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Pink Fish: Arcigay e la carica dei ventenni


Ho partecipato al secondo evento di discussione collettiva organizzato a Fano da Arcigay Agorà, martedì 17 aprile. Età media tra i venti e i trenta anni, presente anche una bella delegazione del gruppo universitario di Urbino Gay and Proud. 4 ragazze ed una dozzina di ragazzi. Le percentuali di “mobilità lesbica” non sono quindi cambiate nel panorama dell’attivismo gayo provinciale ma l’età media sì! e la novità di un gruppo universitario in quella Urbino che noi chiamavamo “necropoli” se privata degli studenti, è una bella novità.
Succede spesso così: si ottengono “sedi istituzionali” con grande fatica, come nel caso di Agorà che ha atteso anni perché il comune di Pesaro gli destinasse una stanza nella “casa delle associaizioni” al Ferrhotel…senza riscaldamento… e poi l’attività invece scorre dove le persone realmente abitano e vivono. In questo caso a Fano, dove questo è stato il secondo partecipato evento, per parlare di omofobia, orientamento sessuale, sessualità, e tanto altro, assieme e senza preconcetti.
La vita di Arcigay in questi anni è stata tormentata da dissidi interni, in primo luogo sul problema della strategia politica da adottare nei confronti di una classe politica ipocrita e sorda ad ogni tipo di sollecitazione e rispetto l’organizzazione dei pride.
Personalmente, da simpatizzante ma appartenente ad un’area del movimento certo meno istituzionalizzata (e abituata a muoversi indipendentemente da strutture e rapporti con le istituzioni), ho  sempre considerato Arcigay (ed Arcilesbica) un patrimonio sociale importante per la politica e la formazione culturale ma per forza di cose un po’ rigido e gerarchizzato nelle sue movenze. Il mio interesse è sempre andato al movimento lgbt spontaneo  che fa rinnovamento culturale in questo Paese.
Per questo mi sono trovata molto a mio agio a questo Pink fish molto vario per argomenti e libertà di discussione, animato da don Pietro, colonna di Agorà, e da JR Jacopo, attivista a tutto tondo. Un dibattito vivace e meno incentrato sul tormentone dei  “diritti civili” ai quali spesso si riduce la motivazione delle persone socie di Arcigay,  anche l’ impressione di chi vede da fuori le associazioni Lgbt in generale, spesso è quella che si dedichino solo alla lotta per il diritto al riconoscimento familiare, con appendice di piccole altre iniziative culturali però irrilevanti nell’insieme. In realtà il vasto e variegato movimento Lgbt italiano si muove su tanti argomenti e tante battaglie (dalla famiglia alla salute ai diritti ), e soprattutto ha una identità che è anche culturale oltre che politica.
Diciamolo con chiarezza: al di là della macchina mediatica che concede spazio solo in occasione di episodi di violenza omofobica e in caso di novità  sulla questione delle famiglie e del matromonio omosessuale, e di là quindi delle necessarie ufficiali prese di posizione del movimento lgbt, del quale Arcigay è la più vasta espressione, esiste tutto un panorama culturale semi-sommerso. Ed è quello che realmente dà un senso al nostro riconoscerci lesbiche, gay, bisex, trans:
perché è nella narrazione, nella espressione artistica, nella analisi di noi rispetto al mondo che ci circonda, insomma nella nostra cultura, che possiamo riconoscerci DIFFERENTI, e che fondiamo anche le scelte politiche rispetto alla rappresentanza, alla visibilità, ai diritti civili.
E sulla parola differenza noi lesbiche italiane, che abbiamo  subito in questi anni il misconoscimento del movimento femminista italiano, spesso omofobico, e subiamo spesso una sorta di cancellazione sociale anche nel movimento, avremmo molto da dire…

Federica

Un commento su “Pink Fish: Arcigay e la carica dei ventenni

  1. Glory Day
    aprile 18, 2012

    Let’s get together and feel all right…🙂

I commenti sono chiusi.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il aprile 18, 2012 da in cultura gaya, marche gay e lesbiche con tag .
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