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Ospedalone: divide et impera.

medico_pazzo
Il 2 aprile a Fossombrone, il 9 a Calcinelli e il 16 a Cagli, il comitato La salute ci riguarda torna a chiedersi se ci sono alternative alla chiusura dei piccoli ospedali. La risposta è NO: il piano di area vasta è già stato deciso, per tornare indietro occorrerebbe che i politici regionali, spinti con forza dalle amministrazioni locali, ridisegnassero una mappa più umana e ragionata, e meno penalizzante per il nord delle Marche, dei servizi sanitari sanità. Intanto a Fano i consiglio comunale ha già bocciato quasi all’unanimità la mozione proposta dalla Lista a 5 stelle. Divide et impera.
Sulla questione torna Antonio Colucci della Lista 5 stelle: “L’assessore alla sanità del Comune di Fano, Davide Del Vecchio, si autoelogia per aver salvato il nostro ospedale cittadino “S. Croce” dal destino a cui l’avrebbe costretto il decreto Balduzzi, retrocedere al ruolo di ospedale di base, come tale decreto prevede per gli ospedali al servizio di un bacino di utenza sotto i 150.000 abitanti. Categoria che non prevede la presenza di specialità come traumatologia, ostetricia, rianimazione, cardiologia e altri.
Chissà perchè nessuno ricorda mai che lo stesso destino sarebbe toccato a quelli di Pesaro, “S. Salvatore” e “Muraglia”, che aveva come Fano lo stesso bacino di utenza (140.000 su 9 Comuni, Fano 136.000 su 22 Comuni)  e che senza l’integrazione con il nostro nosocomio, mai e poi mai, avrebbe potuto continuare ad essere Azienda Sanitaria. La lungimiranza l’hanno avuta prima i pesaresi, i nostri amministratori locali semmai si sono prestati. La mozione popolare non metteva comunque in discussione l’integrazione fra i 2 ospedali, chi come Del Vecchio ci imputa questo lo fa per mistificare e assolversi, noi semmai auspichiamo che questa si possa estendere a tutti i nosocomi della provincia sotto l’unica regia dell’Area Vasta, senza necessità di un’azienda a parte come Marche Nord che riduce il territorio al ruolo di committente dei suoi servizi. Il progetto di ospedale unico per la provincia sta facendo chiudere tutti i presidi dell’entroterra e in futuro non è detto che non minacci anche Urbino. E tale prospettiva ha scatenato diversi malumori nella stessa maggioranza politica che la sostiene.
… Il policlinico Sant’Orsola di Bologna, leader nei trapianti come in altre specialità nel nostro paese, è ospitato in un edificio forse anche più vecchio del nostro, che è stato più volte ampliato e rimodernato. Certo se i lavori del nuovo ospedale fossero affidati alla stessa regia che ha progettato quelli del pronto soccorso del S. Croce, all’inizio del 2000, allora possiamo dormire sonni tranquilli…”.
Anche Giancarlo D’Anna torna sulla vicenda ricordando le responsabilità politiche di consiglieri regionali ed amministratori locali:
“Oggi tutti si lamentano del Piano Socio Sanitario dopo esser stati in silenzio mentre si consumava l’inganno” “Succede sempre così quando un tema diventa di attualità ,come conseguenza del malumore dei cittadini, scendono in campo quanti hanno creato il problema, quanti l’hanno sottovalutato, quanti l’hanno agevolato e condiviso, quanti sono rimasti in attesa di sposare la tesi vincente. L’applicazione del Piano Socio Sanitario è una testimonianza forte e recente di come vanno queste cose.
Quel Piano, è arrivato all’approvazione in Consiglio Regionale con 3 anni di ritardo nonostante le sollecitazioni e proteste di alcuni ,tra cui il sottoscritto relatore di minoranza del Piano stesso. Tre anni in cui la V Commissione ha fatto centinaia di audizioni, alle quali molti Masaniello dell’ultima ora non hanno mai partecipato, pur essendo stati invitati, nelle quali i soggetti interessati oltre a dire la propria potevano valutare al meglio quanto stava per accadere alla sanità delle Marche  e nei territori. Poco o niente di questo è accaduto salvo le eccezioni di un Comune , quello di Pergola e di alcuni comitati ad iniziare dal primo in ordine di tempo cioè quello a difesa dell’Ospedale S Croce e della Sanità nella Provincia di PU che per primo ha organizzato incontri e manifestazioni nel momento in cui le decisioni non erano ancora state prese…”.
Ora solo timidi segni anche di contestazione da parte dei sindacati dei lavoratori della sanità… forse sarebbe opportuno approfondire al meglio COSA serve ai cittadini in merito ai servizi, per aprire una seria vertenza, in ritardo.

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Questa voce è stata pubblicata il aprile 3, 2013 da in acidofile, ospedale unico fano pesaro con tag .
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