scelte politiche. Ed anche essere capaci, così come fu nella nostra Resistenza, di collaborare per il raggiungimento degli scopi con persone, ideologie e movimenti differenti da quello in cui ci si riconosce principalmente.
Per non essere strabici, occorre guardare avanti e chiedersi: la mia fantasia al potere come sta oggi? Ad un mondo fatto di Roccaforti dalle quali sporadicamente uscire in formazione,in una guerriglia che logora solo chi la fa, al lavoro logorante e continuo di ricerca e apposizione di tratti distintivi e badges della propria identità o trans-identità, preferisco un mondo fatto di luoghi aperti e di tutti, strade e piazze, non virtuali, dove incontrarsi ogni giorno.
Per questo occorre avere chiaro il significato di “libertà di espressione”, di “bene comune” e “luogo pubblico”, e non smettere di inventarli, perché la forma mentale di oggi ci sta abituando ad un gioco a numeri limitati e senza possibilità di ingressi liberi, una socialità che si svolge tra cerchie, lobby, mura, un nuovo negativo Medioevo nel quale il conteggio del tempo in minuti e secondi è diventato ossessivo come quello dei like.

FPA

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il novembre 14, 2017 da in acidofile, ambaradan o sarabanda?, antifascismo, diritti umani, io vorrei... con tag , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: