rimarchevole…

un blog di provincia…

La cacca del ‘Lisippo’. Sui fantasmi culturali.

220px-Strati_di_sedimenti_e_incrostazioni_sul_Giovane_vittorioso
Vi sono stati, nella storia europea, episodi di furti d’arte causati dalla guerra e dal colonialismo, e i Lanzichenecchi o Napoleone non furono certo i primi a saccheggiare. Le mummie egizie in Francia e le storie belfagoriane di lungimiranti e terribili maledizioni contro chi oltraggia con la propria avidità il materialismo altrui, sono note ai botteghini.
Vi sono poi storie di opere d’arte di immenso valore andate via col loro legittimo proprietario, stanco del proprio paese, come nel caso della Gioconda, eterno sorriso di sberleffo verso un’Italia incapace di ospitare degnamente artisti e scienziati.
La storia dell’atleta vittorioso attribuito seppure con contestazioni allo scultore greco Lisippo (IV secolo a C.), che si dice sia stata rinvenuta al largo di Fano nel 1964, è invece di ben altra specie.
Si disserta animosamente infatti da tempo della “restituzione” della statua, ora al Getty Museum di Malibu, all’Italia; se ne è chiesta la confisca, si fanno convegni, si grida allo scandalo per la ferma opposizione del museo in questione a rinunciarvi. Certo, di un manufatto pagato 3,98 milioni di dollari, non ci si libera volentieri.
E perché poi il Getty dovrebbe liberarsene? In nome dei trattati internazionali, dicono, e l’ Avvocatura dello stato reclama la confisca dell’opera, sembra davvero che si parli di un bene trafugato. Ma in realtà il ‘Lisippo’ è stato venduto, illegalmente certo, ma sotto gli occhi di chi avrebbe dovuto tutelarne i diritti e con la piena assoluzione di chi si dice contribuì alacremente alla vendita… per un pugno di lire.
E’ una storia tutta italiana, purtroppo, che inizia con una ‘concrezione’ (un agglomerato minerale staccatosi dalla statua) regalata a un politico fanese dopo il reperimento dell’atleta, una cacchetta omaggio che giunge sul tavolo del procuratore della Repubblica, che viene a conoscenza quindi del ritrovamento. E cosa succede? Nulla, la statua passa bellamente da un campo di cavoli a un antiquario di Gubbio, da lì in una canonica, dalla canonica, nonostante una denuncia anonima ai Carabinieri, parte tranquillamente oltre Oceano, magari grazie ai bagagli di Dio. Tutto questo non è successo in un giorno, ma in anni, la notizia della vendita all’estero è datata 1971.
Eppure ora, nonostante i presunti autori del mercato siano stati pure assolti con formula piena in Appello, si grida “giustizia! diritto internazionale! restituzione!”
Si tira in ballo anche la moglie di George Clooney, avvocatessa in ballo coi fregi ‘britannici’ del Partenone (acquistati per la gloria della Regina diciamo ad un prezzo un po’ troppo stracciato e ora reclamati di greci ridotti in mutande), e si chiede alla signora, che evidentemente essendo la moglie buona di Clooney, sarà fusione mass-mediatica di bellezza e acume, di diventare testimonial del rientro del ragazzino di bronzo. Forse chi la interpella via voce del popolo non conosce i prezzi degli avvocati londinesi di quella taglia.
Forse si tratta di una fissazione, forse questa città ha veramente bisogno di una statua greca oltre che di una nuova torre civica, per tirarsi su di morale, forse si tratta di un larvato odio per questi yankees che comprano le cose a caro prezzo e poi le nascondono nelle loro ville museali a Malibù (da dove non tornano più), forse l’atleta dovrebbe tornare invece verso Corinto se da lì era partito… sarà che a me pare che prima di tutto occorrerebbe riaprire qualche faldone, e chiarire coi propri connazionali responsabilità e connivenze, è troppo facile illuminare coi flashback solo il tricolore dal lato non sporco di cacca.

Francesca Palazzi Arduini

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il ottobre 29, 2014 da in acidofile, fano old movie, guarda qua (ed anche qui e quo) con tag , , .
%d blogger cliccano Mi Piace per questo: