rimarchevole…

un blog di provincia…

Un Papa può mentire?

Cerbero - William Blake.

Cerbero – William Blake.

Un Papa può mentire?
Brevi note sulle dimissioni da un incarico “divino”. Di Francesca Palazzi Arduini.

Il signore in giallo.
Grandi manovre proiettive fin dai primi secondi seguenti all’annuncio delle dimissioni di Benedetto XVI. Come in un cattivo romanzo giallo, nessuno pareva prendere in considerazione, per risolvere il mistero, l’unico dato certo che, al di là delle parole di Ratzinger, veniva offerto, cioè la non preparazione del fatto.
Nel dicembre 2012 il Papa aveva iniziato la sua carriera mediatica su Twitter, negli anni precedenti  tentava di porre un limite al suo scarso appeal mediatico con la produzione di scritti e qualche apparizione congegnata nello stile wojtyliano, insomma, anche l’attività di nomina di cardinali e vescovi, di rinserramento dei ranghi (Ratzinger è il Papa che in media batte anche Wojtyla nella nomina dei porporati, 83 in tutto dei quali 67 saranno nel Conclave, rispetto ai 122 di GPII) sembrava segnalare l’intenzione di continuare a gestire gli interessi contrastanti delle lobby politiche ecclesiali.
Non bastava certo la petulanza di Monsignor Bettazzi, che dava il Papa per moribondo e  quindi in procinto di dimissioni in una dichiarazione a Radio2 del 13 febbraio 2012, cioè, la questione dei “12 mesi” restanti al Papa “malato” fu certo lungimirante, ma non era  questione di “malattia”.
Anche l’ indiscrezione risalente sempre al febbraio 2012 secondo la quale il Cardinal Romeo avrebbe parlato di un possibile attentato al Papa si era rivelata infondata, se si considera come “attentato” una azione di guerra tesa ad uccidere o lesionare una o più persone o cose.
Dobbiamo prendere in considerazione quindi l’evento inaspettato e non preparato delle dimissioni dall’incarico “divino” come un gesto estremo dettato dalla incapacità politica sia di governare che di sostenere un attacco.

La Chiesa “Pietrificata”.
Seppur non credenti, possiamo considerare che mai la Chiesa si sarebbe fatta cogliere impreparata, causando il disagio, il dolore e il disorientamento di milioni di fedeli, di fronte a una malattia del Papa, che fosse di natura psicologica o somatica (abbiamo visto come la malattia di Wojtyla sia stata sapientemente  trasformata in occasione emotiva trainante).  La decisione, è evidente, è stata presa in silenzio all’ombra delle stanze più segrete del palazzo apostolico con cause differenti.
Possiamo allora non considerare una semplice coincidenza la breve distanza intercorsa tra dimissioni papali ed elezione del presidente dello IOR, la banca vaticana che gestisce circa 5 miliardi di dollari nel mondo e attorno a cui in questi anni sono gravitate inchieste giudiziarie mai finite.
Dovremmo anzi tenere in considerazione l’aspetto riguardante il governo temporale della Chiesa in questa vicenda più che gli aspetti spirituali che invano, e anche in maniera ridicola (più papisti del papa), anche gli studiosi laici si sono affrettati a dipingere, assemblare e  reinventare, ancor più dei teologi e del clero. Il Papa “coraggioso”, cioè, colui che avrebbe dato il segnale della fine del governo monarchico, che avrebbe ridefinito il ruolo umano e fallibile del monarca, pronto quindi ad accettare un nuovo sistema politico più … parlamentare? Suvvia! Un Papa che porta il camauro e la mozzetta, all’improvviso democratico!
Qualche tempo fa pubblicavamo su A rivista un articolo sulla beatificazione di Karol Wojtyla e sulla Chiesa impantanata nel leaderismo, intitolato “La Chiesa pietrificata”. Cosa sarebbe cambiato di consistente in questi mesi per farci credere che all’improvviso sia possibile un cambiamento di stile nella gestione del potere nella Chiesa?

