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Le favole dell’assessore Grigio


c’era una volta,
in una ridente cittadina di mare col complesso di inferiorità verso due altre cittadine di mare più carine di lei, e più smaglianti nel mondo, un assessore grigio.
cioè, veramente lui credeva di essere brillante e sagace e che grigi fossero gli altri… ma in realtà era lui ad essere grigio.
e non solo perché aveva i capelli grigi, la faccia grigia e i baffetti grigi, e vestiva di solito di grigio…
ma perché trattava la cultura come un territorio nel quale fare sermoni, omelie, distribuire insegnamenti morali, predicare su frasi tratte da testi vetusti ma sempre attuali, insomma, una barba.
il meglio che potesse organizzare erano mostre d’arte sponsorizzate per sacerdoti, sui volti di cristo, oppure letture di libri di autori maledetti e suicidi dai quali trarre… spunti per il futuro.
ogni tanto coglieva al volo qualche opportunità tipo pacchetti smart-box, e allora presenziava a dibattiti con nomi illustri su argomenti generali e fumosi, un po’ grigi, dando la parola il più spesso possibile a preti e predicatori.
nel frattempo languiva la cittadina nella noia e nell’abbattimento morale, e neppure la sfilata di parrucche anni ’60 e minigonne scomode (i plasticosi anni della sua giovinezza, durante i quali lui era comunque grigio) riusciva a risollevare l’animo dei cittadini.
luoghi pubblici chiusi, tagli al bilancio di tutto ciò che riguardasse i giovani, persino le colorate bacheche all’ingresso del municipio fatte togliere per lasciare il posto a muri grigi, miss “cittadina ridente” si aggiravano depresse come le “donnine allegre” di totò… l’amministrazione era allo sbando in un florilegio di cemento (grigio) e di nottatucole bianche (diventate grigie)…
un giorno, mentre, col solito contorno di salatini e spumantini, tv locali e sponsor, l’assessore presentava un dibattito sulla droga indicando erroneamente come  “i drogati”, un esponente dell’ex partito repubblicano e un gruppo di collegiali presenti in platea, una bambino, portato a sue spese dalla mamma alla conferenza con il miraggio di scroccare un vol au vent, ad un certo punto sgambettò e strillò “ma che PALLE!!!”.
non l’avesse mai fatto! l’assessore si rivolse obliquo verso il pubblico col suo mento sempre un po’ altezzoso, e da sotto i baffi grigi sibilò, come aveva fatto tante altre volte rivolgendosi (ma in privato, ricevendoli superbamente nel suo grigio gabinetto di lavoro) ad artisti, intellettuali, cittadini che presentavano idee originali, colte, spiritose: “e ma mé cu me frega!”.
l’assessore era nudo, nel suo grigiore di interprete dei gusti comuni, nelle sue funzioni di pedagogo fallimentare, maneggiatore inesperto di luoghi comuni (Social network? Pacifismo? Dialogo?)  e parole con l’iniziale maiuscola (Responsabilità, Giovani, Bellezza), dopo aver sibilato crollò a terra in un rantolo grigio.
Dalla platea la figliola si eresse di scatto, e, con un gesto pietoso ed altruistico, cercò di rianimarlo declamando una tantum un verso non suo, che nessun effetto produsse. Ma il maturo padre non poteva stavolta né ascoltarla né sostenerne le doti, “si era truccato a prete della cultura, ma era grigio alla vita”, essa sentenziò. Uno a uno gli avventori si defilarono, sindaco compreso, egli già meditava di affidare stavolta l’incarico a un bravo e ben imbazzato ragioniere, che avrebbe sì fatto cantare e presentare amici suoi, ma perlomeno avrebbe lasciato un bilancio dell’assessorato ineccepibile, evitando di far pagare ai cittadini anche la magra nuova, grigia, biblioteca pubblica, la SmontaNasi.

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Questa voce è stata pubblicata il luglio 14, 2011 da in acidofile con tag .
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