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Renzi e…il modello marchigiano.

A391-Palazzi-Arduini
Mentre il “decreto sblocca Italia” apre la stagione dell’opportunismo renziano in materia di ambiente, sfruttamento delle risorse naturali, fine della sovranità delle popolazioni locali sul tema della salute pubblica (gestione dei rifiuti, dell’acqua, del territorio), non possiamo che ricordare le frasi del prèmier che inneggiava qualche mese fa al “modello marchigiano”, per capire perché consigliamo intanto l’articolo apparso sul numero estivo di A rivista anarchica intitolato “Il giardino dai finti confini. Partito unico in Italia e dominio sul territorio. Il caso marchigiano”.

Il modello del Partito unico è una esperienza in cui siamo pionieri noi marchigiani, avendone sperimentato vent’ anni. Dal 1995 le Marche sono governate da coalizioni che vedono il Pd partito forte, che vive di rendita sulla sedimentazione di pratiche di concertazione del welfare, supportato da ex democristiani e dall’emisfero delle confraternite, e una destra all’opposizione blanda, disponibile a tacere su certi affari, pronta a scambiare i ruoli all’occasione.
Non solo stessi schieramenti, ma medesimo Governatore per più mandati: dal 1995, dopo una breve parentesi a presidenza socialista, sino al 2015, le Marche vedono solo due governatori per quattro mandati, retti dal Partito Democratico della Sinistra prima, dai Democratici di Sinistra poi, sino alla coalizione Margherita/Pd.
Stessa cosa nella Provincia di Pesaro e Urbino, governata dal 1999 da coalizioni PD-ex Dc, con la sola piccola differenza che in Regione dopo il 2005 il PRC è stato escluso dalla santa alleanza, che ha visto invece l’ingresso dell’ UdC , mentre in Provincia è stato ancora presente.
La Provincia di Pesaro e Urbino, che vede una spartizione del giro di affari con una forte presenza della Compagnia delle Opere, ha avuto come suo Presidente Matteo Ricci, sodale di Matteo Renzi, ed è stato proprio Renzi ad essere l’invitato principe delle manifestazioni culturali pesaresi dell’estate 2013.
Si capisce perché anche l’idea di attingere agli amministratori locali per costruire una pseudo “Camera dei Lord” richiama al nuovo modello dell’esecutivo: che è quella di chi fa gli affari sul territorio e proprio sul territorio non vuole problemi.

Se la capacità di fare affari dei politici è infastidita dalle incongruenze territoriali, e il simbolo di questo è la Tav, è utile capire nei dettagli come il modello Partito Unico funziona sui territori.
Perché la sindrome Nimby (Not in my Backyard) del quale sono accusati coloro che non vogliono istallazioni nocive accanto a casa non è una patologia ma la presa di coscienza che non esistono giardini chiusi bensì un ambiente nel quale le ricadute di ogni scelta speculativa sono ben più vaste.” (…)

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