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La tratta delle bianche… il patto Berlusconi-Gheddafi


Non si tratta di illazioni, non sono fantasie, non siamo in preda ad acido lisergico, non si tratta solo di “indignarsi” perché c’è chi cerca di incrementare il mercato delle disoccupate e delle donne a pedaggio (con tutto il rispetto per quelle che hanno SCELTO di farsi pagare perché non vedono di meglio). Pochi giorni fa, Lina Sastri, intervistata da Gioia, diceva: “Zoccola ci nasci ed è un grande dono, vuol dire che hai capito gli uomini e li prendi per quelli che sono, senza volerli cambiare“.
Scatenando ovviamente le proteste, innanzitutto delle donne con compagni non puttanieri dentro. La mia amica Pralina Tuttifrutti ha sempre usato il termine “puttana” in senso apprezzativo, per definire la donna che sa portare allo stremo un gioco e non è vittima dei sentimenti ma astuta vincitrice, “sei una puttana” nel senso “non sei una schiava dell’amore che provi per me tanto da fare qualsiasi cazzata a tue spese”… le intrepretazioni si sprecano. Ma col termine “hostess”, quelle che ha reclutato per Gheddafi l’agenzia Hostessweb, come la mettiamo? Come diceva Pretty Woman, “quando sono una puttana so come difendermi”. Ecco per fortuna la arguta (e supponiamo autentica?) difesa di una delle ragazze che si sono sorbettate il colonnello, e che dice cose tanto interessanti da dover essere citata in toto:
fenia.  da dailyblog.it, 31 agosto 2010
IO, C’ERO, UNA TRA LE HOSTESS
La verità è che non succede proprio nulla lì dentro. Tutto ciò che di rilevante che accade è fuori.
Ore 11. Appuntamento al Foro Italico, per partire con i pullman tutte insieme e raggiungere l’Accademia. Controllo con i metal detector all’entrata.
Ore 12. Ingresso dell’Accademia libica: sulla parete vuota appeso un primo piano incorniciato del Colonnello libico accanto a quello altrettanto incorniciato del volto ben noto del suo giullare italiano.
Dentro all’Accademia c’è soltanto una la saletta messa a disposizione alle hostess, con poco più di 100 sedute.
Tutto calcolato.
Chiamare 534 hostess per farne restare fuori 434, tra cui una trentina di ragazzi che alla notizia che Gheddafi sta arrivando corrono a nascondersi sotto un muretto perché loro, il Colonnello, il Corano, l’Islam non possono proprio vedere gli uomini mischiarsi tra le donne.
FUORI 434 belle giovani donne per farle diventare bersaglio dei giornalisti, che se ne stanno accalcati dietro al cancello del cortile dell’Accademia libica perché è stato vietato alla stampa di entrare nella sala per ascoltare cosa il Colonnello abbia mai da dire alle donne italiane. E le ragazze alle quali è stato detto rispondete sempre: “Non possiamo lasciare dichiarazioni”. E così il mistero su quanto accade lì dentro, cresce.
I tg e i quotidiani invasi dalle fotografie di tante hostess lasciate appositamente all’esterno, sotto al sole, per fare numero, per giunta con pochissima acqua e senza cibo per ore perché è tempo di Ramadan, per ore ad aspettare di poter entrare e sentire cosa ha da dire un dittatore, che poi di teologia non ne sa nulla. Come se venisse a parlarmi della Bibbia, Berlusconi al posto del Papa.

