rimarchevole…

un blog di provincia…

Le nostre case…

 


Le nostre case sono scese tra siepi fratte e valloni come mongolfiere colorate palloni poggiati tra le foglie.
Le nostre case hanno rampicanti selvatici con grappoli di piccoli petali.

I nostri prati come i nostri saluti sono solo spontanei, giallo e viola bianco e verde, noi non possiamo sapere, solo le ricordiamo, le stagioni, due secondi dopo ch’esse varcano la soglia.

Davanti alle nostre case stanno due vasi o due bastoni quando le o gli amanti non vogliono avventori.
Dalle nostre case escono suoni teneri, a volte invocazioni, quando tutto non basta, quando il tempo scorre troppo in fretta.

Il sabato tagliamo l’erba con le forbici, il fieno con le falci. Ad ogni necessario più forte rumore del coltivare stendiamo la sera per compensare un silenzio attonito di grilli e nidi.

Nelle nostre valli scorre l’acqua che bagna per le nostre emozioni, gorgogliando, stagnando, lambendo e sgorgando ed è di tutti.
Salutiamo di solito il fiume maestoso quando lo valichiamo, per lui appendiamo festoni a primavera quando è calmo e pieno, su di lui piangiamo chiedendo a un dolore di scorrer via lontano e mutare, diventa, diventa mare ti prego.

Le nostre case hanno ventole e specchi che accendono luci ma le lanterne d’estate vanno a cera.
Le nostre api ci cercano, i nostri gatti ci guardano, i nostri istrici distratti attraversano mille viottoli senza temere.
Noi abbracciamo le nostre mucche. Con loro le nostre nonne contavano la sera le favole e sbucciavano le mandorle.

Le nostre strade sono bordate di biciclette e papaveri, di uva e fichi viola, cestini e panche. Le nostre strade portano sempre a un teatro e a una piazza dove un ragazzo suona le bottiglie e i burattini si giocano di noi ridendo e gracchiando.

Sulle nostre strade puoi perderti o svenire per il piacere di sentire mani che ti colgono, pelle che ti sfiora, porte che si aprono,voci che ti chiedono.

Da noi tutti hanno una casa e anche i malvagi un campo da zappare, in questi amabilmente lasciamo che Umberto strappi le sue erbacce bofonchiando e Silvio rubi le sue fragole mentendo, in questi Fedele abbiamo seppellito sotto scuri massi e presto Giuliano bruceremo su fascine di gelso spiritualmente pregando che il suo grasso non sofistichi le zolle ma nutra la gramigna.

Le nostre fabbriche non esistono, i bambini non si tappano le orecchie entrandovi.
Le nostre case hanno ognuna sette ragni e una biscia che fa la guardia all’orto, alcuni lì hanno cristo, altri il tramonto, tutti il diritto a crescere gli ulivi.

Le nostre case, solitarie o condivise, sono abitate a volte dalla poesia, di questa Saffo la molto attenta tiene l’ordito:

“Esse scendono la collina correndo, la maggior parte di loro porta tra le braccia una piccola scimmia femmina bianca con grandi occhi grigi con gli orecchi ben formati. Qualcuna ce l’ha appese al collo con le code rizzate. Fanno delle grida forti passando sotto i meli carichi di frutti rossi …” (Monique Wittig).

dada knorr

(primo passo: uccidere il Priapo e liberare l’O(r)lgettina, secondo passo: le nostre case).

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