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Precarizzazione e spazi pubblici: esempi fanesi.

Andrea Belacchi, Sinistra Unita, vero vincitore del bando per l'affidamento del Bastione Sangallo.

Andrea Belacchi, Sinistra Unita,  vincitore simbolico del bando per l’affidamento del Bastione Sangallo.

In tutte le epoche la libera espressione, e organizzazione, di contenuti culturali ha visto l’intervento o di potenti censori (primo fra tutti le religioni) o di potenti Mecenati, i quali  quasi sempre ne commissionavano i contenuti.
La storia recente italiana ha visto un intreccio fortissimo tra cultura e politica ma la politica, nel senso di potere politico in grado di commissionare e indirizzare, ha avvilito assai la cultura.
Con l’avanzare della strategia di privatizzazione ad oltranza dei beni pubblici, la precarizzazione del lavoro, i tagli alla spesa pubblica, il nostro Paese non solo non ha né iniziato né terminato un progetto coerente di tutela dei beni artistici e culturali pubblici, ma ha distrutto quel poco di servizio pubblico alla cultura che poteva esistere anche a livello territoriale. Da un lato, si stanno restringendo i servizi alle associazioni (basti pensare al penoso decrescendo dei Centri servizi per il volontariato), dall’altro i quattrini disponibili sono stati spesi in tentativi esibizionistici degli amministratori locali per dare “una linea” alla programmazione culturale delle loro città (per non parlare dei pietosi esperimenti di Regione Marche, quale il comissionamento di un “Inno regionale” ecc.). e lanciare un osso.
Nella nostra città ogni Giunta comunale che si è succeduta ha dato esempio della sua scarsa sportività, penalizzando o censurando iniziative sponsorizzate invece dalla Giunte precedenti, in un saliscendi di sparate turistico-culturali e grezzate attinenti (Carla Luzi ha detto, unica, la verità, sulla Fano dei Cesari, l’avevamo già pubblicata in No alla Fano gladiatoria) ma non dobbiamo per questo buttare nel cesso ogni esperienza popolar-popolana, il problema è  che negli anni non si è creata una politica di SERVIZIO alla cultura, all’arte, e quindi anche al turismo, con una sua continuità e coerenza.
Abbiamo visto inaugurazioni di ogni genere, aperture e poi chiusure, grandi annunci e poi il solito risultato: i contenuti culturali e artistici nella città continuano ad essere sempre più oggetto di progetto affidati al precariato, al volontariato che si impoverisce, ai connubi politici più fantasiosi. Sia a Fano che  a Pesaro il PD ha proposto Feste di partito spacciate per Festival culturali (Passaggi a Fano) o Feste della città (l’esperimento Festival PD a Pesaro pare terminato con Ricci, che da quelle Feste è nato e infatti da Renzi è finito).
A Fano non una Giunta è riuscita a passare all’altra una organizzazione dei Carnevali (estivo e invernale) che avesse un senso e si arricchisse di contributi (eppure esistono dei cantieri appositi!). Così ogni Giunta ha deprecato i metodi di quella precedente, compiendo poi gli stessi madornali errori, in nomine Polis.
La mia idea rispetto all’uso degli spazi pubblici, delle strutture e dei servizi pubblici per la cultura (sempre meno) e della programmazione culturale in generale è che gli amministratori non debbano sfoderare idee, sparate e programmi, debbano solo garantire a chi fa cultura l’agio di poterla esprimere con mezzi, e in luoghi pubblici, decenti e sostenere il confronto pubblico e peridodico sui programmi che necessitano di sostegno economico.
Vediamo invece, anche con questa Giunta, non solo la replica di una gestione povera se non misera della Rocca Malatestiana, tenuta in condizioni pietose, affidata a dei ragazzi che, in cambio della gestione precaria di un bar, tirano avanti la baracca col muso lungo. Vediamo anche i nuovi amministratori, nella fattispecie l’ass. Marchegiani, prendere per i fondelli la Consulta delle Associazioni culturali (oltre 50 senza contare quelle non registrate), unico organo che potrebbe rappresentare un sistema di discussione aperta sui servizi e i progetti culturali, con un “NOI faremo, NOI programmeremo” …parole oblique per far capire che le associazioni non contano nulla, se non a chiamata loro, i “programmatori”. Eppure la cultura di una città vive solo delle persone che la coltivano.
Pare anche che i lavoratori della cultura, anch’essi ormai nelle file delle cooperative e spesso col foglio di licenziamento firmato in bianco, non possano esprimere la loro educata opinione su come lavora l’Ufficio cultura se non subendo leggere conseguenze stile gulag… . E l’esodo di chi si è rotto di Frusaglia continua… (del resto pure Tombari è nato qua ma vissuto ben alla larga… e che dire di Rossini?).
Ed ecco la guerra tra poveri, per la quale, a pochi giorni dalla assemblea della Consulta (10 giugno scorso), ormai fantasma di se stessa, in realtà i giochi sono fatti anche per un altro importante spazio: il Bastione Sangallo. Pochi giorni di pubblicazione “estiva” di un bando per l’affidamento dello spazio, e il vincitore è l’unico concorrente: una associazione “di facciata”, la serva-non padrona Biblioteca Travaglini, che si presta a fare da schermo ad una cordata di gestione molto segnata politicamente: alcune cooperative che non si può non coinvolgere, ma anche un circolo Arci pare molto vicino all’assessore Mascarin, la “staffetta del Bianchello” ma anche gli organizzatori di Ville e Castella (uno dei quali in forza a Sinistra Unita) evidentemente in cerca di una sede meno nomade. Quanta carne al fuoco? Certo, la Travaglini è l’unica tra questi che sia iscritta all’Albo comunale o Consulta, che appunto nulla sapeva del Bando. Con gli stessi metodi tanto deprecati, prima, dall’assessore Mascarin (ricordo  il sostegno che diede ad Alternativa libertaria dopo che l’ass. Cucuzza buttò fuori il Fuorisalone dalla Rocca Malatestiana),  si crea un nuovo “feudo” , …o forse gruppo Facebook. Così la precarizzazione rende alcuni padroni di casa ed altri solo ospiti o forse fruitori-spettatori di uno spazio pubblico, la lista dei volenterosi padroni di casa ovviamente …è stata decisa altrove, certo non discussa pubblicamente, esattamente come successo per la Rocca. Il sistema partecipativo, è evidente, è troppo scomodo per chi ancora ama essere Mecenate, o per chi non disdegna gli altarini pur definendosi laico.
La devoluzione della gestione del bene pubblico è evidente, e non solo nelle carriolate di Notti Rosa, Bianche con stupro, Grigliate di paese e Karaoke, …anche nell’etica delle scelte.

