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Il nome del milite. Tra eroi e ignavi nel ventunesimo secolo. Il caso del medico italiano.

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Mentre seguivamo la partenza degli staff medici e le notizie dai paesi africani colpiti dal virus Ebola, mese dopo mese ricevendo informazioni terribili che evidenziavano l’alto indice di mortalità del virus, sono accaduti i primi contagi di personale occidentale che volontariamente era là per aiutare la popolazione.
Di tutti abbiamo saputo i nomi, e seguito le vicende sulla stampa internazionale, del medico italiano di Emergency invece, per una chiara scelta, solo l’età e la regione d’origine. Un rispettoso silenzio, inconsueto per dei mass media carnivori, si è steso come una coltre protettiva.
La consapevolezza del sacrificio vero, reale, che compiono con grande responsabilità tutte le persone che si mettono in gioco in una situazione simile, stona di certo con l’andazzo nel nostro Paese e con le dichiarazioni dei leader xenofobi, che da decenni dicono che “bisogna aiutare gli africani a casa loro”, mentre comodamente fanno fruttare le loro poltrone, a casa nostra.
La scelta quindi di Emergency e/o dei familiari del medico contagiato di non rivelarne il nome, assume un grande valore di rigetto della superficialità e morbosità mass mediatica che fruga più nella vita privata delle persone, perquisisce, manipola, invece di cercare di capirne il pensiero.
C’ è anche una annotazione da fare: di come sia diversa la dignità di queste persone, delle loro scelte volontarie, da un altro uso invece dell’anonimato che è quello del Milite Ignoto, ‘servo della patria’, un gruppo di esemplari senza nome vittime loro malgrado della ragion di stato, il quale, lo Stato, comodamente le ringrazia in un sol colpo.
Qui invece l’essere ignoti è un bene, protegge dalla retorica dell’eroe, tanto cara a chi certo ama continuare a ringraziare gratis. L’anonimato protegge anche tutte le persone che in questo Paese ogni giorno, senza chiedere niente in cambio di più del minimo, accudiscono, prendono a cuore, tirano avanti con dignità la baracca.
Intanto l’eco dei pochi nomi dei leader si sparge come una funesta cantilena dalle tv accese, e le bocche si aprono, parlano, mangiano, sbeffeggiano. Primo fra tutti il nuovo Pinocchio, Matteo Renzi, che dal Paese dei Balocchi esce già ciuco per farsi tamburo di un rinnovamento ammantato di fregnacce tecnologiche, che altro non è che l’adeguamento al regime di servitù volontaria globale della forza lavoro e al concetto di felicità del consumatore a rate. Eccolo, col suo accenno provocatorio, sbruffone sempre pronto a snocciolare frasi ad effetto. Di lui annotiamo lo sguardo fisso, tenuto in alto al di sopra delle fronti, quasi fosse posseduto e le labbra si muovessero autonomamente. Le parole escono a fiotti improvvisi, a pacchetti, come botti d’artificio. Gli occhi allora vagano come pendoli da un punto all’altro della stanza, quasi a compiacersi dell’effetto bluffatorio ottenuto.
Fa impressione anche sentire come il prèmier si vanti di avere alle spalle una lunga storia di impegno per il “rinnovamento”, e come si vanti di potersi assicurare lunghi anni di potere davanti. Come fosse consapevole di dover impressionare gli italiani con un pedigree di conoscenza e impegno, al di là delle sue competenze, del resto con quelle ci aveva già provato il Rettorato montiano.
Dunque, per un popolo che è fin troppo abituato alla transitoria presenza dei santi, che appaiono e scompaiono dai comodini e dai tabernacoli, si sciolgono e si coagulano secondo il loro vezzo e non sempre agiscono a favore dei supplicanti, il Politico ora vuole garantire una presenza assidua e lunga, e opere di salvamento in cambio di opportuni fioretti e sacrifici.
Mentre il nome del responsabile di un popolo di irresponsabili viene incensato da ogni amplificazione, io ringrazio l’anonimato del nostro amico medico, guarisci presto e scappa dalla porta di servizio. Ti aspettiamo lì. (francesca palazzi arduini).

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il dicembre 15, 2014 da in acidofile, caffè filosofico, migranti, piano nobile, rassegna stampa con tag , , .
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