DENTRO la saletta da 100 posti e delle raccomandazioni: “è un incontro religioso quindi non ponete a Gheddafi domande sulla politica e sui rapporti con Berlusconi e neanche domande che si spingono oltre la discrezione islamica altrimenti verranno immediatamente censurate”, raccomandazioni date proprio da una delle tre ragazze, quella bionda e ben truccata con il velo nero, che è poi risultata sui media come una di quelle che si è convertita all’Islam in seduta stante. Fatto ben poco veritiero e ben più programmato poiché le ragazze occupavano già dall’inizio una posizione diversa rispetto a tutte le altre hostess.
Ore 15.15. Lui, Gheddafi, arriva con ore di ritardo, volto impassibile, occhiali scuri che non si è mai tolto, voce in sottotono e greve, borbotta ma non si sente, si sente solo la voce del traduttore che neanche sa parlare bene l’italiano.
Il dittatore stratega ha enunciato banalmente nozioni elementari sull’Islam, che chiunque può leggere aprendo una pagina di Wikipedia. Il discorso, molto lontano dal poter diventare un libero dibattito, non è stato benché minimamente accattivante, è risultato piuttosto noioso perché ha ruotato sempre e soltanto intorno ai tre concetti letti su tutti i giornali, gli unici che ha detto e ridetto continuamente:
1- “L’Islam deve diventare la religione dell’Europa”.
2- “L’Islam è l’unica religione vera, perché è la più giovane, Maometto è l’ultimo dei profeti, quindi è la più aggiornata e la più in linea con la società contemporanea”.
3- “Io e il mio amico Berlusconi abbiamo deciso che il popolo libico dovrà fondersi con il popolo italiano, venite in Libia e sposatevi con i nostri uomini libici!”
Nessuna delle hostess ha potuto ribattere che l’aggiornamento di cui parla risale al 600 d.C. e che comunque non si tratta di un software. Che lui e il suo amico non hanno a che fare con un allevamento di bestiame. Che la Libia non ha la libertà di religione e alla sua popolazione non viene offerta la possibilità di convertirsi. Che la maggior parte di loro che è lì ad ascoltarlo è soltanto perché è disoccupata. E il suo discorso non ha mai potuto trasformarsi in un dibattito perché Gheddafi non ha voluto rispondere quando da una delle hostess gli ha chiesto come considerasse le altre religioni poiché ha affermato che quella vera è solo la religione islamica. Cosa ne pensasse dell’entrata in Europa della Turchia. E cosa pensasse lui e la religione islamica dei tanti casi di lapidazione. Gheddafi, solo a quest’ultima domanda ha reagito tirandosi giù gli occhiali, come per guardare meglio chi avesse parlato e ha lapidario risposto: “No, non esiste”. E invece, intanto in questi giorni, siamo tutti con il cuore sospeso per Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna che rischia la lapidazione per aver fatto un figlio fuori dal matrimonio.
E poi di nuovo FUORI: ciò che emerge è che in Italia Gheddafi si fa accogliere da quelle hostess procacciate con un casting come da sua richiesta dall’agenzia Hostessweb, per 80 euro al giorno, chi porta un’amica ha un bonus di 20 euro e l’amica viene retribuita 64 euro. Lui paga per essere ascoltato. E le ragazze escono stringendo tra le mani una copia omaggio del Libro Verde, che non è un Corano originale ma la versione con la sua traduzione e interpretazione in italiano. E se ne infischia lui che per due giorni le hostess saranno sempre le stesse (di meno ma le stesse!) e il suo discorso sarà lo stesso. Un casting, l’unico metodo che attira l’attenzione degli italiani. Ci ha provato in passato Gheddafi a rivolgersi alle Università e alle Associazioni ma tutte le porte gli sono state chiuse. Il casting, stile Grande Fratello, quello no, funziona e gli consente di fare quella che sembra agli italiani “la sua sceneggiata di proselitismo islamico” mentre invece la messa-in-scena non serve che per un solo obiettivo: rivelare all’Islam e a tutto il resto del mondo che le giovani donne italiane si possono facilmente comprare per pochi euro. Che i cattolici si possono facilmente comprare con qualche euro e promessa in più. Che il governo italiano si presta a ogni imbarazzante richiesta per qualche miliardo di euro in gioco.
E quello che secondo me era il suo vero obiettivo è stato portato a buon fine: un affronto agli italiani, alle italiane, e alla nostra religione con il consenso dei nostri capi di governo.”

Ragazza sveglia di destra? Ragazza in gamba o giornalista cammuffata? a voi la risposta.

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