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Indignarsi non basta: l’Appello DOBBIAMO FERMARLI

Giovedì 29 settembrealle ore 21
presso il Centro Salomone (Piazza Capuana 4, Fano2) alle ore 21.00, riunione dei firmatari dell’appello “Dobbiamo
Fermarli” ed altr* attivist* sindacali e sociali su
– assemblea di Roma dell’1 ottobre “Dobbiamo Fermarli”
– manifestazione nazionale ed europea del 15 ottobre a Roma
– eventuale rete su base provinciale/regionale
 l’Appello in 5 punti redatto per la convocazione della manifestazione romana del 15 ottobre: leggi l’Appello. Vai al blog nonpaghiamoildebito


Pubblichiamo l’appello regionale per la manifestazione romana del 15 ottobre. E indignarsi non basta…;
Segnaliamo anche l’articolo della Federazione dei comunisti anarchici, Fdca, sulle recenti dichiarazioni del ministro Sacconi circa la soppressione dei diritti dei lavoratori.

La nostra indignazione è consapevole e profonda.

Consapevole perché sappiamo la verità e siamo stanchi di essere presi in giro.

Profonda perché è  il momento di porre fine a questo governo e cambiare radicalmente il modello di sviluppo del nostro paese.

La grande finanza internazionale, il Fondo Monetario e la BCE stanno imponendo agli stati  politiche di austerity che li privano di ogni potere decisionale trasformandoli di fatto in meri esecutori delle  direttive dei mercati finanziari globali. Il nostro governo, dentro il contesto della grande crisi mondiale, ha accettato e difeso il suo ruolo di burattino. I mille tentennamenti hanno infine prodotto  una manovra finanziaria che taglia definitivamente lo stato sociale, incentiva le privatizzazioni dei servizi, dilata la precarietà del lavoro ma, nello stesso tempo, lascia intatte le grandi rendite finanziarie. La scelta è stata chiara scaricare la crisi sulla collettività e tutelare i privilegi della classe politica, industriale e bancaria, cioè di coloro che sono i principali responsabili della condizione disastrosa che stiamo attraversando.

La nostra vita, i nostri sogni e le nostre aspettative vengono così subordinate  alle volontà di profitto dei grandi colossi della finanza mondiale, che hanno nelle agenzie di rating il loro termometro, e all’incapacità di un governo privo di alcuna credibilità internazionale che sta ostinatamente trascinando il  paese alla rovina.

L’attacco è rivolto principalmente alla democrazia e ai diritti: il mondo del lavoro è  reso sempre più precario attraverso la possibilità di deroga dell’art.18 e la fine di fatto della contrattazione collettiva, lo stato sociale,già massacrato, è oggi praticamente inesistente per tantissimi giovani, i migranti sono costretti a vivere l’assurda condizione della clandestinità e nei territori la speculazione edilizia e le grandi opere incompiute dilagano  lasciando l’ambiente in mano alla cementificazione selvaggia e alla devastazione.

Crediamo che per ripartire sia  necessario un cambiamento  che non dovrà più vedere la collettività subordinata ed eterodiretta ma, attraverso pratiche di democrazia reale, protagonista del suo destino. Siamo stanchi delle previsioni sul futuro,ora lo vogliamo inventare noi.

Ci sono momenti in cui si percepisce chiaramente che qualcosa sta cambiando, che possiamo vincere e che si può trasformare realmente e radicalmente l’esistente. Quest’empatia l’abbiamo percepita più volte durante questi mesi, essa è stata il frutto di un percorso comune di lotte, un tracciato di libertà e dignità che è cominciato con la grande mobilitazione studentesca contro la riforma Gelmini , ha visto la coraggiosa lotta degli operai della Fiom di Pomigliano e Mirafiori, ha attraversato  la  giornata del 16 ottobre ed  è esploso nel tumulto del 14 dicembre in una piazza piena di un noi composto da mille soggettività diverse che hanno condiviso la stessa sorte

La straordinaria vittoria del referendum sull’acqua bene comune e sulle energie alternative, le rivolte dei migranti nei CIE, le istanze contro la precarietà e per la liberazione da tutti i meccanismi di subordinazione nel mondo del lavoro e della formazione, la lotta per la difesa dell’ambiente contro lo sfruttamento  e la messa a profitto, sono tutti paradigmi comuni di un nostro stesso sentire, un nuovo modello di sviluppo da progettare, sperimentare e costruire  insieme sia a livello nazionale che nella nostra regione.

Non siamo obbligati a seguire nessuna scelta imposta da una classe politica, finanziaria ed industriale totalmente fallimentare e parassitaria. Il primo meccanismo di liberazione è soggettivo e mentale. Il secondo è collettivo e reale.

E’ necessario dunque organizzare la nostra indignazione.

Il 15 ottobre a Roma sarà una grande data di mobilitazione dove diremo no a tutte le politiche di austerity imposte dalla finanza mondiale e dimostreremo che nessuna coscienza è sopita di fronte alla meschinità di questo governo. Iniziamo da ora a costruire la mobilitazione nei nostri territori sapendo che in questo non siamo soli, il clima di sommovimento è comune in tutto il mediterraneo e il futuro non può che rivelare la necessità di un agire politico nuovo e radicalmente diverso. Costruiamo ora l’alternativa!

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il settembre 22, 2011 da in campagne nazionali con tag , , .
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