Francesca Palazzi Arduini.

😉

2 commenti su “Precarizzazione e spazi pubblici: esempi fanesi.

  1. Gentile signora Palazzi, le sue affermazioni in merito all’affidamento del Bastione Sangallo vanno ben oltre il legittimo spirito critico. La nuova gestione del monumento è frutto di un regolare bando pubblico di gara, gestito nei tempi e nei modi previsti dalla legge (estate o inverno che sia…).
    Ogni associazione cittadina che avesse voluto parteciparvi lo avrebbe potuto fare, senza impedimenti di sorta. Ma ciò non è accaduto: questo Collettivo è stato l’unico soggetto ad avere presentato un progetto di gestione, pertanto sostenere l’accusa di favoritismo non è solo bizzarro ma anche scorretto.
    Peraltro, come lei certamente saprà, il bando di affidamento non prevede alcun sostegno economico da parte dell’Amministrazione comunale, ma solo la riapertura e la riqualificazione di uno spazio collettivo rimasto chiuso e in degrado da diversi anni.
    In merito ai soggetti vincitori invece, ci teniamo ad evidenziare che le Associazioni che compongono il Collettivo hanno caratteristiche e storie molto diverse tra loro, pertanto il rimando ad una cordata riconducibile a presunte amicizie e/o simpatie politiche di sorta è assai azzardato oltre che falso.
    Questo Collettivo esprime quindi il proprio disappunto per le affermazioni diffamatorie da lei sostenute e le rigetta come false e tendenziose. Esse colpiscono la realtà associativa tutta, che volontariamente e senza nessun ritorno economico si è messa a disposizione per restituire ai cittadini uno spazio da tempo precluso alla comunità.
    Pertanto, la preghiamo di rivolgersi alla autorità giudiziaria nel caso avesse ravvisato degli estremi di reato. Se così non fosse, le chiediamo di rettificare immediatamente quanto da lei riportato sia nei confronti delle associazioni sia nei confronti dei singoli o ci vedremo costretti ad adire per vie legali.

    Cordiali saluti.

    APS Collettivo Re-public
    Fano Music Lab
    ASD Deeba
    Associazione Culturale Mammuth
    Cooperativa Isairon
    Associazione Culturale Ville e Castella
    Cooperativa sociale Opera
    ARCI Circolo Artigiana
    Associazione Culturale Cortili Letterari
    La Staffetta del Bianchello

  2. admin
    agosto 10, 2015

    Gentile collettivo, la vostra nota parla di “estremi di reato”, dei quali l’articolo citato non parla e tantomeno l’autrice pare sia portatrice di interessi ad evidenziarli, si tratta invece di una nota prettamente politica che annota come non vi sia stata da parte dell’Amministrazione una corretta informazione presso l’organo Consulta delle associazioni rispetto al bando, e come, a giudicare dalle stesse note inviate alla stampa, risulta che siano solo alcune delle Associazioni citate le reali portatrici di contenuti al progetto e quindi le reali simboliche vincitrici del bando di gara.
    In ogni caso, qualora da parte vostra vi sia l’intenzione di richiedere formalmente la pubblicazione di una vostra rettifica o la rimozione dell’articolo, vi invitiamo a farlo personalmente o tramite una associazione legalmente riconosciuta scrivendo all’indirizzo f.palazzi_arduini@pec.it
    sarà cura della responsabile allora valutare il materiale scritto in suo possesso, che giustifica altamente le affermazioni politiche contenute in tale articolo, ed inoltrarlo sia al richiedente che ai soggetti potenzialmente interessati a verificarlo. Grazie!

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il agosto 8, 2015 da in acidofile, io vorrei..., spazi pubblici con tag , , , , .
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