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A piedi nudi sulla gomma…


Vi sono molte cose affascinanti della danza contemporanea, oltre al sottile rumore dei piedi nudi sulla gomma, che sussurra l’armonica fatica dei corpi in movimento, in caduta, in rallentamento.
Ci sono gli stilemi del teatro danza di Pina Bausch, che ha aperto un mondo di espressioni, di musica, di costumi ed atmosfere mitteleuropee al mondo, ci sono le nuove interpretazioni del corpo femminile pensate e agite da giovani donne, c’è l’ironia verso la contemporaneità del XXI ed i suoi ritmi.
Non vorremmo pubblicizzare più di tanto il bellissimo programma dell’Hangart Fest di Pesaro perché… ameremmo restasse una rassegna riservata a chi veramente ama la danza, a chi di quest’arte intuisce il significato profondo che assume in un mondo ove primeggia il corpo pornografico, il corpo fatto a pezzi, il corpo o/sceno.
La danza assume ai nostri giorni il ruolo di salvezza simbolica e riflessione sui corpi erotici, sempre pudichi anche nell’estremo comunicare, il ruolo di messaggera di un erotismo e di un movimento pensati, sentiti, veri.
Così abbiamo oltremodo apprezzato, oltre a tutto il programma e ad altre belle produzioni viste (tra le quali Lara Martelli e Stefano Questorio, Maria Francesca Guerra, Colaps, Lucia Zoli, Lara Russo e tante/i altri) ,  la presenza sulla scena di giovani danzatrici cosmopolite, il cui messaggio è stato quello di riflessione sul corpo femminile, sulla relazione tra mente e corpo, sul binomio femminile, sugli stereotipi.
La performance di ‘7-8 chili’ (il peso medio di una testa) intitolata “Ossi di seppia”, dalle coreografie curate da Davide Calvaresi e con Maria Calvaresi,Giulia Capriotti, Valeria Colonnella, Ivana Pierantozzi, ci è sembrata ironica nella sua rappresentazione svagata del maschile e del femminile e tagliente nei suoi ritratti, a partire dal rapporto sessuale (sbadigliato) sulla sedia, passando per la stessa sedia che si trasforma in “tacco 38” per la femmina alfa, poveretta. Questo tipo di ironia, finalmente leggera e veloce, segnala come un certo tipo di decostruzione degli stereotipi sulle donne sia finalmente diventato patrimonio delle giovani generazioni e goda di inedite versioni.
Così anche l’allacciarsi dei corpi di Elda Gallo e Masako Matsushita rivelano la maturità di una danza contemporanea che finalmente trova normale lavorare sulle relazioni tra donne invece di riservarsi al tradizionale duetto uomo-donna. Così anche l’emergere dell’inconscio viene messo in scena da una coppia femminile, quella di Erika Melli e Paola Casarini (Kandaer danza) in “Tanto” (con la o chiusa, è il nome del pugnale nell’Aikido). Il lavoro sfacciato e ritmico di Chiara Girolimini nel suo “(nicht)Anders” (ich kann (nicht) anders – non posso fare altro), matrioska statuaria e sfrontata che dà il via a un iper spogliarello esilarante, ci è parso il più bel regalo d’inizio serata del programma di sabato 17, se Massimo Recalcati scrive nel suo “L’uomo senza inconscio” che: “la stessa arte dell’abbigliarsi si basa tutta sulla differenza tra l’essere del soggetto e il suo sembiante sociale”…, l’espressione, i movimenti, le circonvoluzioni di Chiara Girolimini ce lo comunicano senza parole in modo effettivo (liberatoria e ritmata anche la sequenza di fotogrammi in bianco e nero e a colori)… liberandoci proprio dallo spettro del dover sembrare femminile.
I contenuti della crisi nella nostra attualità perdono quindi parole (tante, spesso troppe) ed acquistano consistenza nella danza.
Grazie a tutte/i gli artisti e alle organizzatrici! Ultime performances nel prossimo week end. Programma completo (anche videodanza e conferenze) sul sito dell’ Hangart.

Francesca Palazzi Arduini

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il settembre 18, 2011 da in rassegna stampa con tag , .
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