rimarchevole…

un blog di provincia…

La Cucuzza ci riprova…


Fano e Cultura: Cucuzza ci riprova … e conferma un teorema.

Eh… sì, è proprio vero, la cultura istituzionale, come la politica, sembra essere sempre di più un fatto di alternanza: quella tra gli interessi ed i gusti (presunti) di casa propria dei pochi che stanno alla guida di giunte ed assessorati. Insomma la famosa “Casa” delle libertà … di interpretare coi soldi pubblici la propria cultura facendo passare ciò per offerta culturale rispondente alla città. E intanto, truci, mosci e preoccupati, ci dicono che dobbiamo essere la città del Carnevale o la Provincia felice … In cambio, panem et circenses.

Proprio ora l’ex sovrintendente del Teatro della Fortuna di Fano, Simone Brunetti, intervistato fa notare come ormai si sfiori il ridicolo epurando dai luoghi decisionali tutti coloro che rischiano di dispiacere qualche santo patrono.
“-Dottor Brunetti, visto da fuori, come le appare il panorama culturale fanese?
Semplicemente non mi appare. Mi spiego … credo che esista oramai veramente poco se non  ciò che nasce dalle Fondazioni Carifano e Montanari, dall’associazionismo o dall’iniziativa privata.“

Ma quale iniziativa privata vi può essere coi costi attuali, la carenza di spazi pubblici e strutture?
L’associazionismo sta facendo i conti con tagli pesanti e sempre più problemi economici e logistici. In questo desolante panorama, gli assessori come Franco Mancinelli sembrano più interessati a far pagare ai cittadini costi suppletivi per la cultura (vedi tessera biblioteche), e seguire i propri gusti personali da padellare a tutta la città come universali (non per niente universale in greco è “cattolico”). In piena linea col governo Berlusconi, che taglia i fondi alla cultura e li reintegra dicendo che per pagare aumenterà l’accisa sulla benzina (cultura versus motori), o che taglia i fondi al volontariato mentre aumenta le spese militari. Del resto il ritrito spettacolo delle Frecce tricolori che sfrecciavano sul porto di Fano non è stata la prima offerta nazional-popolare di questa giunta?

Ed anche le iniziative istituzionali a favore delle donne sembrano aver preso con l’assessora Cucuzza il largo verso le coste, anzi verso la Costa (Silvia), quando vengono ospitate a Fano le iniziative contro la violenza sulle donne nel mondo, massimo obiettivo di donne di centro destra per le quali l’emancipazione forse si è fermata lì, e sembrano aver preso la deriva verso la rete (Mediaset) quando si ospita in toto il prodotto (mostra più libro) sulla violenza della giornalista e politica di estrema destra Barbara Benedettelli. Oddio, “estrema destra” può sembrare troppo per una giornalista che ha fondato con Daniela Santanché il “Movimento per l’Italia”, il cui onore sulla stampa consiste perlomeno spesso in esposizione di diti medi o presidi in ray-ban di fronte alle moschee per strappare il velo dalla testa delle musulmane, come dimostrazione di grande voglia di dialogo?
Così, mentre si retrocede verso un panorama in cui la cultura e gli interessi femminili sembrano essere ristretti a “come tenere in galera con certezza i violenti”, nessuno pare porsi il problema se esista anche altro e se il tema può essere altrimenti interpretato.

Quindi in via generale  una domanda: una istituzione, quale un assessorato alle pari opportunità, oppure un assessorato alla cultura, deve essere il giocherello di chi è stato votato o uno strumento di promozione delle cultura per tutti, che segua  e promuova gli stimoli presenti sul territorio, tutti, senza ridurre le istituzioni a gingillo “dimostrativo” della cultura del vincente (le elezioni)?
E in via particolare: ma la Benedettelli  , che viene definita “attivista in ambito sociale” per il sostegno alle vittime di violenza, sosterrà presto anche la catartica pena di morte, come lo striscione di alcuni tifosi dell’ Atalanta? Perché a leggerla sembra più desiderosa di interpretare (anche lei!) la rabbia dei familiari delle vittime che un senso di giustizia e il desiderio di un cambiamento radicale dei comportamenti umani che generano la violenza, come il machismo e lo sfruttamento del corpo femminile nei mass media.

