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Un nuovo ennesimo festival: il Festival della Tristezza.

Da svolgersi tra i piovaschi di fine estate, il programma è per ora quasi del tutto misterioso.
Si sa che si svolgerà in spazi pubblici ma in maniera clandestina, perché le persone sono tristi a causa del fatto che si debba pagare per usare spazi, appunto, pubblici.
Non verrà richiesto nessun permesso, fatta nessuna dichiarazione, diffuso alcun comunicato stampa.
Siamo riuscite solo a sapere che non verrà pagata nessuna Siae e chiesto nessun intervento per la circolazione stradale o la sicurezza pubblica. Le sedie non saranno legate tra loro per evitare che vengano lanciate in aria come da regolamenti.
Invece di navette bus si useranno biciclette usate, tassativamente vietati i copertoni colorati. La musica sarà triste e suonata con strumenti di s-fortuna.
Invece della nipote di Kennedy (invitata a quel finto festival in realtà preconfezionata festa del Pd ), verranno invitati i parenti dei carcerati, i carcerati in videoconferenza no perché è troppo triste.
Invece del moderno santone che dispensa la sua verità sarà interrogato un mazzo di vecchie carte da briscola (al/meno costa meno).
Non ci saranno lavoratori/trici interinali o a contratto schiavizzati per fare la reception con la maglietta del festival, non sono stati chiesti fondi alla Regione Marche né parteciperanno alle conferenze d’apertura patron politici con la camicia fresca e l’auto con l’aria condizionata.
La mascotte sarà Buster Keaton, ovviamente in fotografia.
Eric Satie suonerà da un vecchio grammofono le sue Gnossiennes.
Come spazio etnico, che fa tanto figo, solo una performance: seduti lungo la strada, alcuni vecchietti criticoni verranno scritturati (una birra a testa) per fare commenti tristi sulla situazione economico sociale.
Unica mostra di fotografia ammissibile, quella di archeologia industriale e ricerca sulla rovina urbana, con un unico interrogativo: meglio la rovina o il recupero? molti propendono per la prima ipotesi.
Il sabato di festa, pare, due incontri: uno sull’odio per gli anziani e i pensionati in Giulietta o Suv da parte dei più giovani con l’assicurazione auto scaduta, ed una simpatica assemblea plenaria dei cassintegrati locali, con esercizio di bionergia finale dal tema “non chiederemo più pietà”.
Simpatiche le performance femministe del Festival: una, da tanto attesa in Italia, foriera di una verità indiscussa “Perché stare in un mondo tutto al maschile ci scoccia e rende aggressive”, dopo la proiezione de “La vigilessa” con Mariangela Melato e Renato Pozzetto. L’altro seminario “Perché non mangiare ci fa credere più fighe”, una chiacchierata sull’anoressia finalmente senza psicoterapeuti.
Al festival verranno sperimentate nuove forme di arte culinaria (attenzione però, non sarà un festival del cibo di strada): il gelato al Prozac e la gazzosa allo stramonio, giocolieri ed “erbe magiche” della nonna non sono contemplate, oggi come oggi fanno troppa tristezza.
Lo spazio lirico verrà dedicato alla discussione del tema, con la tecnica dello psicodramma: “Perché i poeti che leggono come Carmelo Bene ci hanno rotto le scatole”.
Non sono stati invitati attori politicizzati logorroici né si ha intenzione di mettere in scena spettacoli che ci ricordano gli anni “di piombo”. Però forse con la tristezza era il caso di farlo?
Per lo spazio ecologico, obbligatorio ai festival, dibattito sulla Insostenibilità della civiltà sotto una gigantografia del dott.Freud: “Perché la decrescita ci rende tristi, e lo shopping, anche bio, euforici”.
I Festival della filosofia, delle ville, della poesia, della letteratura, della mente, del pop, della polenta … di solito organizzano i loro eventi in cittadine altrimenti vivibili ma in quei momenti invase da frotte di rompipalle con la macchina fotografica: il festival della tristezza, per evitare scocciature ai frequentatori della città ove si svolgerà, ha deciso di non invitare nessuno, quindi reperire altre informazioni sarà molto difficile!
Si sa, quindi, che, come direbbe Hermann Hesse (che tristezza queste citazioni!), si tratterà di una “Festa anarchica, non per tutti”.

 

3 commenti su “Un nuovo ennesimo festival: il Festival della Tristezza.

  1. andreina de tomassi
    luglio 4, 2012

    l’ho letto solo ora questo “festival della Tristezza” è esilarante!!! Un po’ più corto, icastico e pungente e sarebbe stato PERFETTO!! (TIPO UN BUCCHI DI REPUBBLICA…) bravo/a l’articolista!! andreina

  2. admin
    luglio 5, 2012

    l’articolista, dada knorr notoriamente prolissa, tristemente ringrazia!

  3. chiara
    luglio 13, 2012

    Beh, da una che si firma dada knorr non mi aspetto un articolo asciutto come spaghetti alla carbonara….e comunque grazie!!! sono stufa di spazi pubblici occupati senza chiedere il benestare della cittadinanza ai quali appartengono, ed a fine agosto la storia si ripeterà! sono stufa di vedere svilire il senso delle parole belle, difficili e ricercate, sono stufa di partiti e assessori che si fanno pubblicità tramite certi eventi, almeno da me non ordinati né digeriti!

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il giugno 21, 2012 da in acidofile con tag , .
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