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Sanità pubblica: bisogna saper chiedere!

assemblea-fossombrone
“Abbiamo firmato il documento sull’Ospedale unico ma non pensavamo proponessero un unico ospedale” (un Sindaco).

Fossombrone, venerdì 17 maggio, ennesima assemblea sulla questione dei tagli alla sanità pubblica operati da Regione Marche. L’assemblea è indetta dal Coordinamento La salute ci riguarda, già attivo nella mobilitazione contro il progettato Ospedale unico Marche nord di Fosso Sejore, ora in forse (?) per mancanza di finanziamento, e infatti lo spauracchio è che questo mastodontico progetto può essere finanziato con l’intervento dei privati tramite un Project Financing (detto anche da alcuni ‘Provet Finacig’).
Ora, con la ristrutturazione prevista al totale ribasso del presidio di Fossombrone, però, si palesano i dubbi sull’ utilità fattiva di assemblee, cortei, sit-in, se privi di reale peso politico in una trattativa: il giorno precedente, infatti, lo stesso coordinamento La salute ci riguarda, che avrebbe dovuto incontrare ad Ancona l’assessore Mezzolani per presentargli i suoi Punti, non è stato nemmeno ricevuto. Cortei, lettere, consiglio dei consigli…tutto inutile se non a mantenere la mobilitazione e a riempire qualche pagina di stampa. La stanza dei bottoni resta ben chiusa e a prova di contaminazione. E’ una vera camera …operatoria.
La ristrutturazione totale della sanità pubblica marchigiana, insomma, è già in fase avanzata: i Piani di area vasta sono stati approvati, i tagli stabiliti, la Provincia di Pesaro è fortemente penalizzata per strutture e numero di posti letto, l’entroterra fanese è stato già depauperato della sua autonomia con la costituzione degli ospedali riuniti Marche nord. La guerra continua soprattutto col tirare la coperta corta sui piedi si questo o quel primario, con trattative fatte nei corridoi sul mantenimento di questo o quel servizio (vedi Cagli, che è riuscita a strappare delle promesse).
Ma cosa serve realmente ai cittadini? Quali sono nella realtà dei dati dell’uso dei servizi sanitari, dei flussi da un presidio ad un altro (anche extra provincia e regione), come si può garantire un servizio migliore anche migliorando l’economia della sanità? Il coordinamento La salute ci riguarda ha proposto ragionevolmente anche l’eliminazione dei doppi reparti ma non basta i buoni consigli per fermare una macchina, quella regionale, che intende comunque accentrare le cure.
Pensiamo all’ospedale di Fossombrone, questo ciò che resterebbe secondo la volontà di Mezzolani:
-Presenza delle funzioni extraospedaliere con posti letto territoriali (40)
-Funzione di Hospice
-Integrazione di cure primarie con ambulatori di MMG/PLS
-Presenza del medico di continuità assistenziale
-Presenza del mezzo di soccorso avanzato (M.S.A.) h 24, che assicura gli interventi di emergenza urgenza, con possiiblità di erogare, durante lo stand by, prestazioni ambulatoriali per patologie minori nella fascia diurna
-Punto di prelievo
-Presenza attività ambulatoriali.

Dunque nessun posto letto se non quelli extra-ospedalieri già attivi spettanti al comune per suddivisione (es. RSA).
Nessun Pronto soccorso vero e proprio ma solo la presenza del medico sull’ambulanza, delega ai medici generici (non si sa con quali costi!) della continuità assistenziale.
Una visione d’insieme sarebbe necessaria per stabilire quali sono invece i servizi necessari sul territorio: un signore lamentava con toni apocalittici, ad esempio, che una persona è deceduta per “infarto” durante il trasporto dall’ospedale di Fossombrone a quello di Urbino… ma l’unità UTIC a Fossombrone non c’è mai stata! i pazienti gravi con problemi coronarici sono SEMPRE stati trasportati a Fano o a Urbino perché una UTIC deve avere per questioni non solo economiche ma anche gestionali un flusso di pazienti adeguato!
Però, in mancanza della volontà dei dirigenti sanitari, lautamente pagati, di fornire ai cittadini delucidazioni sui flussi di cura (dai codici dei pronto soccorsi al numero delle prestazioni ambulatoriali) nei presidi, tanto da capire come e quanto funzionano le strutture, dove e come servono o servirebbero, OCCORRE FARSI CARICO DI QUESTA INDAGINE per fare richieste ragionate e CONCRETE.
Qui giunge l’intervento politico provvidenziale del Coordinamento dei comitati, che, nella persona di Alfredo Sadori e Adriano Mei, hanno annunciato di aver provveduto a fare richiesta intanto dei bilanci della sanità agli uffici competenti, e di voler procedere per vie legali per bloccare l’iter della riforma e costringere gli amministratori regionali a sedersi a un tavolo di concertazione, dopo aver verificato non solo le incongruenze dal punto di vista finanziario (strutture che si vogliono chiudere e sulle quali intanto si fanno lavori anche molto costosi) ma anche lo stato della delega a aziende private del servizio sanitario pubblico, con maggiori oneri per i cittadini e per lo stesso bilancio pubblico.
Ha un bel dire il dottor De Marchi, che ‘le azioni politiche vanno fatte dagli amministratori e dalle istituzioni e non dai comitati, che devono solo informare’ ( qualche accenno di irritazione nel momento in cui Sadori propone di percorrere anche le vie legali). Smentito, il De Marchi, dalle dichiarazioni confuse e contraddittorie dei sindaci presenti, del tipo “abbiamo firmato il documento sull’Ospedale unico ma non pensavamo proponessero un unico ospedale”, sfociate nella proposta iperbolica di dimissioni collettive.
La certezza c’è: occorre capire i problemi e la situazione dei nostri servizi sanitari, e sapere cosa chiedere. E quindi sapere anche non solo come farsi “ascoltare” ma come ottenere ciò che è lecito e giusto, il diritto ad una assistenza sanitaria efficiente, lo stop al vampirismo del privato sul pubblico nel quale  i professionisti del settore hanno grandi responabilità, e che contribuisce a impoverire le persone e a privarle della loro dignità di cittadini.

Appuntamento a Fossombrone il 30 maggio presso la Sala della Croce rossa
col Coordinamento dei comitati (comitatinrete.it) per discutere le azioni legali da intraprendere.

Francesca Palazzi Arduini

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