Rimarchevole

link:
la biografia di Barbara Benedettelli: http://it.wikipedia.org/wiki/Barbara_Benedettelli
l’iniziativa cucuzziana: http://www.viverefano.com/index.php?page=articolo&articolo_id=289319

il blog Femminismi, donne di Fano-Pesaro-Urbino

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15 commenti su “La Cucuzza ci riprova…

  1. titty
    aprile 8, 2011

    Prima di scrivere si informi. Benedettelli, si legge su wikipedia e sul suo sito, ha lasciato il movimento della santanchè e la politica.
    prima di scrivere legga di ciò di cui scrive, ma capisco che è difficile leggere cose serie, meglio scrivere cavolate, come fa lei. questa scrittrice, come i parenti delle vittime di cui parla nel bellissimo, interessante e utile soprattutto a gente come lei che a cuore hanno solo gli interessi propri. legga quel libro e poi parli, sui fatti e su ciò che vi è scritto davvero dopo un percorso fatto, dall’autrice, accanto a persone che hanno visto l’inferno della violoenza e che continuano a sentirlo, per sempre, sulla loro pelle. questa scrittirce opera nel sociale e fa molto per gli altri. lei cosa fa? si vergogni, se ne è capace. e impari a leggere, dopo, solo dopo, parli argomentando seriamente le critiche.

  2. admin
    aprile 8, 2011

    embè?

  3. federica
    aprile 8, 2011

    che commentino di fuoco! voglio dire anch’io qualcosa:
    certo, qui “operano” tutte nel sociale… facendo cosa? chiedendo l’ergastolo a vita per gli omicidi e spiattellando le vicende private in tv per suscitare rabbia e frustazione? lei deve capire, signora Titty, che ci sono anche altre persone che operano nel sociale e che ritengono che la cultura di persone come la Benedettelli sia solo punitiva e non costruttiva. a me non risulta che Benedettelli abbia ripudiato le parole d’ordine del movimento da lei fondato con la Santanché, ed è molto grave che istituzioni pubbliche la invitino senza ospitare anche opinioni differenti. non per discutere della “certezza della pena” ma delle ragioni della violenza. per lei il libro della Benedettelli è bellissimo, per me no. se questo per lei significa che chi non è d’accordo con lei dice cavolate, si vede che anche lei è ora che si iscriva al movimento del dito medio.

  4. titty
    aprile 9, 2011

    cara federica. ero presente a fano perchè a differnza vostra prima di parlare mi informo. con la benedettelli c’erano due assessori alle pari opportunità. una donna di destra e una donna di sinistra che ha ringraziato la benedettelli. che non solo non chiede niente di quello che dite qui, ma ha spiegato con grande competenza i nuovi progetti capaci di , parole sue” abbracciare tutti”. una giustizia. acnora parole sue “con la G maiuscola non deve essere garantista solo per gli imputati innocenti fino a prova contraria e i colpevoli, ma anche per le vittime e per i loro familiari”. familiari che non vogliono restare nell’ombra ma che chiedono solidarietà, accettazione dell’ingiustizia subita, e tutele che non hanno. ha discusso delle ragioni della violenza, ha chiesto a gran voce alla politica di agire e aiutare la gente per davvero. io non dico che chi non è d’accordo con me dice cavolate. dico che per non dire cavolate e fare una figuaraccia, bisogna prima conoscere, in questo caso leggere il libro che parla anche di nuovi progetti per i detenuti. poi, dopo, solo dopo, possiamo discutere ed essere contrarie. ma almeno discutiamo sui fatti e sulla realtà, non sui pregiudizi e su ideologie dure a morire anche di fornte all’evidenza di un abbaglio.
    buona domenica

  5. angelo
    aprile 9, 2011

    Federica…..credo che prima di dire che un libro,un pensiero ed in questo caso dei sentimenti(perchè questo è il libro) si debba leggerlo e poi democraticamente dare un parere.
    fino a quando ci saranno le persone come te…culturalmente ferme alle politiche del pensiero e non a quelle della vita sarà una tragedia

  6. titty
    aprile 9, 2011

    p.s.
    leggere il libro che ha raccolto le testimonianze dei parenti delle vittime. nessuno di loro chiede la pena di morte. detto questo non si può ridurre tutto in politica. la giustizia e la violenza e la vita non sono solo di un partito o dell’altro, parole sempre della scrittrice “sono di tutti”. ecco, provi a pensare per un momento alla persona che ama di più in assoluto. poi legga quel libro continuando a pensare a quella persona. i casi raccontati sono casi di persone normali che a un certo punto hanno visto finire tutto perchè una persona che magari prima aveva rapinato un negozio, o aveva stuprato una ragazza, per esempio, invece di essere in carcere a scontare la giusta pena era libero. ecco, non cnrede che sarebbe il caso di unirsi e combattere insieme perchè le persone non vengano più uccise a causa di una legge ingiusta ? io credo di sì. lei creda ciò che vuole e speri di non incontrare mai sulla sua strada una persona che invece di scontare la giusta e ripeto giusta condanna è libero. alle persone di cui si scrive in questo libro è capitato. abbia rispetto almeno per loro e per chi finalmente gli dà voce e cuore.

  7. titty
    aprile 9, 2011

    l’ultima parola ce l’hanno i fatti. il libro, pubblicato con una casa editrice certo non di destra esiste, e parla da solo. non serve cancellare i commenti contrari a quanto qui affermato a vanvera da chi ha scritto l’articolo, se tale può essere chiamato e dalla signora francesca.
    buona pasqua e che vi porti consiglio

  8. admin
    aprile 10, 2011

    assessore di destra e di sinistra? non mi pare che qui si giudicassero gli schieramenti ma le modalità ottuse di proposizione di prodotti che non rispondono alla cultura di chi fatto realmente tanto contro la violenza sulle donne stesse.
    dei discorsini di presentazione istituzionale di un prodotto non ci interessa granché su rimachevole.
    personalmente credo che una giornalista che se ne va in giro proponendo una mostra che espone le facce dei vip e vippetti che dicono “basta” si giudica già da sola: la cultura retorica dei famosi. diciamo una cosa: la benedettelli è una grande retorica, molto brava a presentare la rabbia delle vittime e le richieste di solidarietà sindacalizzandole a scopo pubblicitario di proposte di legge inasprenti le pene. Ma la cultura della legalità è un’altra cosa: non si basa sulle “vittime per sempre” ma sulla concezione del diritto volto a scoraggiare le violenze, favorire una socialità che le impedisca e azzeri, ed una cultura carceraria che consideri il detenuto una persona sempre ed in ogni caso e non una “bestia”. chi vuolesi tenga la sua cultura punitiva e vittimista… e dateci un taglio con le vostre pretese di universalità: non c’è universalità per chi si presenta come “vittima per sempre”, c’è solo rivendicazionismo. Lei cara titty si trovi qualcos’altro da fare che offendere su questo blog dando degli ignoranti agli altri e reclamizzando il libro della sua benedettelli: questo non è uno spazio per lei, è evidente, vada a commentare sui blog cattolici di destra! evitodi farle una lista di libri che POTREBBE LEGGERE LEI 🙂

