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-Immunitas: tra fantascienza e realtà sociale.

immagine di Novans Adikresna
Pubblichiamo un contributo sulla questione VACCINI, per una ripresa di un discorso politico sulla Sanità pubblica.

La battaglia ideologica sui vaccini rivela che questa nostra cultura, seppure pluralista, è attraversata da una dilagante paura e dall’incapacità di accettare la malattia, le disabilità e la morte come orizzonte normale, incapacità di accettare il futuro e il destino umano, l’interdipendenza.
Sia sul fronte pro-vaccinati che  sul fronte no-vaccino (o ‘non obbligo’ che significa di fatto ‘no vaccino’) il pensiero è netto: il mondo si divide in sani e in malati e ‘mio figlio o mia figlia è sano/a, non è malato/a’. Quindi coloro che sono pro-vaccino, spaventati dalla possibilità della malattia, sono propensi a vaccinare su tutto … coloro che sono no-vaccino, sono spaventati che i loro figli sani (magari nati a seguito di una scelta di vita eco-bio-sostenibile e per questo devono essere forti e sani come nell’ideale dei genitori) si ammalino per via di un agente esterno non naturale ma chimico.
Costoro sono contrari a ogni tipo di vaccino e credono fermamente che se è destino che uno si ammali allora si ammalerà e morirà – ma questa è una bella favoletta – la malattia e la gestione della malattia sono la vera sfida e non la morte improvvisa o veloce (che è rara).
Questi sono i prototipi un po’ stereotipati, ma neanche tanto, dei rappresentanti dei due fronti contrapposti, nel mezzo c’è, però, di tutto. Ci sono soprattutto le persone dubbiose e disinformate, i genitori che non vorrebbero sbagliare, che non capiscono da che parte stare, che trovano il decreto Lorenzin anti-liberale e che sono bombardati da notizie opposte. I colpi bassi della pornografia delle emozioni sono fatti da foto di bambini morti (di malattie che sono comparse in momenti successivi al vaccino) portati alle manifestazioni, e di racconti di famiglie con figli autistici o disabili – che semplicemente usano i vaccini come capri espiatori di una presupposta colpa – la malattia è socialmente una colpa – ed è un grande peso che le famiglie vivono da sole.

Sarà vero? Non sarà vero? Porre la questione a partire dalla verità VERA non è possibile:
di quale verità stiamo parlando? Per dimostrare che sia stato un vaccino a far uscire dallo stato di latenza una malattia occorre un lungo iter giudiziario ma non è provato e non è scientificamente possibile provare che sia reale anche una verità giudiziaria (ottenuta per avere un risarcimento) che riconosce un nesso tra la malattia e il vaccino.
C’è però, sì una verità senza possibile contraddizione storica e scientifica – a meno che non vogliamo parlare di Ufo, di fantasmi o di scie chimiche (NdR: la paura del depotenziamento nella società tecnologica) – senza vaccini e antibiotici – i due grandi elementi della rivoluzione farmacologica e medica del Novecento – non ci sarebbe questo livello di sopravvivenza e di vita anche nel nostro paese.

Siamo cresciuti senza malattie perché siamo stati vaccinati per patologie gravissime e perché molte nel tempo sono state quasi o totalmente debellate, e anche se abbiamo preso le malattie esantematiche da piccoli – c’è chi ha avuto brutte conseguenze con problemi acuti, allora, e chi li ha cronicizzati nel tempo – gli effetti del morbillo, ad esempio. Ma allora non c’erano i vaccini e quindi le malattie le prendevi e se ti andava bene o male non potevi saperlo.

