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PER CHI SUONA LA CRISI: i dati in Provincia

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Il Jobs Act è stato venduto come uno strumento indispensabile per la ripresa del mercato del lavoro in Italia.

Il governo Renzi risponde a quella che è una richiesta della classe padronale: ridurre i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici in nome di una sempre maggiore flessibilità del lavoro che vada di pari passo alla flessibilità del mercato.

Il mercato determina il lavoro.

Da qui i continui attacchi sulla gestione dell’orario di lavoro fatti negli anni passati, la creazione di numerosissimi contratti di lavoro “flessibili” e lo smantellamento delle tutele fornite dalla legge 300 del 1970.

Non c’è niente di nuovo nel pensiero di questo governo che non abbiamo già combattuto.

È una chiara continuità d’intenti con i governi precedenti in chiara logica liberista e anti-operaia.

Cos’è il contratto a tutele crescenti e la modifica dell’articolo 18? è così vero che è difficile licenziare?

 

Elaborando i dati forniti dalla Cgil Marche e dall’Ires Marche, nella provincia di Pesaro nel 2013 ci sono state 47.389 interruzioni di rapporti di lavoro.

Di questi 4994 sono licenziamenti individuali, 1000 licenziamenti collettivi, 750 per cessazioni di attività, 29186 cessazioni di contratti a termine, 7750 dimissioni, 286 pensionamenti e per altre cause 3423.

 

Approfondendo i dati riguardanti i licenziamenti individuali (4994) si nota che:

– 4660 sono licenziamenti di tipo economico e 334 per giusta causa (disciplinari, ecc) e che questi hanno colpito 3097 lavoratori italiani, 453 dell’unione europea e 1444 extra unione europea.

I settori più colpiti sono: L’industria in senso stretto con 1231, le costruzioni con 642, il commercio e turismo 946, i trasposti 532.

 

Nella regione Marche i licenziamenti individuali sono stati 20000, 3940 quelli collettivi e 4067 quelli dovuti alla cessazione di attività.

Nel 2013 nelle Marche ci sono stati 224366 cessazioni di contratti.

 

In questo scenario si inserisce la riforma del mercato del lavoro e questi dati danno indicazioni significative:

  • le aziende comunque licenziano, e negli ultimi anni, pur con l’articolo 18, in maniera sempre più massiccia.
  • La fragilità dei rapporti di lavoro e la debolezza dei lavoratori dovuta dalla crisi favorisce l’individualismo e lo sfruttamento della classe riducendo la capacità dei lavoratori di organizzarsi e la capacità del sindacato di contrastare politiche liberiste e di sfruttamento.

 

Organizzare i lavoratori nelle fabbriche, in tutti i luoghi di lavoro e nel territorio sviluppando le forme di rappresentanza sindacale necessarie al superamento delle divisioni categoriali per costruire una ricomposizione di figure operaie e di lotte capace di reagire alla ristrutturazione capitalistica in atto.

 

Fano, 11 aprile 2015

 

Alternativa Libertaria/FdCA sezione “Silvia Francolini” di Fano/Pesaro

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