  9. Pingback: – le fan della Benedettelli all’attacco! « femminismi.it

  10. Monia
    aprile 10, 2011

    La destra e la sinistra non c’entrano niente e una ennesima polemica sul giustizialismo non serve a nessuno, la certezza della pena è una necessità del vivere civile e la Legge c’è e dobbiamo vigilare perché venga applicata … Fin qui tutto bene, ma non va bene quando si fa di tutta un’erba un fascio e soprattutto si tende a seguire una via patriarcale del discorso … le vittime per sempre chi sono? Sono le donne o sono tutti i soggetti femminilizzati, resi vittime, resi passivi, resi inermi? C’è tutta la storia del femminismo che intende opporsi alla visione vittimista del femminile, che è una volontà di soggiogamento patriarcale, una volontà di dominio del potere fisico e psichico delle donne, anche gli ultimi e importanti risultati a livello internazionale contro il Femminicidio o il Ginocidio come forma specifica di violenza sulle donne sono molto diversi dal pensare e voler spiegare tutto con il termine eterno della vittima comunque e dovunque … si muove l’ONU su questi temi, il movimento internazionale ha raggiunto una analisi così approfondita e ha prodotto una mole di lavoro tale che per lo meno se ne dovrebbe parlare anche nella sede istituzionale fanese …. almeno il libro di Barbara Spinelli su questo tema si dovrebbe conoscere e se ne dovrebbe parlare, insomma non sono cosucce di oggi e approcciarsi a questi temi con la superficialità del tutta l’erba un fascio o con la mostra delle facce famose che dicono basta mi sembra, francamente, ridicolo ma dopo che hai detto basta cosa succede????? … Insomma su questi temi fare un prodottino mediatico che spinge sul giustizialismo e non analizza le cause e non fa parlare le persone …. è quanto meno riduttivo, se non scorretto politicamente, soprattutto se è un pacchetto già confezionato e chi lo propone non prende in esame un confronto con quello che c’è su questi temi sul territorio – altro esempio della grande distanza, ormai abissale tra la proposta culturale dell’amministrazione fanese e il territorio stesso … Invito tutte le donne che sono state all’incontro di Fano a leggersi il Libro di Beatrice Lilli sulla sua esperienza di violenza subita, libro in cui è la sua forza e la sua consapevolezza che hanno la meglio sulla vittimizzazione a cui facilmente uno potrebbe inchiodarla pensando alla sua vita …. invito a fare riflessioni documentate sul complesso rapporto tra vittima e carnefice, che è sempre per lo meno problematico …. temi sviluppati dalla bellisisma iniziativa Disuguali che in queste settimane si svolge in tutto l’entroterra della nostra Provincia, dove hanno parlato persone che studiano e che lavorano su queste tematiche e non ci fanno i soldi …. Francamente se questi temi sono affrontati con superficialità e senza confronto con le altre donne e con chi si occupa di questi temi … il risultato è ovviamente quello di creare attrito e ogni tanto un po’ di conflitto è solo positivo … spero che l’Assessora Cucuzza e tutta l’amministrazione di Fano abbia a cuore per il futuro la buona prassi di confrontarsi anche con le altre donne in futuro, così almeno si poteva fare un tavolo di confronto …. e uscire tutte più arricchite!

  11. Cristiana
    aprile 10, 2011

    non ho letto il libro ma penso che non lo comprerò mai . Mi basta sapere che l’autrice ha “lavorato” con una fascista e opportunista come la Santanchè che ne ha condiviso le prerogative per non avere niente a che fare con i suoi libri. E poi vittime per sempre mi sembra proprio un titolo da “furbona”, da chi a capito quella perversa voglia di sfruttare le disgriazie degli altri…amen!

  12. Livio
    aprile 10, 2011

    Mi chiamo Livio e sono responsabile del progetto “Basta!”. E’ desolante leggere “una mostra che espone le facce dei vip e vippetti che dicono “basta” si giudica già da sola: la cultura retorica dei famosi”.

    La mostra ha lo scopo di porre l’attenzione sul fatto che per le vittime (penso ad esempio a donne vittime di stupro) e per i familiari delle vittime assassinate non esiste alcun tipo di sostegno o percorso di recupero (che invece c’è per stupratori e assassini).
    Posso domandare all’autrice del post, visto giudica questa mostra inutile, qual’è il suo impegno concreto non retorico verso le vittime di violenza?
    Dare una connotazione politica a questo progetto vuol dire non aver voluto guardare il problema che si vuole evidenziare e che significa inferno quotidiano per migliaia di persone.
    Lei per aiutare queste persone cosa suggerisce di fare?

