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Fano e sanità pubblica: taglia tu che taglio anch’io.

micenter

“Dottore, quanto le devo?” “Ma niente, si figuri!”. –

Facevamo bene noi del Coordinamento dei comitati a ricordare, già anni fa che “quella sanitaria è la terza realtà industriale del paese“, nel tempo Regione Marche ha svelato la sua intenzione di donare parte di questa realtà al mondo della finanza privata, smantellando dove possibile i presidi sanitari pubblici per sostituirli da un lato con grosse operazioni edili-industriali che accentrino la cura, dall’altro con piccoli presidi privati che succhino i proventi della spesa riguardante la diagnostica e le cure da fruire con continuità.
Se il lavoro di denuncia e capillare informazione di molte realtà, come il Comitato  La salute ci riguarda, non sono sufficientemente radicali nel contestare questo tipo di scelte, è perché ormai si pensa che sia stato tutto previsto, e che il Trend delle privatizzazioni dei beni essenziali (acqua, salute, energia) sia inarrestabile e segua a ruota come una rolling  stone la già avvenuta privatizzazione dei servizi di altro tipo, inoltre la critica e la lotta sono riservate a persone di classi sociali medio-alte che fanno di questo problema una questione di scelte e non di sopravvivenza…è il problema della fine della radicalità della sinistra italiana.
In questo empasse sarebbe essenziale pretendere che gli amministratori pubblici sul territorio si schierassero con chiarezza per un modello di sanità meno dispendioso ma pubblico e coordinato nel tessuto sociale, invece anche i cosiddetti “paladini” del cittadino, anche quelli sempre in prima fila con la loro corazza nel contestare il bieco potere Regionale (leggi nomenkaltura del Pd, UdC, Compagnia delle Opere e affini)…non tardano ad accodarsi alle cerimonie funerarie per la sanità pubblica. Basti vedere come i Sindaci sono stati pronti alle adunate, silenziose, per firmare presunti protocolli che garantiscano i presidi sanitari locali in cambio della costruzione dell’Ospedale unico Fano-Pesaro, un gigantesco scatolone di cemento che farà la gioia dei costruttori di mezza regione, appena si troverano i soldi.
A pagare sono sempre i cittadini: di fronte a una pressione fiscale altissima, al taglieggiamento dell’industria farmaceutica, a fronte di medici di famiglia che si trovano ormai a dover fronteggiare (alla Alberto Sordi nel Medico della Mutua) ormai i pazienti come fossero alla catena di montaggio… chi non ha mai sentito parlare di gente che spende anche 300 o 400 euro (spesso in nero), per fare un esame importante diagnostico presso cliniche private o ambulatori, per non dover attendere file di mesi?
Chi non è mai andato a fare la “prima visita”, spesso a suon di 200 euro, dal medico che poi ti mette in lista per l’ospedale? E a fare poi altri controlli, sempre con cifre che equivalgono spesso a un terzo del proprio stipendio e che il bravo “tagliabudella” o “cerusico”, intasca in dieci minuti dieci?
Era meglio l’avvocato Azzeccagarbugli del buon Manzoni!
Ecco che, dopo aver sentito di organizzazioni che ora, ai propri soci, offrono file preferenziali per la prenotazione degli esami medici all’Ospedale pubblico (ma come? non hai la Tessera? allora aspetti di più),  il Sindaco di Fano, assieme a Don Abbondio-Trasarti e a vari esponenti della giunta comunale, sono pronti a tagliare il nastro dell’ennesima mini cilinica privata che celebra “Il potere della bellezza”, su cuscino d’oro e con accompagnamento di violino… come si trattasse di un presidio pubblico, anzi no, per quelli il cuscino d’oro non c’è, e ci credo!

Dada Knorr.

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Un commento su “Fano e sanità pubblica: taglia tu che taglio anch’io.

  1. admin
    febbraio 11, 2013

    Fernanda Marotti ci scrive: “Il Coordinamento è nato un anno e mezzo fa e da subito ha analizzato, semplificato e portato ai cittadini ogni aspetto della questione sanità (dall’organizzazione del sistema socio sanitario fino alla questioni urbanistiche della localizzazione o a quelle finanziarie del project financing) organizzando decine di incontri pubblici su tutto il territorio provinciale, smascherando pubblicamente forzature e contraddizioni, e cercando di coinvolgere tutti, nella certezza che anche un tema così complesso può essere semplificato e discusso pubblicamente.

    Abbiamo organizzato manifestazioni pubbliche di protesta che hanno unito nel NO a Fosso Sejore costa ed entroterra così come Fano con Pesaro, spezzando il luogo comune di antagonismi buoni solo per le politiche del secolo scorso.

    Tra i principali risultati ottenuti con questo metodo di lavoro ci sono la formazione di un vasto movimento di opinione pubblica non ospedalocentrica, e cioè attenta ai problemi dell’assistenza distrettuale e non solo di quella ospedaliera, in un’ottica di area vasta e non più di campanile, e la messa in discussione di decisioni già date per scontate, come ad esempio l’opportunità di costruire ad ogni costo un nuovo ospedale provinciale in riva al mare.

    Non è poco, in tempi di demagogia e di pensieri unici.”.

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