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Postsophia, dopo gli eroi, la nostalgia.

tina_pica
Lo scorso anno il tema era “Eroi ed antieroi”, ed infatti dovette ospitare Matteo Renzi che si preparava a cogliere lo scettro del Bateu Ivre non appena Letta si fosse addormentato sullo scranno e si fosse aperto uno spiraglio per ciucciare dalla Cassa depositi e prestiti (i risparmi dei pensionati italiani) e fare bella figura. I successi in politica sono questione di tempismo. Tempismi… magari potrebbe essere un buon tema.
Quest’anno Popsophia, alla quale ormai, come per i grossi eventi e il gioco del lotto, attribuiamo facoltà di veggenza, titola infatti “Nostalgia del presente”. Una inquietudine, un rigirarsi nel Letta, pardon, nel letto, una sottile angoscia pare torturarci: da dove veniamo? dove andiamo? Il “chi siamo”  essendo ormai desueto a causa della scomparsa della personalità, degli ideali e anche, vivaddio, di quell’arrugginito spirito di sacrificio e di coerenza che ci permetteva di avere dei contorni definiti e che ora è solo patrimonio dell’umanità.
Così, luci rosse ci accolgono all’ingresso di Rocca Costanza come fossero una scansione antipidocchi. Una volta entrate, veniamo subito colpite dalla grandezza del bagno alla sinistra dell’ingresso, un solo bagno ma costruito con larghezza e piastrellamento dei tempi d’oro del Pci pesarese. Uno per tutti, tutti per uno.
Ma non ci facciamo illusioni sulla larghezza di manica pesarese, infatti Matteo Ricci, passato ora al ruolo di sindaco, detto “il Kennedy de noantri” per la sua convinzione che il discorso sulla felicità sia una novità, mentre dichiara che Popsophia rende Pesaro una “città nazionale”(?) non ha certo provveduto a trovare il modo di risolvere i problemi di agibilità ed accesso ai disabili del monumento, forse intendeva “nazionale ” come le storiche sigarette. O si è scordato di togliersi i suoi Google Glasses Rosa.
Di fronte a noi, all’ingresso, la più vasta raccolta di personaggi femminili di Popsophia, le volenterose hostess della reception, perché, vediamo dal programma, lo staff ad iniziare dalla direzione artistica, è  femminile, ma il palco che celebra simbolicamente l’autorità del pensiero sarà sempre e solo occupato da uomini nelle 5 serate del festival, per fortuna che c’è la direttrice artistica, con papillon, a cercare di dare un poco di verve all’abito d’ordinanza. Oltretutto il Papillon in un ex carcere come la Rocca è segno importante della voglia di evadere.
Non faceva certo eccezione sul palco Nicla Vassallo, che è tutto un dire visto l’aplomb che prova la teoria femminista americana del “prima devi uccidere il Padre ma poi metterne i vestiti”. E non sappiamo se l’abbia ucciso, il Patriarca (oddio, non Salvatore che, con la sua presenza colta, è presente anche quest’anno nei…sotterranei) visto che la sua è una carriera tutta a rigor di logica giocata nella nomenclatura e non certo nei movimenti.
Il passato è importante anche per verificare l’autenticità delle vocazioni degli intellettuali, quanto la frequentazione dei bagni per quelle religiose.
Diremo quindi che per Popsophia l’abitudine ad  offrire agli astanti solo maturi maschi, inizia ad essere sospetta. Dunque anche la scelta di portare sul palco lo psicanalista Massimo Recalcati, che in questi ultimi anni ha scoperto la sua vera natura di difensore del ruolo maschile, dedicandosi al Padre come figura da recuperare nei tempi supplementari… appare leggermente in rimessa sui tempi, soprattutto quando quest’ultimo fa una omelia sul vero amore e sul perdono degna di Wojtyla. L’avevamo sempre sospettato che i lacaniani fossero vocati al sacerdozio.Ci viene il sospetto che sia stato mollato dalla moglie. Chiediamo alle nostre talpe del gossip di verificare.
Che dire poi dell’arrivo quale guru del sabato di Marcello Veneziani??!  se Popsophia è veggente, il prossimo anno governo dei Forconi o ritorno dalla Svizzera di Fini in calzoncino di cuoio.
Ma, tra un sermone fuoritempo (ci aveva già pensato Guerre stellari al padre mancante e non era poi così convincente) e un omaggio all’opinionista im-popolare, i veri trainatori del Festival sono Paolo Pagliaro e Umberto Curi. Costoro, colti e abili affabulatori, capaci di citare Heidegger senza che il 99% del pubblico se ne accorga (loro sono l’1%), potrebbero presentare di tutto: dategli qualsiasi tema e loro, cogliendo dai fatti di cronaca e dai 10mila libri letti sotto l’ombrellone  (Pagliaro), e dalla filosofia (Curi), come masticatori di professione, vi sputano fuori uno schema. Ma il punto è: siamo sicuri che queste Stampanti 3D siano quello che ci serve?
Insomma,  Matteo Ricci voleva un appuntamento capace di far entrare la città “nella battaglia delle idee che si svolge oltre i confini regionali”, e che non abbia capito nulla è chiaro: la battaglia c’è anche in Regione, MA riguarda il potere e non le idee, che ne sono da tempo innegabilmente schiave con accenti Tolkeniani.
Così, vaghiamo tra ottimi calici di vino a prezzo ceto medio, tra i tanti videoproiettori che decorano di fantasmi le mura di Rocca Costanzo, pardon, Costanza, e proviamo tenerezza per quei quindicenni in maglietta rossa che Popsophia ha la genialità di coinvolgere nell’attività del festival…pensando a quale sarà veramente il loro futuro.
Quello che ci chiediamo è: Curi ha ricordato che la Pop filosofia, questo brand costruito e ribadito, è filosofia che esce dall’accademia e indaga il presente. Allora non si tratta di un afflato nuovo ma di qualcosa che abita questo continente, e anche l’altro specchio, dagli anni ’60. E che solo sfuggendo proprio a divenire Brand e dedicandosi alla questione del Potere con spirito di ricerca potrebbe sfuggire a se stessa, alla tecnica serigrafica e al mantra che ci ha rinchiusi nella rintronata ripetizione di qualcosa. Sarà per questo che abbiamo nostalgia, e ogni tanto guardiamo alla tv con occhi bramosi i desperados sulle  barricate, i cellulari (non i telefoni) che bruciano,  le città in rivolta sulle quali volano i droni, ed è subito sera.

Francesca Palazzi Arduini.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il luglio 6, 2014 da in acidofile, caffè filosofico, guarda qua (ed anche qui e quo) con tag , , .
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