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Le Banane invaderanno Fano?


I consiglieri di maggioranza del Comune di Fano sembrano avere le idee molto chiare: la “Perugina” deve tornare a vendere al Carnevale di Fano i Baci e le Banane per il tradizionale getto di dolciumi.
“E’ tradizione” che ci siano i dolciumi della “Perugina” dicono, scordandosi che la Perugina non esiste più e che ora il marchio e lo stabilimento sono di  proprietà della Nestlè, multinazionale che ha subito diverse inchieste per la sua vendita di latte in polvere ai paesi del cosiddetto Terzo mondo.
Il consiglio comunale fanese, che aveva votato nel 2002 la sospensione dei rapporti commerciali del Carnevale con la Nestlè, è dunque sorpassato per questi maestri del revisionismo… “un boicottaggio deve avere una fine” dicono… peccato che la Nestlè non ha dimostrato di avere cambiato le sue strategie di marketing. Ma probabilmente parlare di sfruttamento delle risorse umane dei paesi poveri è fiato sprecato: questi signori vogliono le Banane, forse memori della canzonetta a loro consona “ma ‘ndo vai…”, certo hanno un concetto un po’ strano della “tradizione” del Carnevale di Fano (che in questi anni oltretutto, anche cambiando tipo di dolciumi, non ha certo visto diminuire le visite) …dicono che “le fanno ancora a Perugia”, magari tireranno in ballo i lavoratori perugini… anche quelli che detestano la Nestlè e rimpiangono il giorno in cui la loro fabbrica è stata venduta.

Insomma: nella repubblica di Bananas le multinazionali non si sa neppure cosa siano. Oppure si tira in ballo “la Cina”, fonte di tutti i mali per chi ama non guardare in casa propria (“infidi orientali”  che detengono, nel senso letterale del termine, il Nobel per la pace).
Questo Carnevale, con i suoi cambi di poltrona, le sue trovate, i suoi strepiti, i suoi pochi investimenti nell’arte della cartapesta,le sue facce di plastica, diventa sempre più triste. O magari la Lega ci proporrà gli After Eights…
intanto giova ricordare che il boicottaggio alla Nestlè, proprietaria del marchio Perugina, è stata molto utile in questi anni a fare pressione sulla multinazionale per chiederle di cambiare la sua strategia di marketing del latte in polvere, causa di grande pericolo per le vite dei neonati dei paesi più poveri. La multinazionale non sembra aver cambiato di tanto le sue strategie però l’effetto di sensibilizzazione e il monitoraggio sul suo operato è aumentato.

Nel frattempo si levano le voci di rappresentanti della sinistra istituzionale (Pd, Sinistra unita) e della lista civica “5 stelle”, più interessante è il comunicato dell’associazione Mondo solidale di Fano che spiega le ragioni del boicottaggio e del suo cioccolato “etico” prodotto dalla rete del commercio Equo e solidale: Comunicato Mondo Solidale

Per capire quali sono i danni dell’imposizione commerciale dell’uso del latte in polvere segnaliamo questo articolo ed il gruppo facebook (o fuckbook) per il Carnevale etico:

Il business del latte artificiale: le tecniche di marketing di un mercato in espansione

Di Paolo Sigura da http://www.mediterraneaonline.eu

Esistono in commercio numerosi marchi di latte in polvere disponibili presso le farmacie e i punti vendita della grande distribuzione. Prezzi elevati per un prodotto che sostituisce l’allattamento naturale della madre. Molte donne pensano che il latte artificiale, arricchito di vitamine e sali minerali, sia migliore del latte materno. Studi recenti[1], però, dimostrano il contrario: l’allattamento è il metodo migliore di nutrizione per i neonati e ogni anno muoiono circa 1 milione e mezzo di bambini perché non sono allattati al seno[2].

Nella sola Italia sono consumate 6300 tonnellate l’anno di latte in polvere. Un’importante fetta di mercato monopolizzata da grandi multinazionali come Nestlè, Humana, Heinz e Danone. Un giro d’affari di qualche centinaia di milioni di euro in Italia e di parecchi miliardi nel mondo. Molte neomamme prediligono il latte artificiale non a causa di patologie ma per motivi sociali o culturali: alcune donne per difficoltà dovute agli orari di lavoro, altre per paura di rovinare il proprio seno, nonostante il latte artificiale possa gravare sul bilancio di una famiglia fino a 1500 euro l’anno.