Due chiavi, un regno.
Semmai qualcosa è doverosamente cambiato, per forza più che per amore, in Ratzinger: la consapevolezza di non poter governare inflessibilmente e da Prefetto per la dottrina della fede una Chiesa che richiede grande flessibilità “morale” ed etica per essere sostenuta, e che non può tornare indietro nei compromessi. Insomma, le due croci, quella argentata che rappresenta il potere temporale, e quella dorata del potere spirituale, non sono più “decussate” nello stemma papale in modo che la dorata sovrasti l’argentata. E la pretesa da sempre propria al papato, di essere fonte di ispirazione e guida anche per lo Stato laico, appare decadente proprio nello stato Vaticano, e nella Chiesa tutta, ormai da anni traversata, anche  a causa della recessione economica, da lotte intestine delle quali, noi popolino, possiamo solo capire che la D di denaro, come direbbe un mio amico bocconiano (non Monti) è importante quanto e più della D di Dio.  
E’ emblematico, quindi, che le dimissioni siano state date il giorno che, oltre ad essere pittorescamente quello dell’apparizione di Lourdes, è anche quello della firma dei Patti lateranensi, come puntualmente ricordato in prima pagina dall’Osservatore romano del 12 febbraio 2013, per la “salvaguardia delle reciproche competenze” di Stato e Chiesa, … anche in campo giudiziario.

La croce e la libera scelta.
Nel mondo del cattolicesimo tradizionalista, che ha sempre guardato a Ratzinger con simpatia, si protesta perché “il papa si arrende alla desacralizzazione”, ed è questa una interpretazione realistica dei fatti, quella di una “resa”, nel mondo cattolico si assiste ad un disorientamento che difficilmente sarà lenito dall’elezione di un nuovo Papa, perché uno dei canoni del cattolicesimo, quello del “ciascuno porti la sua croce”, è stato contraddetto. Lo stesso discorso di dimissioni di Ratzinger ha chiarito come il suo problema consista non nel venir meno della forza spirituale ma di quella corporale, ma in senso metaforico, cioè quella temporale. Perché la sua attività è stata notevole anche in questi giorni, anzi, sembra più quella di chi non vuole lasciare niente di inevaso prima della separazione, più che quella di qualcuno che, stremato nel fisico, deve lasciare ai suoi collaboratori non solo i gesti ma anche le decisioni.
L’insistere sulla dimensione “solo spirituale” di preghiera e ritiro, che si prepara per BXVI sembra proprio sottolineare i dubbi sulla applicazione del Canone 332 del primo libro del codice di diritto canonico, che prevede la rinuncia all’incarico pontificale purché “questa sia fatta liberamente”.
Al di là delle facili ironie, ricordiamo la simbolica commistione  tra  “buoni e cattivi” conviventi nella Chiesa che è stata ricordata proprio nelle parole dell’Angelus pronunciate da Ratzinger il 10 febbraio.  

Un Papa può tacere.
Non vogliamo cioè, noi non credenti, giudicare se un Papa possa mentire ai suoi fedeli:  di sicuro, qualsiasi sia la verità dei fatti, c’è che un Papa può tacere. Ciò che soprattutto i credenti hanno bisogno di sapere ora è: se il Papa si sottrae al governo perché troppa forza e potere occorrerebbe di fronte al governo soprattutto “dei cattivi”, in cosa consiste la realtà di questi ultimi? “perché noi non possiamo sapere”?
Ma il percorso di silenzio e di obbedienza, come spiega Jacques Chiffoleau, è fondamentale nella Chiesa per tenere assieme queste realtà, e  non può essere tradito. Solo eventi altrimenti eccezionali, come lo scisma, di solito parlano con termini vietati di cose sussurrate nei confessionali o mormorate nei monasteri e nei vicoli della città santa, che siano vendita di indulgenze o attività ancor più moderne.
E che il cammino della Chiesa dopo questo evento dirompente, potrebbe essere quello di uno scisma, è probabile, ma non di uno scisma ipotizzato sulla base della coesistenza in vita di due Papi, uno teologo conservatore in esilio interno e l’altro, il futuro Papa,  conservatore ma estroverso e abituato a trattare e coabitare con affari, diciamo così, “terreni”.  L’ipotesi di scisma potrebbe divenire più reale sulla base di un allontanamento sempre più rapido di una chiesa più laicale e aperta, e meno omertosa, da una gerarchia sempre più dedita solo al suo mi(ni)stero interno.

 

 

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il marzo 1, 2013 da in anticlericalismo, laicità, marche anticlericali, piano nobile con tag , .
%d blogger cliccano Mi Piace per questo: