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Fuggire agli EUROtiranni…


Si è molto discusso, in questi mesi, soprattutto durante la costruzione della mostra “Ma cos’è questa crisi” organizzata dalle realtà dell’Infoshop, della tirannide delle banche sulla gestione dell’economia. Alcuni sostengono che sia necessario un processo di ‘nazionalizzazione’ delle banche, tramite il quale gestire diversamente i processi finanziari…ma questa teoria fa parte spesso di una più generale opinione sul liberismo, che consisterebbe in privatizzazione selvaggia e sganciamento del Mercato dallo Stato. In realtà non è così: le banche sono già “nazionalizzate” perché il loro rifinanziamento sta bene ai Governi, i quali sia ora che in passato avrebbero tutto gli strumenti atti a limitare le speculazioni e la svendita dei patrimoni. La scelte di governo delle banche sono strettamente legate alla politica. E anche quelle di gestione del capitale finanziario in generale.
Proprio di domenica 19 febbraio è l’articolo di Marco Bersani di Attac Italia sulla scelta italiana di privatizzare  i fondi della Cassa Depositi e Prestiti: divenuta nel 2003 società per azioni, questa cassa raccoglie i risparmi postali degli italiani con un patrimonio di 250 miliardi di euro e una liquidità vicina ai 130 miliardi. Ma ora, con l’ingresso delle fondazioni bancarie, la sua utilità, che consisteva principalmente nel finanziare i mutui degli enti pubblici, è cessata. Potevano i governi legiferare per evitare questo? Certo che sì.
Riccardo Bellofiore, nel suo ‘La crisi globale’ (Asterios editore 2012) ribadisce il concetto: “Il liberismo…ha tutelato i monopoli; ed ha praticato alla grande i disavanzi del bilancio pubblico, quando gli serviva. Ha gestito la ridefinizione dei diritti di proprietà, e la privatizzazione dei beni comuni.”
La scelta delle realtà locali provinciali quali Gas, Fano in transizione, Alternativa libertaria, Verderame, Rete economia solidale…è quella di unirsi per provare a potenziare forme alternative di economia e scambio che sostengano la realtà locale che fa scelte, politiche, di equità e solidarietà.
Durante l’incontro di sabato 18 a Casa Archilei sullo SCEC, la “non moneta” che attua uno sconto tra gli associati, sono emersi importanti interrogativi e molti buoni propositi:
-come è possibile organizzare uno SCONTO (lo Scec) che metta tutti coloro che vi aderiscono alla pari nello scambiare servizi e merci? E’ possibile equiparare, finalmente, il lavoro manuale a quello intellettuale?
-quali sono le forme di sostegno in più che si possono praticare verso coloro che, con molta fatica, producono con criteri corretti il biologico sul territorio? C’è chi ha deciso, come Gruppo di acquisto, di anticipare ai produttori coi quali c’è un rapporto di stima e fiducia, un corrispettivo in denaro in cambio del riscontro in prodotti nel tempo. Vi sono altre forme di aiuto, come il Wwoof? ad esempio è possibile scambiare forza lavoro volontaria senza incorrere in sanzioni statali?
-allargando il discorso sulla forza lavoro, è possibile valorizzare il lavoro facendo rientrare nello scambio in Scec (o come si voglia chiamare la non-moneta locale) le potenzialità degli iscritti alla Banca del tempo, struttura-archivio che tiene il conto di tutto ciò che le persone sanno fare e possono scambiare senza ricorrere all’euro.
-quali sono i limiti da porre alla circolazione della non-moneta? Lisa Bortolotti, di Arcipelago SCEC Emilia Romagna, ci diceva che è stata una loro scelta escludere le attività di catene di franchising dallo scambio, altri “alt” potrebbero essere scelti da associazioni (ma si è usato molto il termine ‘comunità’ ) che decidono di escludere dallo scambio attività non eticamente accettabili di qualsiasi natura. Queste scelte evidentemente dipendono dalla composizione dei gruppi promotori (o comunità o associazioni o come chiamarli).
-in definitiva, quale è la differenza tra non-moneta e moneta se si attua una circolazione su larga scala dei buoni Scec?
ed è possibile organizzare micro gruppi che inizino anche a porsi responsabilmente l’obiettivo di sottrarre i propri risparmi alle banche per impiegarli nel finanziamento di attività sostenibili? come con le MAG, le Mutue per l’autogestione.
Di certo in questo momento lì’atmosfera è propizia per un ragionamento su larga scala, per una informazione diffusa sul consumo critico, sull’economia etica e solidale: iniziando dal chiedere a tutti di fare più attenzione a cosa si compra (etichetta, produttori, materiali)…sino a forme più politiche come quella sostenuta da noi di Femminismi di recente, la campagna di boicottaggio della Omsa che ha consentito alle operaie un alt nel previsto licenziamento. Certo, purtroppo Fano non ha dato il buon esempil, con la nuova giunta, rispetto al consumo critico, riaprendo le porte del Carnevale alla distribuzione dei dolci della Nestlè-Perugina, che era stata invece estromessa in passato proprio perché non forniva garanzie di eticità. Ma la fuga di capitali all’estero operata dalle multinazionali, mascherata da manetnimento del posto di lavoro di qualche centinaio di operai, è ormai all’ordine del giorno.

Questi ed altri interrogativi sono stati valorizzati durante l’incontro dagli interventi di persone di varia estrazione politica e sociale, però tutti/e impegnat*  in realtà che praticano la solidarietà sociale e il CONSUMO CRITICO, un interrogativo altro che infatti è emerso è infatti stato anche: bene, noi possiamo scambiare, praticare ed usufruire di uno sconto percentuale che ci aiuta a mantenere il valore economico sul territorio e a sostenerci economicamente a vicenda, ma come si fa con chi non può?
A questo proposito non è irrilevante che proprio dalle realtà che animano l’Infoshop, quali il gruppo co-housing e Alternativa libertaria, da tempo sia discussa la necessità di provvedere ad organizzare una mensa sociale, gestita dal basso e senza orpelli burocratici, che provveda a trasformare i prodotti biologici del territorio in eccesso stagionale in cibo sano a prezzo minimo, da mettere a disposizione di di non ha mezzi, all’interno di un discorso di mutuo soccorso tra cittadini con varie esigenze (anzianità, basso o nullo reddito, scarsità di tempo, malattia ecc.).

TR BREVE NUOVI MATERIALI.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il febbraio 20, 2012 da in campagne nazionali, iniziative infoshop fano con tag , , .
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