  13. admin
    aprile 11, 2011

    Se per lei “porre l’attenzione” su qualcosa consiste nell’esporre la faccia di Sgarbi che urla… qui nessuno deve giustificare la propria attività nel sociale e nel politico, fatta con meno fotografie e più fatti, a lei o a chi la paga. cordiali saluti.

  14. dida
    aprile 11, 2011

    Gentile Amministratore, parlo a nome dei volontari dell’associazione che ha promosso il progetto basta. Le scrivo perchè in prima persona,all’interno dell’associazione, mi occupo di affiancare le vittime della violenza e di aiutarle nel loro percorso e le assicuro che il nostro lavoro, per altro non remunerato e questo glielo assicuro, va ben oltre le foto. i “fatti” di cui parla, noi li facciamo tutti i giorni, e noi in tutta franchezza non chiediamo alle vittime cosa hanno votato alle ultime elezioni prima di assisterle. se lei vuole dare alla nostra mostra una connotazione politica, mi spiace ma si sbaglia veramente di grosso. dovrebbe preoccuparsi di capire cosa c’è dietro al progetto basta e come nasce prima di giudicare. se poi su quasi cento foto lei ha notato solo sgarbi forse, ha perso di vista l’obbiettivo finale della mostra, che casomai non le fosse ben chiaro è quello di chiedere alle istituzioni di aiutare le vittime ( tutte) a ricostruire la loro vita .

  15. admin
    aprile 12, 2011

    Al mondo esistono tante persone che si occupano di arginare la violenza:
    c’è chi lo fa pubblicando libri-denuncia, e seguendo ciò che la propria cultura di destra gli ispira, cioè investendo tutto sulla parte riguardante la pena, e chi no.
    a questo post sono giunti commenti di protesta e quasi di giustificazione, ci si chiede di essere “meno superficiali” nelle critiche, e si giustifica il lavoro fatto con questa mostra che esalta visi di personaggi più o meno noti del mondo dello spettacolo e dela cultura.
    rimarchevole ha espresso una posizione molto più complessa sull’evento fanese, legata alle condizioni politiche di chi fa cultura in quella città e al substrato culturale che da sempre nella nostra regione, grazie a decenni di battaglie femministe, ha creato i centri antiviolenza e tutt’ora crea appuntamenti di sensibilizzazione durante i quali parlano operatrici ed anche ex vittime.
    la posizione del nostro blog è chiara: non ci interessa sapere “cosa c’è dietro” questo evento, “vittime per sempre” perché la sola campagna mediatica, le dichiarazioni della Benedettelli, l’operazione retorica che presenta le vittime come unico polo del problema NON CI VA.
    per noi la violenza è da sempre una questione di patriarcato, di disagio sociale, di passività sociale. per noi “conoscere le donne”, così si chiama il titolo della rassegna fanese, non significa MAI parlare solo di violenza in termini di “vittime”. la nostra è una prospettiva femminista. perciò invitiamo i noiosi tampinatori a trovarsi altri media per esprimere la loro identità. questo blog non esercita attività di forum e accoglie solo le critiche che servono quando servono, a NOI e per NOI. non siamo un giornale, non ci interessa confrontarci all’infinito con persone che conoscono solo la loro realtà e accusano gli altri di essere superficiali.
    ci pare che la questione “vittime per sempre” abbia originato la divisione seppure articolata in queste due sponde: chi fa attività sociale e preferisce affidarsi a giornaliste come la Benedettelli come portavoce, e chi fa attività sociale ma parla in prima persona e non esalta le soluzioni giudiziarie. noi stiamo da questa parte.

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Informazione

Questa voce è stata pubblicata il aprile 7, 2011 da in acidofile, femminismi, femminismo, marche non violenza con tag , , .
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