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Violenza: DUE problemi e una RISPOSTA delle donne.

In questi giorni ho letto sulla stampa strumentalizzazioni di ogni tipo su quanto accaduto a Rimini, tutta roba scritta in maggior parte da uomini che utilizzavano l’accaduto per dare addosso alla categoria degli immigrati o dei richiedenti asilo. Sui social invece, anche commenti di donne a favore della pena di morte o della castrazione chimica. Sui media in generale non è mancato l’intervento marcatamente ideologico sulla necessità dell’educazione “a scuola e in famiglia”, non memore del fatto che c’è anche il problema che chi aggredisce le donne  può non avere rapporti con la sua famiglia o non averla affatto, che è molto alta l’incidenza di maschi soli, anche adolescenti, spesso non scolarizzati.
Abbiamo quindi DUE problemi, e negarlo significa evitare di pensarci e quindi di trovare soluzioni per permettere la libertà di circolazione femminile e tamponare questa ondata delirante di razzismo.
Il primo problema sono i maschi italiani, misogini e violenti. Il secondo sono le culture ‘altre’ presenti in Italia con l’immigrazione: la violenza contro le donne si esplicita in tante sfumature, dalla segregazione in casa all’impedimento alla parità (per il lavoro, l’uso dei mezzi di trasporto, la scelta dei partner), dalla violenza psicologica a quella fisica. Esemplare è stato il caso Lucia Annibali a Pesaro: mandante il bravo avvocatino della upper class italiana, esecutori i manovali albanesi. Anche a Rimini stacca sui media la figura del bravo giovane Butungu, fotografato mentre riceve premi per l’avviamento professionale dalle mani dei dirigenti locali o mentre posa di fronte ad auto sportive, di giorno, mentre di notte capeggia un branco di giovani dementi testosteronici, e poi si destreggia con le deposizioni dal giudice.
Una questione di Dott. Jekill e Mister Hide dalle varie sfumature di colore, il cui gioco purtroppo si rintraccia in ogni ambiente sociale. Rammentiamo che lo stupro è diffusissimo anche nelle situazioni di guerra, nei carceri, e le offese a carattere sessuale e omofobico sono diffusissime in ogni contesto poliziesco. Ricordiamo gli stretti legami che intercorrono tra mafie e sfruttamento della prostituzione (un bel dossier sul caso nigeriano su Internazionale di questa settimana, num.1221).
E’ inutile, comunque, e anche dannoso per noi donne negare che il melting pot di culture che una società globalizzata, caratterizzata da un feroce sfruttamento dei lavoratori immigrati, non causi grossi problemi alla libertà femminile. E anche più violenza contro di noi (noi di qualsiasi nazionalità) perché oltre agli stronzi locali, i bravi vicini di casa, ci becchiamo anche quelli di oltralpe e oltremare: “Le violenze sessuali tra gennaio e luglio 2017 sono state 2.333…Crescono gli italiani denunciati: 1.534 nei primi sette mesi del 2017 contro i 1.474 dello stesso periodo del 2016. Ma resta altissima l’incidenza degli immigrati su questo reato, sia come autori che come vittime: gli stranieri denunciati per violenza sessuale sono infatti 904 da gennaio a luglio 2017, poco meno dei 909 dello stesso periodo del 2016.”
Sei razzista anche se neghi questa evidenza, anche se fai finta di niente se una persona non italiana ti molesta, mentre se lo fa un tuo conoscente italiano dai in escandescenze: se non sei razzista, e sei femminista cioè hai a cuore la libertà, piena, delle donne, non devi fare differenze e affrontare il problema con tutti gli strumenti possibili, in primo luogo la solidarietà tra donne, la cultura, l’autodifesa quando necessario.
Per questo mi chiedo: perché di fronte allo scempio di Rimini, invece di battibeccare o ‘opinionare’, noi donne di ogni nazionalità e cultura non scendiamo a dimostrare la nostra rabbia, e soprattutto a conoscerci, lungo quella spiaggia? Lo abbiamo fatto a Pesaro, durante il processo Annibali, in più lingue, assieme ad amiche della comunità albanese. Rifacciamolo. Davanti alla tristezza, e alla paura che leggo nei commenti di tante donne, alla rabbia che a volte ci trasforma mentalmente in aguzzine e aguzzini, vendicatori mascherati di scempi inaccettabili, il mio sogno è una lunga sfilata di persone amiche, dal Perù come dalla Polonia, dall’Italia come dal Congo, per cominciare.

FPA

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Questa voce è stata pubblicata il settembre 8, 2017 da in femminismi con tag , , , .
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