Negli ultimi decenni il commercio di alimenti per neonati è aumentato a livello esponenziale. Molte società produttrici di latte in polvere, al fine di vendere il loro prodotto, non si fanno scrupolo a promuoverne l’uso con tecniche di marketing a dir poco aggressive. Decenni di campagne pubblicitarie, con neonati sorridenti e paffuti, hanno minato la fiducia di molte madri sull’opportunità dell’allattamento al seno. Una delle strade utilizzate dai grandi marchi per diffondere il loro prodotto è quella della distribuzione gratuita negli ospedali di latte per bambini. Alle neomamme viene spesso regalato anche un campione da portare a casa. L’effetto è che il bambino sviluppa una dipendenza dal latte artificiale, rendendo impraticabile l’allattamento al seno. Ovviamente, una volta a casa, le madri non ricevono più i campioni gratuiti, ma dovranno acquistare il latte in polvere in farmacia.

I grandi marchi, inoltre, si adoperano per persuadere il personale sanitario a raccomandare il loro latte. Le compagnie, infatti, sanno che l’autorevolezza di un medico è uno dei metodi più efficaci in grado di convincere anche le madri più restie a utilizzare latte artificiale. Come testimonia Leonardo Speri, coordinatore della task force di Unicef Italia per l’allattamento al seno, le multinazionali esercitano pressioni sul personale medico e sugli ospedali mediante donazioni di latte e regali. Capita, afferma lo stesso, che certi marchi di latte artificiale siano addirittura consigliati alle madri nella cartella di dimissioni ospedaliera[3]. L’Unicef e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) bandiscono queste tecniche di marketing mediante un codice adottato dalla stessa OMS nel 1981. Queste norme, però, sono violate dalle compagnie, come risulta da un monitoraggio condotto ogni quattro anni dall’IBFAN[4] e dall’ICMC. La mancata applicazione del codice da parte di molti stati e i cavilli legislativi consentono, però, a queste compagnie di perpetrare le proprie campagne commerciali.

Le multinazionali del latte in polvere, inoltre, essendo molto potenti, riescono a esercitare un’influenza considerevole sui governi e sull’informazione. La loro attività di lobbying ha in alcuni casi indebolito la legislazione in molti stati, convincendo i governi a non recepire oppure a diluire la portata della normativa internazionale sulla materia. La grande industria del latte artificiale, però, si rivolge anche agli operatori dell’informazione, come dimostra il recente caso di alcuni giornalisti d’importanti testate invitati dalla Danone a un convegno, tenutosi in una grande e lussuosa villa seicentesca, avente come tema proprio l’impiego del latte formulato, vale a dire artificiale[5].

Il latte della donna è salutare per il neonato, quello della mucca per i vitelli. Questo era il pensiero del dottor Benjamin Spock, padre della moderna pediatria. Nonostante i numerosi studi scientifici testimonianti la superiorità del latte materno rispetto a quello artificiale, il business del latte in polvere ha conosciuto in tutto il mondo un importante sviluppo negli ultimi decenni. Le aziende produttrici, infatti, da qualche tempo pubblicizzano il latte artificiale, non come sostituto di quello materno, nei casi patologici in cui quest’ultimo non possa essere utilizzato, ma come simbolo di progresso e di salute. A pilotare il mercato per anni, infine, una prassi illegale delle principali compagnie produttrici che, mediante tecniche di marketing poco corrette e decenni di campagne pubblicitarie martellanti, hanno minato la fiducia delle donne nell’allattare i propri figli, svigorendo una pratica che faceva parte della natura umana. 

[1] Miriam Falco, Study: Lack of Breastfeedfing Costs Lives, Billion of Dollars, 6 april 2010, Cnn Medical News.

[2] Vedi lo studio condotto dall’Unicef in http://www.unicef.org/programme/breastfeeding/challenge.htm

[3] Leggi l’intervista a Leonardo Speri sul sito http://www.informasalus.it/it/articoli/latte-artificiale-mercato-miliardario.php

[4] Vedi il rapporto sul sito dell’IBFAN: http://www.ibfanitalia.org/codiceviolato.html

[5] Vedi http://www.ibfanitalia.org/Documenti/marketing_LA.pdf

Paolo Sigura [ 04/10/2010

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