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Ospedale unico…pensiero unico


Si è tenuto oggi, venerdì 1 aprile,  a Fano il convegno, organizzato dal Comitato per la difesa del S.Croce e da un’ inaudita lobby di centro-destra (possiamo definire Idv e Lista 5 stelle formazioni di centro-sinistra o è troppo ottimista? hanno coscienza di classe più di Bersani?) su “Ospedale unico o 2 ospedali?”. In una sala gremita da oltre cento persone, presente in formazione sparsa, anche con occhiali scuri, pure l’establishment del Pd locale, assenti molti amministratori, e con l’arrivo, seguito dalle telecamere di rito, dell’assessore alla sanità Mezzolani… le due relazioni tenute non hanno fugato alcun dubbio sulla vicenda.
La relazione introduttiva del portavoce del comitato, Enrico Magini, non ha esplicitato in maniera chiara le istanze dei cittadini, che cosa chiedono i cittadini insomma all’amministrazione regionale e a quelle locali? Le stesse cose elencate nel famoso “Protocollo” d’intesa dei 22 comuni della vallata, che già determinavano la eventuale costruzione del nuovo edificio a Monbaroccio? Con questo protocollo i sindaci hanno inteso rassicurare la cittadinanza sul loro impegno a far sì che il riordino dell’assetto sanitario provinciale non danneggi la cosiddetta utenza ma sappiamo bene che tale protocollo, neanche nelle parti condivisibili (l’attenzione ai nosocomi minori, ai pronto soccorso, ecc.) a prescindere dal fatalismo della costruzione di un nuovo ospedale,  non ha alcuna validità e che si tratta solamente della trascrizione di richieste che in realtà potrebbero essere tranquillamente disattese.
Il fine principale infatti dei manager della sanità è il bilancio, e lo ha confermato la relazione del dott. Carmine Ruta, manager dell’Asur regionale, che dopo aver snocciolato una sequela di dati ci ha fatto capire che occorre usare i fondi che la Regione ha concordato col Governo, tramite un accordo di programma che non si vedeva altrimenti dal 1993, e che quindi , è sottinteso,  l’ospedale unico si farà.

La regione Marche, che vede la “industria” della sanità al primo posto, deve continuare a investire e a razionalizzare le spese, spiega Ruta, e fa un esempio infausto per spiegare come anche i cittadini secondo lui dovrebbero essere meno legati al “paesello” e farsi curare anche più lontano da casa: fa l’esempio del parto. Lo immaginavamo: siamo noi donne le retrograde, le povere fesse che pretendono di partorire nella propria città, invece di migrare nei meravigliosi reparti, forniti di neonatologie avveniristiche, che Ruta ci vuole apprestare. Non vengono forniti però i dati che “proverebbero” che le complicanze del parto che richiedono apertura di nuovi reparti di neonatologia siano in costante aumento.
Che dire? molto più convincente la relazione del dott. Tiziano Carradori, che ha portato la sua esperienza di manager delle aziende sanitarie romagnole (ausl Ravenna) cita l’esempio di Cattolica, Rimini, Ravenna, Faenza, come esempio virtuoso di integrazione tra distretti sanitari e ospedali, tra strutture sanitarie in grado di fornire il servizio in prossimità del cittadini ma anche di scegliere quali servizi di eccellenza potenziare dove vale la pena e quali invece ridurre se “doppi” e poco funzionali.
Il numero di posti letto ideale, dice, per un ospedale che funzioni al meglio, secondo le ricerche si aggira sui 250 posti. In Italia venivano prescritti 4 posti letto ospedalieri per 1000 abitanti  ma il Patto per la salute del 2009 prevede di giungere a 3 per mille. Considerando che il bacino provinciale è di circa 280 mila persone non ha senso costruire un ospedale nuovo, gli ospedali di Pesaro e Fano riuniscono assieme già 373 più 270 posti letto per un totale di 643 posti. Diciamo allora noi, bensì occorre potenziare e migliorare le strutture esistenti, considerando anche che nel tempo di vita di un ospedale è probabile che il numero di posti letto necessari per ogni mille abitanti (scelte nucleari dei governi permettendo:-) scenderà realmente a 3 per mille. Ciò perché sono in continuo aumento sia le patologie croniche che l’aumento dell’età media della popolazione, è quindi la telemedicina, l’assistenza domiciliare, la degenza geriatrica, la prevenzione che vanno seguite con maggiore attenzione.
E i consultori, diciamo noi, presidi pubblici e multi-specialistici che invece in questa smania di ospedalizzazione rischiano di essere cancellati.
Carradori aggiunge un dato interessante: il 70 per cento del personale della sanità è composto da donne, anche su queste, oltre che sui cittadini, si scaricherà una eventuale scelta di delocalizzare in maniera “baricentrica” (cioè distante da ognuno in maniera uguale) una nuova struttura ospedaliera.
Costruire un nuovo contenitore insomma può sembrare la soluzione più facile ma cela insidie di ogni tipo, e non garantisce l’eccellenza se il gioco rimane in mano agli interessi contrapposti dei medici clinici dei nosocomi di Fano e Pesaro, dei quali, occorre sottolinearlo, la presenza al convegno è stata quanto mai silenziosa.
Tra tutti i dati forniti dal medico-manager dott.Ruta, per una azienda regionale per ora riportata a condizioni finanziarie sostenibili ma per poco, interessante la sottolineatura che non vi sono linee guida chiare da parte di “Tremonti” sui livelli di assistenza “da produrre” e sul fatto che l’azienda sanitaria regionale in futuro, tra tagli e federalismo fiscale, potrebbe rischiare un buco dai 150 attuali ad oltre i 600 milioni di euro.
I dubbi continuano: soprattutto quando Ruta ci confessa che tra i suoi dati ragionieristici ce n’è anche uno epidemiologico: i tumori marchigiani nel 2010 saranno…circa 8250.
Intervento finale dell’assessore Mezzolani che è parso per fortuna più veloce delle attese telefoniche del suo Cup unico, appaltato, lo ricordiamo, a una cooperativa pesarese di pulizie e giardinaggio che prima di questo appalto non aveva mai gestito un traffico telefonico di questa complessità… . Prosit.

Un commento su “Ospedale unico…pensiero unico

  1. federica
    aprile 11, 2011

    Sabato 16 aprile davanti al Santa Croce, alle 16,30, manifestazione del comitato per la difesa di questa struttura sanitaria. rimarchevole aderisce. per la difesa delle strutture sanitarie esistenti e una prospettiva di riassetto che sia pensata con un’ottica sociale e non trasformando definitivamente la salute in un prodotto venduto ai consumatori-pazienti da una industria regionale che pensa più ai numeri che ai cittadini.

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