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Chiesa Fanese: ora arrivano i parroci dell’Inquisizione?

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Abbiamo scovato su un Forum religioso una lettera, il cui autore confessa di non aver mai spedito e chiede consigli in merito, che ci sembra interessante pubblicare, in quanto espone un episodio a quanto pare accaduto nella nostra città. Dopo lo scandalo di Don Ruggeri, quindi, a Fano sono tornati i parroci fustigatori della morale?

Caro Vescovo,
le scrivo in merito ad un’ imbarazzante situazione in cui mi sono trovato domenica durante la celebrazione Eucaristica in una chiesa di Fano. Il Parroco durante l’omelia, in presenza dei cresimandi, delle loro famiglie  e dei gruppi di catechismo, ha commentato i dieci comandamenti. Come sembra sia solito fare finisce sempre su questioni inerenti al sesso (ad inizio quaresima ha parlato di sacrificio e astensione dai rapporti coniugali), comunque durante l’omelia di domenica ha testualmente detto che” i separati che si legano in nuove relazioni sono a livello della prostituzione”  e per finire ha detto se ti separi da tua moglie o da tuo marito “non dire che sei cristiano perché i cristiani non fanno così, dunque non siete cristiani”.
Ora io ho letto e riflettuto sul Vangelo, amo Cristo e  la Chiesa, sono cattolico praticante, padre di un uomo separato che va a messa e ha fatto fare i sacramenti ai suoi figli , e non devo certo fare cenno a Lei dei passi in avanti fatti da Papa Bergoglio sulla questione delle coppie separate, con le dichiarazioni già da febbraio di un anno fa, quando a Santa Marta ha richiamato i parroci ad “accompagnare quelle persone che hanno avuto questo fallimento nel proprio amore. Non condannare! Camminare con loro! E non fare casistica con la loro situazione”.
Ho pensato: “Perché questo prete si distacca con tanta violenza dalle indicazioni del Papa, e giudica e condanna?”.
Riferisco solo lo sguardo attonito di persone che conosco, alcune ora conviventi, altre con figli nati in seconda relazione, lo sguardo dei ragazzi in questione, imbarazzato, mentre si toccavano la bocca, il mento e abbassavano lo sguardo capendo che si stava parlando dei loro genitori.
Ho saputo delle domande dei bambini: …” la mamma e il babbo della mia amichetta sono dei prostituti? e come mai  il padre e la madre non possono essere cristiani?”
Non le nego che se non fossi cristiano avrei perseguito penalmente il sacerdote che in presenza di minori ha calunniato e accusato di prostituzione (e chissà come si porrà nel vangelo con la peccatrice);  quanto alla dichiarazione sul non essere cristiani, la trovo una mancanza di carità pastorale infinita.
Io ho mediato coi miei nipoti, ma ho parlato con mio figlio dell’eventualità di non andare più in quella chiesa.  Alcuni dei presenti che conosce e che si sono riavvicinati, grazie ai catechisti , al cammino dei figli hanno giurato di non farsi più vedere, con espressioni molto turbate.
Ma al di là delle reazioni dei singoli io stesso sono angosciato nel pensare che i miei nipoti debbano sentire parole così escludenti verso situazioni che sono sì di “peccato” ma nel vero senso del termine cristiano cioè di sofferenza, nessuno si separa perché ha ritenuto di rendersi così la vita più allegra o felice.
Sono situazioni di fallimento e di dolore serio per chi le vive,  in cui vanno tutelati i minori quando sono presenti. E alla protezione dei minori, soprattutto dopo l’ultimo caso accaduto a Fano, dobbiamo pensare.
Sentire una predica che fa scandalo e generalizza, che deturpa la morale e la fede dei genitori che magari pur in una situazione “irregolare” cercano di dare ai figli la fiducia che l’amore cristiano può realizzarsi, non è giusto.
Mi fermo qui amareggiato, sono sincero, per quanto ho udito, credo che la Diocesi dovrebbe poter rimediare a ciò per la serenità non solo mia, di mio figlio e dei miei nipoti, ma per rasserenare tutti quegli sguardi visti durante quella omelia.
Un caro saluto,

Vittorio.

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Questa voce è stata pubblicata il marzo 12, 2015 da in acidofile, anticlericalismo, femminismo, guarda qua (ed anche qui e quo), laicità con tag , , .
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