rimarchevole…

un blog di provincia…

– Valeriano Massimi, 9 maggio 1968.


Me lo ricordo nell’anno della sua maturità classica, arrivare, alto bello con una testa piena di ricci, al Circolo culturale Papini di Fano, con una ingenuità e una sfrontatezza da giovane Icaro, in cerca di stimoli per sfidare qualsiasi mediocrità.
Allora accadevano ancora questi miracoli, quelli per cui i ragazzi anche più giovani di noi quasi trentenni venivano di persona a vedere, a discutere, spesso pretendendo una attenzione che forse in quei momenti non gli si poteva dare. Noi eravamo certo un circolo culturale ma in quei momenti sembravamo più un circolo popolare di operai, cuochi, elettricisti, tutti impegnati a costruire per le nostre idee uno spazio pubblico fornito di tavoli per mangiare, di spazi per suonare, insomma ad autogestirci in uno spazio pubblico reale: in quei luoghi di incontro quasi non programmati, rilassati e folli, sincopati e riflessivi, di cultura popolare irriverente e fuori dalle righe, che ora non esistono quasi più.
Lui parlava di Hegel, di Fichte, stava leggendo moltissimo, era il 1987, credo di ricordare che ci fossero le elezioni politiche e che Valeriano avesse molto interesse a parlare del fatto che occorreva convincere la gente a non andare a votare, a fare un gesto radicale di contestazione del sistema rappresentativo… noi, nella nostra praticità, ci preoccupavamo, lo vedevamo minorenne. Lui scherzava, amava anche presentare le sue intuizioni in maniera teatrale, ironica.
Lo incontravo poi ogni tanto, ricordo qualche anno dopo a un concerto, credo proprio ad un altro meeting anticlericale che si teneva alla Rocca Malatestiana di Fano, mi salutò sorridente con un “namasté”, sapevo che aveva iniziato non solo a scrivere poesia ma ad interessarsi di filosofie orientali e di buddismo. Se cerco online qualche suo testo  trovo ancora “Le donne e Budda” edito da Campanotto; che argomento importante per un ragazzo della sua età, perché io me lo ricordo ragazzo e lui in effetti lo è stato nel periodo più lungo della sua vita, essendosene andato a poco più di quarantanni a causa di una malattia che lo ha costretto all’immobilità per tanti anni.
Valeriano. Chissà cosa avrebbe pensato dell’ultimo hit di Gabbani (o meglio del suo austero paroliere), e di questa presenza imbarazzante delle mode culturali che filtrano delle religioni o meglio delle tradizioni spirituali ciò che più è attraente, mentre per lui la spiritualità è stato uno strumento di ricerca di altri motivi, la preparazione a un viaggio, mentre la sua grande energia lo abbandonava con una silenziosa crudeltà.
La sua capacità di viaggiare tra mondi differenti, e la sua volontà d’essere un testimone del nostro entroterra, con le sue apparizioni poetiche, l’ho vista per caso ancora nella sua stanza al Teatro Apollo, a Mondavio.
Mentre un raggio di sole, tra le nuvole di un temporale imminente, passava dalla finestra ad illuminare oggetti solitari, una testa di cavallo, un vecchio quadro, un tendaggio rosso scuro… percepisco quel sole e quella finestra come teatro di una presenza, il ricordo di uno sguardo verso la Fortezza roveresca e la sua campagna abitata da piccoli, infiniti particolari naturali e umani.
“Che il tempo scorra è chiaro/ Già come il sole /Sopra di noi lucente”, la targa, affissa all’ingresso della piccola stanza del minuscolo teatro Apollo, recita inoltre: “Sala Valeriano Massimi. Filosofo e Poeta. 9 maggio 1968 – 7 febbraio 2014” ed è stata affissa il 1 giugno 2014 in occasione della iniziativa “Valeriano Massimi, poeta e filosofo, cittadino mondaviese, abitante estroverso dell’Orbita della Poesia” di quella domenica del 2014.

Francesca Palazzi Arduini

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Questa voce è stata pubblicata il maggio 9, 2017 da in poesia con tag , , , .
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