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P(D)assaggi 2016, perché il privato è politico

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Sembrerebbe di scherzare il tirar fuori il vecchio motto femminista “il privato è politico” ma col Festival Passaggi, che si tiene anche quest’anno nella cittadina balneare e della fortuna, il senso cambia.
Voglio dire che Passaggi propone una macchina da festival che dipinge un macrocosmo sociale, quello del PD e dei suoi collaboratori, sostenitori, conoscenti e stipendiati. Si tratta di un nuovo esperimento sul tema della Felicità, ricordate Ricci-Kennedy?
A partire dalla presidenza dell’ associazione omonima che lo gestisce, da sempre in carica è l’ex sindaco PD della cittadina, Cesare Carnaroli, per passare ai due organizzatori, entrambi funzionari del PD, per finire agli ospiti tutti molto vicini al partito o comunque legati da sodalizi professionali, di lavoro, o semplicemente non molesti al partito.
L’immagine che si ottiene è quella di un substrato culturale messo insieme per scommessa tramite la macchina festivaliera del partito per farne uscire un prodotto per la città come re-invenzione (sia target che mission) dei veraci festival dell’Unità (che semmai oggi si potrebbero chiamare Festival dell’Uno).
Si tratta di una strategia utile a riproporre personaggi  re-impiegabili in politica, a smussare malcontenti, e soprattutto a elaborare una rete sociale di sostegno al partito. E non datemi della complottista o della highsmithiana…
Certo, in questi giorni di disfatta strategica, a molti cade l’occhio anche sulla gestione di eventi collaterali come questo: tutto questo indaffararsi a coinvolgere i luoghi (le visite guidate), i bambini (futuri virgulti della scuola quadri renziana?), gli esercenti (già esasperati da una città in tono minore da sempre rispetto alle competitrici adriatiche)…e il programma VERO, quello che dà i contenuti, è a marchio PD.
Quello che è comodo di un festival nazionale è che ci si può confrontare con i problemi del Paese, con l’altrove in quanto astratto, sempre ben reggimentando gli argomenti (tipo l’Expo o le unioni civili) con presenze “sicure” e non critiche (in casi di emergenza si piazza il deputato/la deputata del PD), in questo modo si “regala” alla città un bel festivalone e non si parla dei problemi locali, nei quali certo la sicumera e la camicia non sudata cederebbero il passo agli interrogativi e anche all’incazzatura.
La città ringrazia, finalmente qualche serata da salotto (che ricordiamo, è quello sopra il palco e non sotto), e oltretutto la parola “Fano” godrà di alcuni passaggi Rai nazionali (quanti?) e dell’esibizione dal vivo del modello Fazio (non il governatore, il conduttore di talk show).
Per il termine “regalare” invece occorre sottolineare un’altra cosa: il festival gode dei finanziamenti della Regione Marche e del Comune di Fano, si tratta quindi della nuova concezione della parola “privato”, grazie alla quale ai cittadini vengono tagliati i servizi e viene detto che devono trovarsi degli sponsor perché i soldi non ci sono. E guai a notarlo! Scherziamo? Perché 15mila euro non bastano, ne vorrebbero altri, in quanto lo spettacolo da imbastire, con gli invitati che parlano ormai come se fossero vecchi apparecchi pubblici della Sip, a gettone, i soldi non bastano mai. Sarebbe bello (si fa per dire) sapere quali sono le spese e i cachet degli invitati, i famosi rimborsi.
A tutti coloro che andranno a bearsi della visione dei Vip della stampa e della tv, agli abitanti di Frusaglia cui l’ego solletica, la curiosità punzecchia con la tentazione di sentirsi anche loro un po’ più metropolitani, ricordiamo di pensare ogni tanto che il programma pare gratuito ma è a pagamento.
Si inizia con la passerella di tutti gli uomini di potere che hanno permesso l’evento. P(D)rosit.

FPA

 

Un commento su “P(D)assaggi 2016, perché il privato è politico

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Questa voce è stata pubblicata il giugno 22, 2016 da in acidofile con tag , , , .
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