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Ospedale unico: dittatura biopolitica.


“Riqualificheremo gli ospedali minori interni sperando che il governo non ci imponga la chiusura di quelli con meno di 120 posti letto come anticipato dalla stampa nazionale”. Questo leggiamo sulla stampa di mercoledì 11 gennaio.

Quindi, vediamo di capire, l’assessore regionale Mezzolani ci presenta il progetto di Ospedale unico Fano-Pesaro come luogo che verrà attrezzato nella perfetta fruibilità dai cittadini di entrambe le città (e loro comprensori)… ma poi ci svela che l’opera sorgerà “sul lato pesarese di Fosso Sejore”.
Quindi la struttura non sarà affatto posizionata in equidistanza tra i due territori … inutile fare polemiche visto che comunque si sarebbe trattato di una moltiplicazione del tempo e dei chilometri che ora fanesi e pesaresi fanno per recarsi presso i loro ospedali. Alla faccia dell’accessibilità, e della integrazione tra strutture già esistenti, quello che si propone è un casermone ex novo equi-lontano e fagocitante tutte le esperienze sanitarie della provincia.
Ma non sono proprio gli esperti del settore a dire che quello che serve è l’integrazione, il miglioramento per settori, e non l’accentramento… e che ospedali di oltre 500 posti non sono NEMMENO economici?
L’Inrca anconetano, centro di eccellenza, ad esempio, ha 160 posti letto.
Sul progetto, che era stato presentato come necessario per seguire le indicazioni a livello nazionale circa i servizi ospedalieri … altra marcia indietro:
prima pareva che fosse assolutamente necessario progettarlo perché altrimenti il -Governo non avrebbe stanziato nulla per la sanità (i famosi 130 milioni dell’Accordo di programma), come dire, “o facciano così o non ci danno nulla, quindi …”, invece ora pare che occorrerà ricorrere ai privati perché i soldi non arriveranno.
Dunque: si fa un progetto per seguire un finanziamento ma poi se il finanziamento non è garantito si continua a progettare in quel modo, anzi, si preme sull’acceleratore della privatizzazione dei servizi.
E vengono già fuori i nomi dei proprietari dei terreni ove potrebbero essere localizzati vari servizi, sappiamo già inoltre che i grandi imprenditori si stanno muovendo, mentre ancora il progetto è un abbozzo mal spiegato a noi cittadini, per offrire i loro servigi … cosa dobbiamo pensare della attendibilità di una sanità che forma i suoi obiettivi strada facendo così?
Si promette poi ai sindaci che i presidi ospedalieri locali verranno mantenuti e anzi resi più funzionali. Tutti capiscono che si tratta di balle: con 550 posti letto nel nuovo progettato ospedale non ne rimarrebbe neanche uno da gestire in più, poiché le linee guida stabiliscono per i prossimi anni un massimo di 3 per mille posti letto per ricoveri in acuzie e la lungodegenza.
Si dice : “la Regione avrà tutte le carte in regola per accedere ai finanziamenti statali” con un progetto di eccellenza a livello nazionale: ma chi decide cosa e quale è un progetto di “eccellenza”? Si giudica il lavoro di una equipe sanitaria oppure si dà un voto a dei pezzi di carta? A noi pare che qui si facciano veramente i conti senza l’oste. E senza i cittadini. Siamo in piena dittatura biopolitica. Alziamo la voce.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il gennaio 12, 2012 da in ospedale unico fano pesaro, politica locale con tag , .
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