Perché c’è questa avversione o questa paura nei confronti dei vaccini? Non vi è alcuna logicità in tale paura e ogni argomentazione del fronte del No è supportata da un dato – la popolazione è ancora protetta grazie ai vaccini – per questo è possibile dire che non è necessario vaccinare e che anzi è pericoloso.
Il discorso dei No vaccino è possibile solo perché siamo in un mondo vaccinato – se ci fossero epidemie di poliomielite – di difterite – di epatite – o di morbillo – di meningite – il fronte del NO sarebbe azzerato immediatamente perché tornerebbe alla memoria ad esempio un fatto. Quando nei primi anni sessanta il vaccino contro la poliomielite non era obbligatorio in Italia, l’ignoranza e l’assenza di un sistema sanitario nazionale riformato universale e solidale, hanno alimentato la paura della gente che non vaccinava i bambini, questo ha causato 10.000 casi con 8.000 paralisi e 1000 decessi di bambini e bambine nella generazione tra la fine degli anni cinquanta e la prima metà degli anni sessanta (il vaccino è diventato obbligatorio nel 1966).

Pensate solo alla malaria. Se ci fosse un vaccino contro la malaria davvero qualcuno si porrebbe il problema se farlo oppure no? E perché non c’è ancora un vaccino contro la malaria? Perché nessuno può pagare la vita di miliardi di persone; vogliamo davvero andare incontro a questo modo di pensare del capitalismo neo-liberale? O vogliamo alimentare la cultura della solidarietà sociale?
Pensiamo che la nostra libertà, quella della nostra scelta di vita e delle nostre inclinazioni, sia solo nostra o crediamo che quello che fa ciascuno di noi ha ricadute sugli altri e le altre che ci circondano?
La mia libertà individuale, il mio credo, i miei desideri, le mie passioni sono solo mie o hanno a che fare con gli altri? E chi sono questi altri? Quelli che condividono questa idea con me o anche quelli che non la condividono?
I ‘no vaccino’ direbbero a questo punto: “se uno vuole impormi di vaccinare mio figlio vuole omologarmi e impedire la mia libertà” – la realtà è diversa. Vaccinare i propri figli è una scelta di libertà relazionale – di libertà che è solidale e che riguarda la mia libertà personale ma anche quella di un’altra persona che magari la pensa in maniera diversa da me – ed è questa la sola libertà possibile in un contesto sociale democratico per davvero. Lo Stato impone questa scelta ma quello che è ancora più grave è che la società ha fallito il suo compito solidale e si è incamminata ormai da oltre trent’anni in una strada unica di profitto, di individualismo, di distruzione dei legami sociali che alimentavano la solidarietà sociale, per questo la comunicazione sull’igiene pubblica e sul valore delle vaccinazioni è stata abbandonata quasi completamente perché non è il vero business della medicina ma il frutto di una visione sociale e solidale della salute.

La questione dei vaccini apre la discussione sui valori fondamentali della nostra convivenza civile e non a caso si consuma nell’unico spazio pubblico che ancora in gran parte condividiamo davvero insieme senza distinzioni: la scuola.
A scuola ci devono andare solo i bambini sani? Quelli che fanno scelte naturali perché così sono più vigorosi dal punto di vista immunitario – senza vaccini o chimica – o ci possono andare anche i bambini immunodepressi, i bambini che sono fragili, malati e che non possono vaccinarsi?
Ci possono continuare ad andare i bambini disabili (il tema è importantissimo e mai affrontato in modo organico)? Dobbiamo fare cerchie divise  – da un lato i sani che devono rimanere sani – dall’altro i malati, i malaticci, quelli che purtroppo sono stati sfortunati e quindi sono fuori dalla cerchia della salute?

Fino a quando non prenderemo in esame questo tema come quello centrale del dibattito ci perderemo come tuttologi della domenica a discutere di cose che non sappiamo ma che pensiamo di sapere: quali e quanti vaccini vogliamo, cosa fa male e cosa non fa male, chi guadagna con ‘Big-pharma’, e la politica qualunquista e populista di chiara cultura fascista prenderà il sopravvento su tutto.

Monia Andreani.

 

ps: la redazione ha deciso di chiudere i commenti a questo articolo per non sviluppare la solita bagarre litigiosa, auspichiamo una iniziativa pubblica seria per parlare e confrontarci. State conness*.

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