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Luxuria e la mela marcia

Venerdì 13, Pesaro, presentazione patrocinata dall’assessorato alla cultura della Provincia di Pesaro e Urbino dell’ultimo libro di Vladimir Luxuria: “Eldorado”. Parte subito il comunicato meccanico-pneumatico-preconfezionato del partito di estrema destra Forza Nuova, che lo definisce “ennesima opera di fantasia che riprende lo stucchevole filone del vittimismo omosessuale”… già dalle premesse non ci siamo con questa reazione, perché definire “vittimistica” un’opera che racconta della deportazione e dello sterminio di decine di migliaia di omosessuali ci pare “leggermente” disumano.
Da qui si capisce perché il coordinatore di Forza Nuova, Di Tommaso, non possa comprendere il patrocinio istituzionale alla presentazione: se non sa cosa significhino diritti umani, se per lui le persone non sono tutte uguali di fronte alla legge, e anzi, gli omosessuali sono rei di mostrarsi in pubblico, è chiaro che a suo avviso le istituzioni debbano non sostenere ma semmai avversare la popolazione Lgbt. La teoria del complotto, la stessa che i nazisti usavano con gli ebrei, viene dunque applicata da Forza Nuova agli omosessuali: essi sarebbero “minoritarie quanto potenti lobby gay”, certo, molto potenti, visto che in Italia non esiste ancora neanche una legge che tuteli le persone Lgbt dalle ingiurie e le violenze fisiche perpetrate con intenti omofobici… . Ma ci facci il piacere, ci facci!
Inutile chiedersi però se la reazione verbalmente violenta di Di Tommaso sia solo la mela marcia che sta nel cestino politico italiano: la risposta è NO. Purtroppo l’omofobia è ancora molto diffusa in tutti i versanti della politica e della cultura, e molti pagano duramente il coraggio di NON nascondere il proprio orientamento sessuale. Vladimir Luxuria, persona intellettualmente aperta e briosa, ha proprio ieri sera ricordato come Umberto Bindi, uno dei più validi compositori della musica leggera italiana, sia morto in miseria anche a causa della sua decisione di non nascondere la sua gaiezza. Ed anche oggi, nonostante alcuni coraggiosi “coming out” di personaggi della cultura, della politica, dello spettacolo, un fatto normale, cioè quello di avere un diverso orientamento sessuale, pare strano e addirittura “esibizionistico”, così che molti/e scelgono di occultare la propria vita privata per non rischiare danni.
Se dunque la società italiana è malata di esibizionismo, tanto che le serie televisive più note sembrano un passatempo per guardoni, le persone Lgbt invece vengono tacciate di “esibizionismo”  solo se hanno il normale impulso a fare ciò che fanno normalmente tutti: passeggiare assieme, comprar casa assieme, discutere pubblicamente della propria cultura.
A questo proposito vorrei ricordare due opere che purtroppo nella serata di ieri non hanno potuto essere presenti al servizio libreria dell’evento, a causa dell’ostinato diktat a esporre solo il libro presentato:
La prima opera , “Homocaust, il nazismo e la persecuzione degli omosessuali“, di Massimo Consoli, edita nel 1980 e poi ripubblicata dalla casa editrice anarchica La Fiaccola, sino a giungere alla sua terza edizione (Kaos) negli anni ’90, scritta da uno dei primi organizzatori del movimento omosessuale italiano, dà conto di circa 30mila omosessuali sterminati surante il nazismo, ed è stata un primo tentativo di ricerca storica in merito.
La seconda pregevole opera, curata da Paola Guazzo (presente ieri sera alla iniziativa ma ovviamente nessuno ha avuto la buona idea di invitarla a parlare), “R/esistenze lesbiche nell’Europa nazifascista” contiene tre bei saggi di Ines Rieder e Claudia Schoppman sulla situazione delle lesbiche tedesche durante il nazifascismo, e parla di quella Berlino che Luxuria ha voluto narrare nel suo romanzo. Il libro, che Femminismi ha presentato a Urbino lo scorso aprile, può essere riallacciato a livello visivo anche con la visione del film tratto dal libro di Erica Fisher “Aimée et Jaguar”, che narra della deportazione di una ebrea tedesca attraverso i ricordi della sua compagna “ariana”.
Sempre a proposito di “mele marce”, emblematica coincidenza la notizia dell’arresto del sacerdote portavoce del vescovo di Fano per abusi sessuali e pedofilia: arresto dovuto alla segnalazione di atti ormai così evidenti da non poter essere taciuti, operati da un personaggio molto in vista, ricoperto di incarichi plurimi, ed evidentemente convinto di essere impunito. Anche questo caso è quello di una “mela marcia”, come per l’omofobia rivelata di Forza Nuova? Oppure nasconde il disagio e la violenza di una cultura profondamente radicata, che fa della sessualità un problema ed una questione di maschilità e maschilismo invece che di dignità e  libertà femminili? Ricordiamo non a caso l’intervento del parroco arrestato, mentre noi di Femminismi difendevamo la dignità della vittima, contro la ragazzina stuprata alla “Notte bianca” di Fano dello scorso anno da lui indicata in una nota stampa come rea di non essere stata tappata in casa… ! Cosa ne pensava il Vescovo, di questa uscita? Ovviamente se ne è dissociato ma il sacerdote ha continuato ad essere il suo addetto stampa, e chissà i suoi pesanti abbordaggi alle minorenni siano stati del tutto sconsociuti ai suoi parrocchiani e superiori tanto moralisti!
Sempre in tema di dignità e visibilità femminile, non è un caso che anche nella serata, pur piacevole, di ieri, a condurre siano stati oltre a Vladimir, che ha scelto il suo modello di femminilità seduttiva per comunicare, due uomini e una “mamma” (la presidente provinciale di Agedo): è ancora il modello patriarcale quello che regge la nostra contemporaneità, e di strada ancora ne abbiamo da fare. Non è un caso nemmeno che il portavoce di Forza Nuova si sia accanito tanto contro il “patrocinio” a questa iniziativa: per lui il “Pater” deve sostenere solo ciò che è in tutto patriarcale ed uniforme alla “unica cultura che ha plasmato il nostro territorio secondo canoni di bellezza superiore nel solco della tradizione Romana e Cristiana” (e qui sul rapporto tra Romani e Cristiani ci sarebbe da ridire ma sorvoliamo…).
Dunque viviamo un meccanismo culturale in cui l’accettazione e la tolleranza sono segnalati dall’essere integrati nei programmi patriarcal-culturali istituzionali: da un lato il Festival della felicità, di un Pd che sbandiera la sua volontà di allearsi con l’UdC (partito notoriamente omofobo), e dall’altro un assessore benevolo che non ha paura di schierarsi a favore dei diritti civili Lgbt… ma quanto durerà questo idillio? E cosa dobbiamo aspettarci da una comunità lgtb incapace di esistere stabilmente senza questo tipo di sostegno, ed che in Italia sta vivendo il tracollo della sua più grande organizzazione di promozione sociale?

Francesca Palazzi Arduini

 

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Questa voce è stata pubblicata il luglio 14, 2012 da in cultura gaya, diritti civili con tag , , .
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