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Economia del profugo: l’UNHCR mi scrive

unhcr_funds
Ricevo oggi dall’UNCHR una lettera standard che mi comunica che è in atto una emergenza umanitaria. Elencano una serie di azioni intraprese che mi paiono francamente irrisorie rispetto alla gravità della situazione (spedizione di materassi, tende…) e chiedono ai cittadini di contribuire in denaro perché non sono in grado coi loro fondi di sostenere la situazione.
Leggo sul Washington Post, in un articolo di Liz Sly: “L’ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha speso più di 5,6 miliardi di dollari per l’edilizia abitativa, l’alimentazione e la cura per i siriani dall’inizio del conflitto,  meno della metà della somma che era  necessaria. Nella metà di quest’anno ed oltre, i paesi donatori hanno contribuito solo il per il 37 per cento a quei 4,5 miliardi di dollari che le Nazioni Unite sono tenute a fornire per i rifugiati nel 2015. Il Programma Alimentare Mondiale ha costantemente ridotto la sua indennità mensile di cibo pro-capite a $ 13,50 dai $ 40 dell’anno scorso e si fermerà del tutto.
Dopo la Turchia, che dice di aver speso  6 miliardi di dollari prendersi cura dei rifugiati, gli Stati Uniti sono il più grande donatore allo sforzo umanitario, con 4 miliardi di dollari forniti finora per i rifugiati e gli sfollati all’interno della Siria.
Ma questa quantità  è meno di un terzo dei dieci milioni di dollari che vengono spesi ogni giorno per la guerra aerea condotta dagli Stati Uniti contro i militanti stato islamico in Siria e l’Iraq, secondo i dati del governo degli Stati Uniti.”
E si tratta di cifre in dollari. Ma quanto spende, in euro, l’Europa, per sostenere e accogliere i profughi? Dobbiamo tenere in considerazione che ogni paese europeo destina una percentuale dei fondi europei all’accoglienza, la voce in bilancio, facilmente reperibile sul sito della UE, è “cittadinanza, libertà, sicurezza e giustizia”, non ci sono altre voci che ci facciano pensare ad un differente capitolato…1,4% del bilancio italiano per tutto questo.

UE_italia_spesa2013

Mi pare che si tratti di una spesa irrisoria di fronte alla gravità dell’emergenza, alla lesione dei diritti umani, ai disagi vissuti sia da chi accoglie che soprattutto da chi cerca rifugio. A prescindere dalla gravità della situazione, che certo richiede una soluzione politica perché non si può lasciare la gente in balìa delle guerre, mi pare che la situazione economica degli aiuti sia evidente, i fondi destinati agli aiuti sono ridicoli, e se paragonati alla spesa in altri settori fanno risaltare l’ìpocrisia umana del “non c’è posto, non c’è denaro”. Non solo l’ipocrisia pubblica, evidenziata dalla spesa delle istituzioni preposte, basti vedere il grafico del taglio agli aiuti promessi:
2300-syriarefugees-Chart

ma anche l’ipocrisia privata, dei tanti che commentano le foto dei morti affogati con frasi di circostanza, strappandosi le vesti per le grandi difficoltà che noi europei incontriamo nell’essere in prima linea nell’accoglienza, mentre l’economia, anche quella privata oltre che quella pubblica, parla chiaro: abbiamo le risorse per aiutare, provvedere, e addirittura cambiare la situazione, ma preferiamo tenercele per noi e i nostri svaghi, basti pensare alla quantità di soldi che cittadini, investitori privati e Stato guadagnano dal gioco: in Italia quasi 24 miliardi di dollari all’anno. Per questo lo zapping tra tv a pagamento per guardarsi il calcio truccato, e servizi tg sui profughi buttati in mezzo al filo spinato, non paga granché dal punto di vista etico.

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Questa voce è stata pubblicata il settembre 5, 2015 da in acidofile, diritti civili, diritti umani con tag , , .
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